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26 settembre 2018

Legionellosi: le attenzioni per proteggersi

Nessun rischio specifico per le mamme, ma ci vuole prudenza  

Legionellosi: le attenzioni per proteggersi

Le notizie delle ultime settimane sui casi di legionellosi in Lombardia preoccupano la popolazione e generano mille dubbi. Le mamme si preoccupano in primo luogo per i loro bimbi, ma anche quelle che portano ancora il loro piccolo nel pancione o hanno partorito da poco hanno bisogno di informazioni chiare. Ecco i consigli di Maria Luisa Ricci, responsabile del Laboratorio Nazionale di Riferimento per le legionelle dell’Istituto Superiore di Sanità.

Legionellosi: tipo di malattia e trasmissione

“È una polmonite provocata dai batteri appartenenti alla famiglia delle legionelle, che conta una cinquantina di specie diverse. Oltre il 90% dei casi è imputabile alla Legionella pneumophila”, spiega l’esperta. “Questi microrganismi sono presenti in natura in bassa concentrazione nell’acqua dolce: fiumi, laghi, pozzi , sorgenti termali e nelle falde acquifere da cui arrivano alle acque condottate delle città. Da qui giungono agli impianti idrici degli edifici, dove trovano condizioni favorevoli per la proliferazione”.

Non è bevendo l’acqua contaminata che ci si infetta, ma inalando l’aerosol, cioè le goccioline di liquido che si diffondono nell’aria quando l’acqua viene nebulizzata. “Potenziali fonti di infezione, per esempio, sono l’aerosol generato dal getto caldo della doccia, vasche idromassaggio, gli autolavaggi, gli impianti di irrigazione di campi o giardini, le fontane ornamentali, i condizionatori d’aria di alberghi e altre grandi strutture, i vaporizzatori d’acqua usati negli ultimi tempi per rinfrescare i tavolini all’aperto di alcuni locali nelle giornate più calde”, prosegue Ricci. “Il rischio è maggiore quanto più è contaminato l’aerosol e quanto più dura l’esposizione”.

È importante chiarire che l’infezione non si trasmette da persona a persona, quindi non si può essere contagiati dal contatto o dalla vicinanza di persone ammalate. Nessuno ha “portato la malattia” in Italia: i batteri che la provocano sono da sempre diffusi nell’ambiente naturale. Si verificano focolai epidemici, cioè più casi che si manifestano nella stessa area, quando diverse persone sono esposte alla stessa fonte locale di infezione, per esempio a causa della contaminazione accidentale di un impianto idrico, in genere torri di raffreddamento.

LegionellaE i bambini?

Le donne in gravidanza sono a maggior rischio di legionellosi?

“Le statistiche ci dicono che la legionellosi colpisce soprattutto anziani, persone immunodepresse, con patologie croniche, con l’abitudine al fumo e al consumo di alcolici”, prosegue Ricci, “e i lavoratori esposti a potenziali fonti di contagio: operai che fanno manutenzione nelle torri di raffreddamento, idraulici, vigili del fuoco, operatori ecologici. I casi di giovani ammalati sono davvero pochi e di solito si tratta di pazienti con malattie croniche concomitanti”.

Le difese immunitarie della donna in gravidanza sono fisiologicamente più basse per non arrecare danni al nascituro. “Ciò nonostante, non possiamo considerare le future mamme una categoria a rischio. Le statistiche ci dicono che un’infezione in gravidanza è un’eventualità estremamente rara. Naturalmente è giusto adottare delle precauzioni se nella zona dove abita la futura mamma è in atto un focolaio di legionellosi, ma senza vivere nella paura”, prosegue.

Bisogna fare attenzione solo a quelle mamme che scelgono di fare il parto in acqua. “Solo in quel caso c’è un rischio, per il nascituro”, spiega l’esperta. “Alcuni casi di legionellosi sono stati infatti documentati in neonati nati con tale modalità. Se la mamma dovesse fare la scelta del parto in acqua, deve accertarsi che l’acqua nella vasca sia adeguatamente pulita e soprattutto disinfettata. Deve richiedere il monitoraggio dell’acqua, che deve essere priva di legionella”.

Non risulta che un’infezione da legionella comporti rischi specifici in gravidanza per la donna o per il nascituro, ma certamente una polmonite grave è dannosa per entrambi. “Le polmoniti da legionella si curano con antibiotici delle famiglie dei macrolidi e dei chinoloni”, continua Maria Luisa Ricci. “Somministrati per via orale se la situazione non è grave, per via endovenosa nei casi più seri. In gravidanza, se dovessero essere necessari, possono essere somministrati sotto attento controllo medico, valutando rischi e benefici nella situazione specifica della paziente”.

In che modo si può prevenire l’infezione

“Chi vive in una zona dove è stato segnalato un focolaio di legionellosi, deve osservare alcune accortezze per limitare il rischio di infezione”, spiega Ricci. “Può continuare a bere senza problemi l’acqua di rubinetto, ma non è il caso di utilizzarla per riempire il serbatoio dell’umidificatore. Inoltre, deve pulire con attenzione con prodotti anticalcare e igienizzare frequentemente con varechina i soffioni delle docce e i rompigetto dei rubinetti e tenere ben puliti i filtri dei condizionatori d’aria, anche se di solito i piccoli condizionatori per la casa non sono un problema. A chi va in albergo o in un appartamento che non viene utilizzato da tempo, consiglio di aprire la finestra del bagno, chiudersi naso e bocca anche con una mascherina e lasciar scorrere l’acqua della doccia alla massima temperatura per qualche minuto aspettando in un’altra stanza, così da eliminare eventuali raccolte di acqua contaminata nei tubi evitando di inalarne l’aerosol. L’acqua fredda, sotto i 20°, e quella molto calda, maggiore di 55-60°, sono sicure”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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