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06 marzo 2018

Mastite, 7 mosse per combatterla

È un'infezione che causa febbre e dolore al seno ed è quindi uno dei motivi più frequenti che può portare le neomamme ad abbandonare l'allattamento. Per questo è importante prevenire il disturbo con i giusti accorgimenti

Mastite, 7 mosse per combatterla

Dolore intenso al seno, febbre alta e malessere generale. Circa venti mamme su cento si trovano ad affrontare almeno una volta nel periodo dell’allattamento il disagio dovuto a una mastite. Questa infiammazione del seno rappresenta una delle difficoltà più impegnative per la neomamma che allatta, ma prevenire o sconfiggere il problema sul nascere si può, seguendo alcuni accorgimenti che ora vedremo insieme.

1. Poppate frequenti ed efficaci

Uno dei periodi più a rischio, per quanto riguarda la mastite, sono le prime sei settimane successive alla nascita del bambino. È in questa fase, infatti, che la mamma prende confidenza con il meccanismo dell’allattamento e il seno calibra la produzione sulla base della richiesta del neonato. Per evitare che si verifichino ingorghi, il seno deve essere sempre ben drenato, grazie a poppate frequenti ed efficaci. “L’allattamento funziona perfettamente quando è a richiesta: così, si evitano anche problemi come ingorghi e mastiti”, spiega Martina Carabetta, consulente professionale in allattamento (IBCLC) e presidente dell’associazione Latte&Coccole a Roma.

Ma cosa si intende quando si parla di allattamento a richiesta? È comunque opportuno lasciar trascorrere almeno un paio di ore tra una poppata e l’altra? “No, quando si allatta a richiesta, è il bambino stesso a guidare la mamma, mostrandosi interessato a poppare perché ha fame, sete, sonno, bisogno di conforto”, dice l’esperta. “Quindi, il seno viene offerto ai primi segnali di interesse del bebè. Nel puerperio, nell’arco delle 24 ore, il piccolo poppa spesso – circa 10-12 volte o più – garantendo così un’adeguata stimolazione del seno e un buon avvio dell’allattamento stesso. Non è opportuno cercare di allungare le pause tra una poppata e l’altra, come veniva suggerito in passato quando si diceva alle mamme di aspettare tre o quattro ore prima di attaccare nuovamente il piccolo. Se il bimbo succhia meno, ci sono maggiori probabilità che il seno si ingorghi.

E se il bebè è un dormiglione? “Se il piccolo dorme molto e fa poche poppate nei primissimi giorni dopo il parto, può essere necessario svegliarlo”, spiega Martina Carabetta. “In particolare, se fa meno di 8-10 poppate nelle 24 ore oppure se poppa con pause molto lunghe, di 3 ore o addirittura più, può essere il caso di incoraggiarlo offrendogli il seno”.

Allattare un neonato pigroConsigli su misura

2. Se c’è un ingorgo, intervieni subito

In caso di ingorgo, che si annuncia con un indurimento e/o indolenzimento del seno, è importante intervenire immediatamente, sia per risolvere il disagio, sia per evitare che la situazione possa peggiorare con la comparsa di una mastite. Oltre ad allattare spesso per svuotare bene il seno, la mamma potrà applicare impacchi caldi e umidi prima di far poppare il bimbo per aiutare la fuoriuscita del latte e alleviare il dolore. Per ridurre l’infiammazione, possono essere d’aiuto anche impacchi freddi, da effettuare dopo la poppata.

3. Stop alle ragadi

Le ragadi sono screpolature, tagli, lesioni di qualsiasi tipo che possono comparire sul capezzolo e causano un dolore molto intenso. Trattandosi di lesioni, rappresentano una potenziale porta d’ingresso per i germi e sono quindi un fattore favorente per la comparsa di mastite. Per evitare complicazioni, ma anche per risparmiare alla mamma un’esperienza tanto dolorosa – allattare deve essere piacevole! – è importante prevenire il problema facendo molta attenzione alla posizione, all’attacco al seno e alla suzione del bebè. “Una poppata gestita correttamente è, infatti, l’unico modo per prevenire o risolvere le ragadi”, sottolinea Martina Carabetta. “Durante la poppata, mamma e bambino devono essere entrambi comodi, pancia contro pancia, i corpi ben accostati. La bocca del bimbo deve essere ben aperta, come per uno sbadiglio, e comprendere buona parte dell’areola, mai solo il capezzolo. Mentre succhia, le guance devono gonfiarsi e il bimbo deve deglutire senza che si sentano schiocchi”.

Cosa fare se la poppata “sembra” perfetta, ma le ragadi non si risolvono? “Valutare una poppata corretta non è immediato”, commenta l’esperta. “Se la mamma sente male, non deve aspettare che la situazione si risolva da sola e non deve sopportare: il suggerimento è di rivolgersi al più presto a una figura competente in allattamento che possa aiutarla”.

PoppateVerifica che l'attacco sia corretto

4. Occhio all’igiene

Quando non ci sono problemi, non sono necessari accorgimenti particolari per l’igiene del seno, ma qualche attenzione in più diventa opportuna in caso di ragadi. “In presenza di lesioni, tre o quattro volte al giorno dopo la poppata, è opportuno lavare il capezzolo con la ragade con acqua tiepida e un sapone molto delicato”, spiega l’esperta. “Poi, bisogna asciugare con cura e delicatezza, eventualmente usando il phon a media temperatura tenuto a circa 30-40 centimetri di distanza dal seno”.

5. Parola d’ordine: riposo!

“Spesso le mamme si rendono conto che la mastite è arrivata dopo un periodo particolarmente intenso, in cui non sono mai riuscite a riposare”, dice la consulente professionale. “Magari hanno avuto ospiti, parenti in visita, che purtroppo non sempre sono di aiuto alla neomamma… Ecco perché, se la donna si accorge di essere molto stanca, di star facendo troppo, il suggerimento è di rallentare. La raccomandazione diventa ancora più importante se ci sono i primi segnali di una mastite: occorre fermarsi. Il riposo fa parte della ‘terapia’. La mamma dovrebbe mettersi a letto e allattare molto di frequente, facendosi aiutare per tutto il resto, ovvero la gestione di faccende domestiche, pasti, spesa, e così via. Con la febbre non si può certo chiedere a se stesse di arrivare dappertutto. Seguendo questi accorgimenti, in pochi giorni il momento di crisi si risolve”.

6. Mastite, bloccala sul nascere

E se nonostante gli accorgimenti precedenti, dovesse fare la sua comparsa una mastite? Come riconoscere il problema? “I segnali sono chiari: un seno è dolente e indurito e si verifica un rialzo della temperatura con febbre superiore a 38,5°, sintomi di tipo influenzale e malessere generale”, spiega lesperta. “In questo caso la prima indicazione è quella di continuare ad allattare spesso e riposare il più possibile. Se la febbre è molto alta e debilitante, la mamma potrà consultare il proprio medico per farsi prescrivere un farmaco antipiretico o antidolorifico. La maggior parte dei farmaci sono compatibili con l’allattamento e spesso si tratta di principi attivi che vengono utilizzati anche per il bambino in caso di bisogno”. Come per l’ingorgo, impacchi caldi e umidi possono aiutare la fuoriuscita del latte e attenuare il dolore.

Ricordiamo che anche in caso di mastite il latte è sempre perfetto per rispondere ai bisogni del bebè, quindi non è necessario interrompere le poppate, anzi per risolvere il problema può essere necessario intensificarne il ritmo per drenare bene il seno. “In caso di ingorgo o mastite, il miglior alleato della mamma è il suo bambino”, sottolinea lesperta. “Se però il bebè non poppa con sufficiente frequenza o in modo efficace, diventa opportuno svuotare il seno con un tiralatte o con la spremitura manuale”.

7. Quando serve una terapia antibiotica

In molti casi, mettendo in pratica le indicazioni precedenti, la situazione tende a migliorare e si risolve rapidamente, con la scomparsa del dolore e della febbre. Se però dopo 24-48 ore, non ci sono stati miglioramenti, è indispensabile rivolgersi al proprio medico, che prescriverà se necessario una terapia antibiotica, scegliendo un principio attivo compatibile con l’allattamento.

 

di Giorgia Cozza

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