Vaccinazioni: nonni e familiari in prima linea. I consigli degli esperti

16 ottobre 2019

Vaccinazioni: nonni e familiari in prima linea

Ecco perché gli esperti raccomandano di immunizzare le persone anziane, e a maggior ragione i nonni a contatto con i nostri figli, contro influenza, polmonite, pertosse e fuoco di Sant’Antonio

Vaccinazioni: nonni e familiari in prima linea

Bambini, genitori, nonni… la famiglia è un ecosistema in cui la salute di uno è strettamente legata a quella degli altri. E se un virus o un batterio invade l’ecosistema e circola senza trovare barriere a ostacolarlo, chi ne paga le conseguenze sono i membri più vulnerabili della famiglia: i piccoli e gli anziani. Ecco perché, con l’approssimarsi della stagione influenzale, gli esperti raccomandano di immunizzare tutti gli adulti di 65 anni o più. E non solo contro l’influenza. È l’occasione giusta per ricordare l’importanza di altre vaccinazioni per la terza età: quella contro lo pneumococco, responsabile di pericolose bronchiti e polmoniti, contro la pertosse, fastidiosa per l’anziano e pericolosissima se trasmessa al nipotino appena nato, e quella contro il fuoco di Sant’Antonio, una malattia dolorosa provocata dalla riattivazione del virus della varicella quando le difese immunitarie si indeboliscono per l’età.

Influenza: spezzare la circolazione del virus

“È un classico: i nipotini la prendono all’asilo dai compagni, rimangono a casa da scuola febbricitanti, affidati alle cure dei nonni perché mamma e papà devono lavorare, e così in breve anche i nonni si ammalano”, dice Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Galeazzi di Milano. “E se la fascia d’età più colpita dall’influenza è quella dei bambini, chi risente maggiormente delle complicanze sono gli anziani”. Ecco perché il calendario vaccinale italiano prevede l’offerta gratuita della vaccinazione antinfluenzale a tutte le persone di 65 anni o più, indipendentemente dallo stato di salute, oltre che alle persone affette da malattie croniche.

“Nell’anziano l’influenza è tutt’altro che un’infezione banale”, osserva Paolo Bonanni, ordinario di Igiene dell’Università di Firenze e coordinatore scientifico del Calendario per la Vita. “Colpisce diversi organi e apparati: riacutizza l’enfisema e la bronchite cronica, accresce il rischio di infarto e di sovrainfezione batterica dei polmoni”.

Il vaccino quadrivalente non adiuvato somministrato ai bambini e agli adulti under 65 anni non è indicato per gli anziani. “Per loro, che hanno le difese immunitarie meno reattive di quelle dei giovani, è indicato il vaccino trivalente adiuvato che, oltre agli antigeni virali, contiene MF59, un potenziatore della risposta immunitaria”, spiega Bonanni.

Il vaccino, che cambia formulazione ogni anno e quindi va somministrato nuovamente, è disponibile dal mese di ottobre negli ambulatori dei medici di medicina generale e nei centri vaccinali delle ASL. Agli adulti è sufficiente una singola dose per essere immunizzati per tutta la stagione epidemica.

Pneumococco: la minaccia più seria per gli anziani

“Quella da pneumococco è un’altra infezione che classicamente i bambini trasmettono ai nonni, perché la vaccinazione nell’infanzia non è obbligatoria e i piccoli non vaccinati, oltre ad ammalarsi essi stessi, possono ospitare il batterio nella mucosa nasale e trasmetterlo da portatori sani”, spiega Pregliasco. “E se nei bambini lo pneumococco provoca più frequentemente otiti e bronchiti, nell’anziano è responsabile soprattutto di pericolose polmoniti e sepsi”.

Lo Streptococcus pneumoniae, comunemente noto come pneumococco, è responsabile del 30-50% di tutti i casi di polmonite. In Italia nel 2016 ha provocato quasi 11mila decessi, per il 97% nella fascia d’età dai 65 anni in su. “Nell’anziano, ancor più se soffre di qualche patologia cronica, può provocare insufficienza respiratoria e accresce il rischio di infarto”, dice Bonanni.

Il vaccino è disponibile tutto l’anno e gratuito per chi ha 65 anni o più. “Di solito i medici lo ricordano in occasione della campagna vaccinale anti-influenzale per praticità, perché le due vaccinazioni si possono effettuare nella stessa seduta”, spiega Bonanni. “Si può richiedere all’ambulatorio del medico di medicina generale o al centro vaccinale dell’ASL. La prassi, per gli anziani, prevede una prima somministrazione di vaccino 13-valente coniugato e una seconda di vaccino polisaccaridico 23-valente a una distanza non inferiore alle 8 settimane, meglio se dopo un anno. Al momento non sono previsti richiami nel tempo”.

Vaccini in calendario per i bambiniLe scadenze da ricordare

Pertosse: proteggere i nonni e fare bozzolo intorno ai più piccoli

La pertosse o tosse convulsa, causata dal batterio Bordetella pertussis, è estremamente contagiosa ed è una malattia che ritorna: non conferisce immunità permanente e nel corso della vita di norma viene contratta più volte. Anche la vaccinazione fatta da bambini perde efficacia col passare degli anni e gli adulti sono esposti al rischio di contagio. Mentre però per gli adulti giovani e sani non comporta particolari rischi e spesso non viene neppure diagnosticata, ma confusa con una più banale infezione para-influenzale, nel bambino piccolo e nell’anziano è potenzialmente molto pericolosa.

“I bambini ricevono la prima dose di vaccino nel terzo mese di vita. Fino ad allora sono suscettibili e, se gli adulti che si occupano di loro sono ammalati e li contagiano, rischiano la vita”, avverte Bonanni. “Per questa ragione raccomandiamo alle donne in attesa di vaccinarsi contro la pertosse nel terzo trimestre, così da trasmettere l’immunità al nascituro e proteggerlo nelle prime settimane di vita, in attesa che possa essere vaccinato in prima persona. Per maggior sicurezza, è consigliabile che anche il papà, i nonni, i familiari più stretti che si prenderanno cura del piccolo formino una barriera protettiva intorno a lui rinnovando la vaccinazione”.

Anche per l’anziano la pertosse non è un’infezione banale. “Provoca una bronchite con tosse forte e persistente, che può durare fino a 3-4 settimane e debilita il fisico, esponendolo al rischio di complicanze”, spiega Bonanni. “Ecco perché il calendario vaccinale prevede l’offerta gratuita del vaccino antidifterite-tetano-pertosse ogni dieci anni per tutto il corso della vita e il Ministero lo raccomanda fortemente dai 65 anni in su”.

Il fuoco di Sant’Antonio: la “vendetta” della varicella

“L’infezione da Herpes zoster è nota con questo nome perché è dolorosa come il fuoco”, dice Paolo Bonanni. “Si manifesta negli anziani e nelle persone che hanno le difese immunitarie indebolite, che nel corso della loro vita hanno contratto la varicella. Il virus, infatti, dopo l’infezione primaria rimane latente nei gangli nervosi e può riesplodere avanti con gli anni, provocando manifestazioni cutanee infiammatorie, con vescicole e bruciore intenso”.

Oggi, secondo studi sieroepidemiologici a livello europeo, più del 90% degli adulti, nati prima che entrasse in uso la vaccinazione anti-varicella, ha contratto l’infezione negli anni dell’infanzia ed è quindi suscettibile al rischio di Herpes zoster. “Il fuoco di Sant’Antonio colpisce la metà di tutti gli adulti che vivono fino a 85 anni e spesso dà luogo a una forma fortemente debilitante: la nevralgia post-erpetica, che può durare fino a un anno, può colpire gli occhi e dare cecità e predispone all’ictus”, avverte Bonanni. “Inoltre, il contatto con le vescicole del fuoco di Sant’Antonio può trasmettere la varicella in forma primaria al bambino non vaccinato”, aggiunge Fabrizio Pregliasco.

Immunizzare l’anziano contro l’Herpes zoster offre, quindi, il doppio vantaggio di proteggere sia lui che eventuali nipotini ancora non vaccinati. Il vaccino, che contiene il virus vivo attenuato, è disponibile tutto l’anno presso i centri vaccinali delle ASL ed è gratuito dai 65 anni in poi. La vaccinazione, che protegge dal rischio di riattivazione del virus, si può effettuare in qualsiasi momento dell’anno in singola dose. Non sono previsti richiami.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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