Mamme adolescenti, come aiutarle ad accettare il nuovo ruolo?
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03 giugno 2019

Mamme adolescenti, come aiutarle ad accettare il nuovo ruolo?

Nonostante le maggiori difficoltà ad accogliere le esigenze del bebè e a riorganizzare i propri ritmi di vita, se supportate, possono costruire una buona relazione col loro piccolo

Mamme adolescenti, come aiutarle ad accettare il nuovo ruolo?

Sono giovani, a volte giovanissime. Si sono lasciate l’infanzia alle spalle da una manciata di anni e si preparano ad accogliere un bambino. Le future mamme adolescenti si trovano ad affrontare una situazione impegnativa ma, se sostenute adeguatamente, diventano madri in gamba, soddisfatte di sé e orgogliose del loro piccolo.

Serve un sostegno mirato

Le mamme adolescenti, che accolgono un figlio nella loro vita prima dei vent’anni, rappresentano, secondo i dati Eurostat del 2017, l’1,6% delle donne che diventano madri in Italia. “Future e neomamme giovanissime devono ricevere un’assistenza mirata: è fondamentale che siano accompagnate da professionisti esperti che le aiutino a prepararsi a questo nuovo ruolo e, una volta nato il bimbo, a rispondere ai suoi bisogni fisici ed emotivi in modo adeguato”, sottolinea Margherita Moioli, referente del SAGA, il Servizio di Accompagnamento alla Genitorialità in Adolescenza, attivo presso gli ospedali San Paolo e San Carlo di Milano. “Se ricevono il necessario supporto, anche le ragazze molto giovani hanno la possibilità di attivare le loro competenze e accudire al meglio il bimbo che è nato”. A fare la differenza in termini di benessere della futura mamma e del nascituro è proprio l’assistenza ricevuta. Se lasciata a se stessa, se non opportunamente seguita, per un’adolescente risulta difficilissimo vestire i panni di una madre. “C’è il rischio, nell’immediato, che non sia in grado di rispondere alle necessità di un bambino piccolo”, sottolinea l’esperta, “e sul lungo periodo che si trovi presto a vivere una nuova gravidanza, rendendo sempre più complicata la sua situazione personale e familiare”.

Giovanissima e incintaI consigli per affrontare l'attesa

La gravidanza come ricerca d’identità

Ma cosa c’è dietro una gravidanza accolta in una fase tanto precoce della vita? “A differenza di quanto si potrebbe pensare, nella maggior parte dei casi si tratta di gravidanze cercate in modo più o meno consapevole”, spiega Margherita Moioli. “Talvolta, la futura mamma adolescente ha cercato attivamente una gravidanza, più spesso ha accolto il rischio di rimanere incinta scegliendo deliberatamente di non utilizzare un metodo anticoncezionale. Perché questa scelta? Gli adolescenti usano il corpo per comunicare bisogni e disagi: è quello che succede, ad esempio, quando compare un disturbo alimentare o vengono messi in atto comportamenti a rischio, come guida pericolosa, abuso di alcol, uso di sostanze stupefacenti, e così via. Anche la ricerca inconscia della maternità è un messaggio, un segnale forte. Spesso esprime l’esigenza di prendere le distanze dalla famiglia di origine, perché problematica o percepita come tale, e corrisponde a un tentativo di ridefinizione dell’identità, a un desiderio di rinascita”.

Famiglie d’origine, preziose alleate

Se la gravidanza in età adolescenziale esprime in molti casi il bisogno più o meno consapevole di crearsi uno spazio tutto per sé, autogestito, è anche vero che l’arrivo di un bimbo rende necessariamente più stretto il legame con la famiglia di origine. “Quando la futura mamma è minorenne, la sua famiglia è chiamata a occuparsi di lei e del bambino e, se questo non è possibile, si devono attivare supporti esterni”, commenta Margherita Moioli. “Ma anche se la ragazza ha già raggiunto la maggiore età, i futuri nonni rappresentano figure importanti, spesso fondamentali in questa situazione. Ecco perché il nostro servizio coinvolge anche le famiglie di origine affinché collaborino per garantire il benessere di mamma e bambino. Cerchiamo di fornire alle nonne gli strumenti necessari per sostenere la futura mamma senza sostituirsi a lei, ma aiutandola a entrare nel ruolo di madre”.

Un rapporto da costruire gradualmente

Il legame tra madre e figlio inizia prima della nascita, quando la futura mamma fa spazio nel suo corpo e nella sua mente per il bimbo che nascerà e il piccolo è in ascolto, recettivo nei confronti delle parole e delle carezze che lo raggiungono attraverso il pancione. “Le future mamme adolescenti devono essere aiutate in questo senso perché faticano a immaginare il bambino che cresce nel loro grembo, sono meno proiettate su di lui e i suoi bisogni”, spiega Margherita Moioli. “Ed  è normale che sia così, dato che alla loro età sono ancora impegnate a scoprire e conoscere i loro stessi bisogni, fisici ed emotivi. Gli esperti del nostro ambulatorio le aiutano a ‘realizzare’ che c’è un bimbo in arrivo, le incoraggiano a impegnarsi per il suo benessere, ad esempio, rinunciando al fumo, evitando di consumare alcolici e non mangiando salumi se recettive alla toxoplasmosi. Favorendo il contatto con il bimbo che cresce nel pancione, si gettano le basi della relazione che li unirà”.

Dopo la nascita, un tempo per imparare

Quando arriva un bambino, c’è bisogno di un po’ di tempo per imparare a sintonizzarsi con lui e riorganizzare i propri ritmi. Le neomamme giovanissime possono contare su una grande energia fisica, che è un aiuto prezioso, ma devono fare i conti con un po’ di fatica psicologica in più, perché per loro è molto difficile mettere in secondo piano i propri bisogni per provvedere a quelli del bambino. “Durante l’adolescenza si è molto ‘centrati’ su se stessi, è normale” sottolinea Margherita Moioli. “Quando un’adolescente è chiamata ad assumersi la responsabilità di un neonato e deve cambiare le sue abitudini – ad esempio, non può più dormire come prima – è assolutamente importante che si senta incoraggiata”.

Un impegno da valorizzare

Trascorso il primo periodo dopo la nascita, le mamme adolescenti in genere riprendono la scuola o il lavoro, per cui la mattina sono lontane dal bambino, ma quando tornano, proprio grazie al surplus di energie dovuto alla giovane età, sono in grado di dedicarsi completamente a lui e occuparsene finché alla sera non arrivano i nonni, o il compagno, a dare una mano. “È una situazione impegnativa, una quotidianità molto diversa da quella delle coetanee e l’impegno della neomamma deve, appunto, essere valorizzato”, commenta l’esperta. “È importante che sia consapevole della fatica, ma anche della bellezza di quello che fa. Deve realizzare che le sue rinunce sono utili, che lei sta facendo qualcosa di importante per far crescere il suo bambino. Deve sentire di essere una brava mamma ed essere fiera di se stessa”.

Mamme adolescenti, un team di esperti per aiutarle

Tutte le madri dovrebbero poter contare su una rete di sostegno, ma questo diventa ancor più importante se la mamma è giovanissima. “Il nostro servizio presso gli ospedali San Paolo e San Carlo di Milano accompagna mamma e bimbo dopo la nascita, con un team di neuropsicomotricisti, medici e psicologhe, per aiutare la neomamma a entrare nel suo nuovo ruolo e per vigilare sul benessere del bambino”, spiega Margherita Moioli. “Nel corso dei mesi, spieghiamo alle mamme adolescenti le tappe di sviluppo del bambino, affinché possano fornirgli stimoli adeguati. Se supportate, tutte sviluppano una buona sensibilità verso i bisogni del loro piccolo”.

Se nella propria città non c’è un servizio dedicato alle mamme giovanissime, è comunque opportuno rivolgersi al Consultorio cittadino per chiedere informazioni e suggerimenti pratici.

Una mamma e un bimbo che crescono insieme

Il periodo più impegnativo per una mamma giovanissima è quello dei primi mesi, in cui deve entrare nel suo nuovo ruolo e adattarsi alle esigenze del suo bambino. “Ma chi parte bene, poi procede senza particolari difficoltà”, rassicura l’esperta. “Il nostro servizio accompagna le mamme fino al secondo compleanno del bambino: a quel punto sappiamo che se la caveranno egregiamente. La maggior parte delle mamme adolescenti che abbiamo seguito in questi dodici anni si è costruita una bella famiglia, in molti casi è arrivato un secondo figlio, ma più avanti, inserendosi in un progetto di vita costruito con maggior consapevolezza”. A riprova del fatto che una futura mamma giovanissima non può essere lasciata sola ad affrontare l’esperienza della maternità, ma se accompagnata e sostenuta, può fare di questa esperienza un’opportunità preziosa di crescita e maturazione personale.

 

di Giorgia Cozza

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