Depressione post-partum, un sms ti aiuterà | Io e il mio bambino

16 luglio 2015

Depressione post-partum, un sms ti aiuterà

Depressione post-partum, un sms ti aiuterà

È un’idea che, ancora una volta, viene dall’America e per la precisione da un team di psicoterapeuti della Saint Louis University, esperti in terapia cognitivo-comportamentale, che si sono posti il problema di come supportare in modo capillare ed economico la cura della depressione post-partum (DPP), una patologia molto diffusa tra le neomamme (con percentuali dal 13% al 20%), che ha gravi conseguenze sia per la madre sia per il piccolo. Ne è nata un’esperienza il cui resoconto è stato pubblicato lo scorso marzo sulla rivista scientifica “JMIR Mental Health”.

L’idea è questa: tra una seduta di psicoterapia e l’altra, mandare alla paziente sms appositamente studiati che la facciano sentire costantemente seguita, meno sola, che siano un aiuto aggiuntivo, e a domicilio, alla consulenza psicologica in atto. Tra il 2012 e il 2014 i ricercatori hanno condotto un progetto chiamato “Happy Mothers, Healthy Families”, rivolto a un campione di madri poco abbienti, prevalentemente afroamericane, con alto rischio di sviluppare DPP e difficoltà a sostenere terapie a lungo termine. 58 neomamme, per un periodo di 6 mesi, hanno ricevuto ogni settimana 4 sms.

messaggi previsti dal progetto sono di tre tipi: informativo (“I bambini dovrebbero essere visitati dal dottore a 2 settimane, a 1 mese, a 2, 4, 6, 9 e 12 mesi. Chiama il XXX per prendere un appuntamento”), motivazionale e di supporto (“Il riconoscimento per ciò che facciamo per gli altri può essere desiderabile, ma non è mai assicurato. Festeggia ogni tuo risultato personale, grande e piccolo”) e cognitivo-comportamentale (“Concentrarsi su quello che dovrebbe o potrebbe essere esaurisce le energie; concentrati su quello che puoi ottenere. Cosa vuoi realizzare? Qual è il primo passo?”).

risultati sono stati soddisfacenti per il team: nel sondaggio condotto a fine ricerca, l’89% delle neomamme ha dichiarato di aver apprezzato aspetti del progetto come la facilità di fruizione, l’influenza alla motivazione e al cambiamento, la possibilità di essere richiamate dal team. La comunicazione quotidiana ha rafforzato il legame con i terapeuti, aiutando le donne a sentirsi confortate, meno isolate, più capaci di gestire i propri sintomi.

Si tratta di un lavoro di supporto che va a integrare una terapia specifica in atto”, commenta Roberta Anniverno, psichiatra del Centro Psiche Donna dell’Ospedale Macedonio Melloni di Milano. “Per la neomamma diventa un rinforzo, un richiamo in più ad avere attenzione per se stessa, e quindi è molto prezioso. I messaggi sono di vari tipi ma sempre coerenti con l’intervento di tipo cognitivo-comportamentale: intendono dare suggerimenti su come agire e conferme sul piano emotivo. Lanciano stimoli importanti, come organizzare la vita quotidiana, avere maggiore autostima… certo, da soli gli sms non servono a molto, ma inseriti in un circuito di questo tipo diventano estremamente efficaci”.

Continua la psichiatra: “Trovo molto positivo che una percentuale così alta di donne dichiari di voler essere richiamata dal team: è un segnale di apertura, che indica la volontà di uscire dalla depressione. Progetti come questo, inoltre, riescono a coinvolgere una parte di popolazione difficilmente raggiungibile e anche questo è un dato interessante. Non mi riferisco soltanto a problemi economici, quanto anche geografici: in grandi Paesi, come gli Usa o l’Australia, sono sempre più frequenti iniziative di questo tipo, che colmano le grandi distanze esistenti tra i cittadini e i centri sanitari proprio attraverso strumenti offerti dalla tecnologia digitale: app, libri on line… A noi, che abbiamo un approccio culturale diverso e siamo abituati a guardarci in faccia tra paziente e terapeuta, la cosa può sembrare un po’ strana, ma da loro questi sono progetti sempre più utilizzati… e utili”.

Esclude che in Italia questo approccio possa avere un futuro? “Niente affatto: a me, nell’esercizio della libera professione, capita di ricorrere a sms o whatsapp per comunicazioni e aggiornamenti con i pazienti: anche spedire un messaggino o una foto a volte è di grande aiuto, e incrementa molto la relazione terapeutica. Certo, bisogna saper maneggiare questi nuovi strumenti nei modi opportuni, dedicando loro i giusti tempi, ma io li trovo già ora un aiuto prezioso per accompagnare una psicoterapia. Iniziative come queste, basate su un uso competente delle nuove tecnologie, a mio parere vanno incoraggiate, perché permettono di raggiungere più persone che soffrono”.

Elisabetta Zamberlan

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