Tv al bando sotto il primo anno di vita | Io e il mio bambino
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Tv al bando sotto il primo anno di vita

Tv al bando sotto il primo anno di vita

Meglio vigilare se a far capolino da una curiosa scatola magica non è il tradizionale coniglio bianco, estratto per incantesimo dal cappello a cilindro di un illusionista, ma un fascio colorato di luci, suoni e immagini.

 

Uno spettacolo ipnotizzante quello offerto dalla televisione – la ‘scatola magica’ per antonomasia – che spesso è presente in vari ambienti della casa, persino accanto alla culla e al seggiolone. A farne le spese sono i più piccoli, monopolizzati dallo schermo che li distoglie dal mondo reale, li isola dal contesto familiare e li rende sedentari. L’errore consiste proprio nel delegare alla televisione il ruolo di baby-sitter. Statistiche alla mano, il 17% dei bebè fra zero e un anno trascorre quasi due ore al giorno davanti alla tivù, mentre il 50% dei bimbi tra i dodici mesi e i tre anni ne è dipendente per più ore.

A che età, allora, il bambino può iniziare a sperimentare il linguaggio televisivo? “Fino al primo anno di vita – spiega Giuseppe Mele, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri – la tivù non deve far parte degli interessi del bambino: il suo sviluppo cognitivo e neurosensoriale non è ancora tale da permettere una fruizione adeguata dei programmi, neppure quelli dedicati all’infanzia, né un’interazione attiva con il genitore attraverso un vero e proprio scambio comunicativo. L’esposizione al teleschermo può cominciare, gradualmente, intorno ai 2-3 anni per non più di un’ora“.

La limitazione del tempo da trascorrere davanti alla ‘scatola magica’ è richiesta, prima ancora che per una gestione equilibrata del tempo libero, per motivi di benessere psicologico. “I genitori devono partecipare alle esperienze televisive dei figli – puntualizza Mele – aiutandoli a fare considerazioni e a trarre conclusioni, producendo insieme un racconto su cosa si è visto, proprio come se si trattasse di un gioco. Occorre innescare nel bambino reazioni e risposte personali. È bene, quindi, che la fruizione sia guidata tanto nella scelta dei programmi quanto nei tempi di permanenza: mai, per esempio, durante i pasti. Poi, è sempre opportuno che la visione sia seguita da attività ludiche, libere dalla tv di sottofondo che distrae dalla realtà e ne altera la percezione, togliendo il senso e il gusto del rapporto diretto con il mondo esterno”.

Articolo di Elisa Fontana

Commenti