Diastasi addominale: se la pancia non torna a posto
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08 maggio 2019

Diastasi addominale: se la pancia non torna a posto

Noti un cedimento sospetto dei muscoli dell’addome che, anche a distanza di mesi dalla nascita del bebè, non “rientra”? Allora, serve la valutazione di un esperto

Diastasi addominale: se la pancia non torna a posto

Elena ha 36 anni e due bimbi, che ha dato alla luce con parto spontaneo, a quattro anni di distanza uno dall’altro. “Dopo la seconda gravidanza mi sono resa conto che la mia pancia non stava tornando come prima: avevo una specie di palloncino, tanto che alcuni mi chiedevano se fossi di nuovo incintaFacendo esercizi con i muscoli addominali notavo una strana protuberanza. Il mal di schiena mi accompagnava ogni giorno, soffrivo di incontinenza urinaria e avevo problemi di stabilità del bacino. Mi sono rivolta a tanti medici, ma nessuno prendeva seriamente i miei disturbi. Pensavano che esagerassi, che il mio fosse solo un inconveniente estetico”. Invece il problema della giovane mamma era reale e potenzialmente invalidante: la diastasi dei muscoli retti, o diastasi addominale. Le è servito del tempo per avere la diagnosi corretta e risolverlo chirurgicamente.
Forte della sua esperienza, Elena Albanese ha fondato un gruppo su Facebook e poi l’Associazione Diastasi Donna ODV (www.diastasidonna.it) per informare le altre mamme e fornire indicazioni per prendere contatto con gli specialisti in grado di aiutarle.

Che cos’è la diastasi addominale

Durante la gravidanza, le due fasce muscolari longitudinali dell’addome, i retti addominali, si divaricano per consentire l’aumento di volume del pancione. Normalmente, dopo il parto tornano a posto. “Ma il loro riposizionamento non è immediato. L’assetto dei muscoli addominali impiega qualche mese per tornare alle condizioni precedenti l’attesa”, spiega Alessio Caggiati, direttore dell’Unità Operativa Complessa di chirurgia estetica dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma. “Nel 70% dei casi ciò avviene entro un anno dal parto. Nel 30% le due fasce muscolari rimangono divaricate e si stabilizzano così. È la cosiddetta diastasi dei retti, che può essere più o meno grave a seconda della distanza che rimane tra i muscoli: da un minimo di 2-3 centimetri, che di solito non causa disturbi e non richiede alcun intervento, a divaricazioni maggiori, che devono essere corrette per via chirurgica perché, oltre al danno estetico, comportano un maggior rischio di ernia e prolasso: gli organi interni non sono adeguatamente contenuti e chi ne soffre sperimenta problemi intestinali, dolore, gonfiore, difficoltà di deambulazione, inefficacia dei muscoli dell’apparato urinario e quindi incontinenza. Inoltre, ne risentono i muscoli della schiena, che non sono più bilanciati”.

Perché succede

All’origine del problema possono contribuire diversi fattori. Innanzi tutto c’è la predisposizione genetica. “Un deficit di collagene che rende i tessuti connettivi più deboli”, spiega il chirurgo. “Sono a maggior rischio le mamme di gemelli e chi ha guadagnato troppo peso durante la gravidanza”.
Attenzione poi a non sforzare i muscoli addominali durante l’attesa o nell’immediato post partum. “Durante l’attesa, bisogna adottare posture corrette e prestare attenzione ai movimenti, quando ci si china e ci si alza, quando si solleva un peso, per non sovraccaricare gli addominali”, avverte Emanuela Antonini, ostetrica libera professionista di Roma. “Cautele anche quando si va al bagno. L’ideale è andare nel momento in cui si avverte lo stimolo e non rimandare, per evitare che le feci si induriscano e che si debba spingere a lungo, caricando di pressione i muscoli addominali. Per la stessa ragione è utile bere una quantità adeguata di liquidi, così che le feci si mantengano morbide. Infine, l’ideale è tenere i piedi poggiati su un rialzo, per mantenere un angolo di circa 35° tra il torso e le gambe e facilitare l’evacuazione, in posizione di squat”.
Anche le modalità del parto influiscono sul rischio di diastasi. “Nella classica posizione litotomica, distesa supina sul lettino con le gambe sollevate, la pressione sugli addominali è maggiore e il pavimento pelvico non si distende”, spiega Antonini.

Accortezze dopo il parto

Dopo la nascita del bimbo, alcune accortezze possono aiutare i muscoli retti a riavvicinarsi o, quanto meno, a non divaricarsi ulteriormente. “Nelle prime settimane la neomamma può indossare per qualche ora al giorno una fascia elastica che la aiuti a contenere l’addome, soprattutto quando sta in piedi e tiene il bimbo in braccio”, dice Federica Crivellaro, fisioterapista di Torino. “La fascia, però, non va indossata in continuazione, perché impedirebbe il recupero del tono muscolare. Attenzione poi alla posizione in cui si allatta, che deve essere confortevole. La donna non deve avvertire pressione all’addome”.
Anche la postura va curata. “Tante donne dopo il parto continuano a camminare come quando avevano il pancione”, prosegue, “mentre è meglio per la schiena e per il bacino riacquistare l’andatura precedente la gravidanza”. Se a distanza di un anno dal parto i retti addominali sono ancora divaricati, ormai la situazione è stabile e non può essere corretta con la dieta o la fisioterapia. “C’è solo la chirurgia”, dice Caggiati.

A chi rivolgersi

Ti riconosci nei sintomi descritti? Sul sito dell’Associazione Diastasi Donna troverai un test di autovalutazione per avere qualche indizio in più. Se ritieni di avere un problema, comunica i tuoi sospetti al medico di fiducia o al ginecologo. “Di solito per avere conferma della divaricazione dei muscoli viene prescritta un’ecografia della parete dell’addome”, dice Elena Albanese.
E se fosse necessario un intervento di addominoplastica? Sul sito dell’Associazione troverai anche la lista delle strutture pubbliche a cui puoi rivolgerti. “Non è incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza”, spiega Albanese, “dunque non tutte le Regioni lo offrono al costo del ticket. Alcune lo offrono solo nei casi più gravi, quando la distanza tra le fasce muscolari è superiore a 5 centimetri, altre a 10 centimetri, o solo in presenza di ernie, ed escludono persone che sono in condizioni patologiche, con danni funzionali e non solo estetici. Si può ricorrere al privato, ovviamente, ma con costi elevati”.

Un altro sito utile per verificare se la tua regione eroga gratuitamente l’intervento di addominoplastica in SSN è quello dell’associazione Diastasi Italia ODV.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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