Gambe dopo il parto: sorvegliate speciali | Io e il mio bambino
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26 aprile 2018

Gambe dopo il parto: sorvegliate speciali

Nelle 4-6 settimane successive alla nascita bisogna dedicare particolare attenzione alla circolazione sanguigna negli arti inferiori, adottando uno stile di vita sano e segnalando al medico eventuali sintomi

Gambe dopo il parto: sorvegliate speciali

Si sa che durante l’attesa, specie nelle ultime settimane, le gambe possono gonfiarsi, formicolare, dare fastidio. Colpa degli ormoni che rilassano le pareti delle vene e del peso del pancione che comprime i vasi del bacino. Non è detto, però, che la nascita del bimbo risolva immediatamente il problema. Anzi, nelle settimane successive al parto bisogna fare particolare attenzione ad alcuni campanelli di allarme per prevenire l’instaurarsi di una malattia venosa cronica ed eventi più rari, ma temibili, come la trombosi venosa profonda.

In gravidanza il sangue è fisiologicamente più fluido,  diluito. Dopo il parto torna a concentrarsi. Inoltre, si arricchisce di fattori che promuovono la coagulazione. È un meccanismo naturale che ha la funzione di proteggere la neomamma dall’eventualità di un’emorragia al distacco della placenta, ma di contro aumenta il rischio di coaguli nei vasi periferici. Questi fenomeni si sommano al fatto che le pareti delle vene sono ancora dilatate in conseguenza della gravidanza. Se in più la neomamma ha precedenti familiari di varici o trombofilia e ha passato i trent’anni, non può permettersi di trascurare la salute delle gambe.

La malattia venosa cronica: conoscerla per prevenirla

Da una certa età in poi, l’80% delle donne sperimenta fastidi più o meno marcati alle gambe: gonfiore e pesantezza, soprattutto alla sera, la presenza di capillari dilatati visibili attraverso la pelle, crampi e formicolii. Sono i sintomi iniziali di malattia venosa cronica.

“È una patologia causata da disfunzioni nei meccanismi di ritorno del sangue dalla periferia verso il cuore”, spiega Angelo Santoliquido, responsabile dell’Unità di Angiologia del Policlinico Gemelli di Roma.
“Nelle vene degli arti inferiori, il sangue deve compiere un percorso contro la forza di gravità, possibile grazie al meccanismo della pompa plantare, cioè alla spinta dei muscoli della pianta del piede e del polpaccio.

Già a partire dai trent’anni, complici gli ormoni della gravidanza, la sedentarietà, il sovrappeso e la predisposizione genetica, le pareti delle vene possono cominciare a perdere elasticità e le valvole a dilatarsi. Se viene trascurata, la situazione può progredire con la formazione di vene varicose, edemi e l’aumento del rischio di trombosi, perché il rallentamento del flusso sanguigno favorisce la formazione di coaguli”.

Per prevenire o bloccare il disturbo sul nascere bisogna intervenire sullo stile di vita. Il modo migliore per sostenere la circolazione negli arti inferiori è attivare la pompa plantare camminando, correndo, facendo aerobica o acquagym. Chi per ragioni di lavoro o impegni quotidiani è costretta a rimanere a lungo seduta o ferma in piedi, dovrebbe prendersi una breve pausa ogni ora e muovere qualche passo, o camminare sul posto sollevandosi sulle punte ritmicamente.

“L’attività fisica aiuta anche a mantenere o recuperare il peso forma, evitando il sovrappeso che è un fattore di rischio per la malattia venosa”, dice Santoliquido. “Per la stessa ragione, la dieta deve essere bilanciata e ricca di frutta e verdura, che contengono vitamine e sali minerali preziosi per la salute dei vasi sanguigni. Da contenere invece gli zuccheri semplici, i grassi saturi e il sale, che favoriscono ritenzione idrica e processi infiammatori”.

Qualche consiglio per l’estate in arrivo

Con la bella stagione alle porte e la prospettiva di partire in vacanza è richiesta qualche accortezza in più. “Fare il bagno in mare e camminare con le gambe immerse in acqua sono attività benefiche per la circolazione”, dice l’angiologo. “Attenzione invece ai bagni di sole e alla sabbia calda: le temperature elevate dilatano i vasi sanguigni e possono peggiorare la situazione. Da evitare anche i tacchi molto alti e gli indumenti che comprimono le gambe. Massaggi e docce fresche sono d’aiuto. Per l’epilazione meglio ricorrere a creme o cerette a freddo”.

Chi deve affrontare un lungo viaggio in macchina, treno o aereo deve programmare brevi soste o alzarsi per sgranchire le gambe di quando in quando e bere molta acqua per prevenire la disidratazione. Meglio evitare di sedere a lungo con le gambe incrociate. Un rimedio rapido per sgonfiare le gambe è distendersi sollevando i piedi più in alto del cuore, sostenendoli con un cuscino sistemato sotto le ginocchia e non sotto le caviglie, dove potrebbe ostacolare il ritorno venoso.

I rimedi mirati: dalle calze elastiche ai farmaci

In presenza di sintomi evidenti come gonfiore, formicolio e crampi è opportuno rivolgersi al medico di famiglia per una prima consulenza. “Se la situazione lo richiede, sarà il dottore a prescrivere la visita da un angiologo”, dice Santoliquido. “Raccogliendo l’anamnesi della paziente e con l’aiuto dell’eco-doppler, lo specialista valuterà le sue condizioni ed eventualmente prescriverà una terapia”.

Un primo intervento utile è l’utilizzo delle calze elastiche graduate, che sostengono i vasi sanguigni delle gambe correggendo la loro perdita di elasticità e aiutano a prevenire il gonfiore senza ostacolare la circolazione. Se l’angiologo lo ritiene opportuno, c’è poi la terapia farmacologica. Medicinali e dosaggi devono essere stabiliti valutando rischi e benefici in funzione dell’allattamento al seno.

La trombosi profonda, conseguenza estrema della malattia venosa cronica, è un’evenienza rara, ma la probabilità che si verifichi nel puerperio aumenta da 5 a 10 volte rispetto alle altre fasi della vita, soprattutto se il bimbo è nato con parto cesareo e se in gravidanza la mamma ha sofferto di ipertensione o preeclampsia. I segnali d’allarme specifici che richiedono una visita urgente sono l’improvviso gonfiore a una sola gamba, dolore, arrossamento e febbre. Nei casi a rischio elevato di trombosi, sia in gravidanza che nel post partum si ricorre di solito alla somministrazione di eparina a basso peso molecolare, compatibile con l’allattamento al seno.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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