Tosse: tante forme da riconoscere
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17 maggio 2019

Tosse: tante forme da riconoscere

È uno dei disturbi più frequenti nei bambini, anche piccolissimi. Ma come funziona e perché gli episodi possono ripetersi spesso?

Tosse: tante forme da riconoscere

La tosse è uno dei meccanismi di difesa del nostro organismo. “Attraverso il colpo di tosse il nostro corpo cerca di espellere il materiale irritante con cui viene a contatto: i recettori della tosse possono essere stimolati da agenti inquinanti, fumo passivo, corpi estranei, agenti batterici o virali” spiega Enrico Lombardi, pediatra e broncopneumologo a capo della Broncopneumologia dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Solitamente, soprattutto in età pediatrica, la tosse è il sintomo e il risultato di un’infezione virale, che provoca anche la produzione di muco da parte delle ghiandole presenti nelle vie aeree.

Perché è così frequente nei piccoli?

“La tosse nel bambino piccolo è prevalentemente legata alle infezioni delle vie aeree superiori, che sono dovute a un’immaturità del sistema immunitario del bambino: non essendo ancora venuto a contatto con i patogeni, non è allenato a sviluppare una risposta a questi attacchi”, chiarisce il pediatra.

Una tosse dopo l’altra

Proprio per questo è frequente che, per molti mesi dell’anno, il problema si riproponga: il bambino non fa a tempo a guarire che è già tempo per una “nuova” tosse. “Succede spesso che i genitori si allarmino e pensino a un’allergia a fronte di episodi di tosse ricorrente”, spiega Lombardi. “In realtà, la tosse nei bambini fino a 6-8 anni è molto frequente: un episodio può prolungarsi anche 6 settimane, come sintomo secondario di un’infezione respiratoria. Se pensiamo che un bambino contrae anche 10 infezioni di questo tipo in un anno, specialmente da quando comincia a frequentare le comunità di bambini, è facile capire a quanti episodi di tosse possa andare incontro”. Niente paura: il problema migliorerà con il tempo, bisogna armarsi di pazienza.

Tosse: i diversi tipi

La tosse più frequente, nei bambini, è quella ‘acuta’ che segue solitamente a un raffreddore, ed evolve da secca a grassa, per poi solitamente tornare secca. “Episodi di questo tipo di solito hanno la loro fase acuta che si risolve nel giro di una decina di giorni, ma con strascichi che invece possono durare anche oltre un mese e arrivare ai due: in questo caso, si parla di tosse subacuta. Si parla invece di tosse cronica quando gli episodi durano più di due mesi”.

Quella allergica e l’abbaiante

La tosse allergica è un po’ più difficile da identificare: “È prevalentemente secca, può peggiorare di notte e può o meno accompagnarsi al cosiddetto ‘fischio’, che comunque difficilmente i genitori riescono a sentire e che spesso necessita di una spirometria per essere individuato. La cosa migliore, se si hanno dubbi e si sospetta un’allergia, è far riferimento al pediatra di famiglia. Ricordiamoci comunque che quella allergica non è il tipo di tosse più frequente”.
Esiste quella‘abbaiante’: “È una tosse che il genitore avverte come ‘strana’ e che spesso si accompagna a stridore inspiratorio. Può essere il sintomo di una laringite ipoglottica in corso e si cura con cortisone inalatorio per aerosol”. È una tosse particolare perché è soprattutto notturna: “Nel caso compaia una tosse con queste caratteristiche, è bene comunque consultare il pediatra per escludere altre cause, come la pertosse, e per iniziare una terapia adeguata”, raccomanda lo specialista.

 Dalla nervosa alla grassa

“La tosse nervosa, chiamata ‘tosse psicogena’, tendenzialmente riguarda i bambini più grandi, più facilmente gli adolescenti, prevalentemente di sesso femminile. È una tosse secca, più o meno insistente, che si lega a fattori psicologici magari un semplice periodo di stress – e che, al contrario degli altri tipi di tosse, scompare di notte, durante il riposo, quando preoccupazioni e nervoso si placano. Si diagnostica per esclusione, dopo aver scartato le altre tipologie di tosse”, chiarisce Lombardi.
Sempre per esclusione si arriva a un’altra diagnosi ancora: si tratta di quella che viene chiamata Sirt (Sindrome dell’Ipersensibilità dei Recettori della Tosse) o tosse post infettiva cronica. È una tosse secca, cronica, che dura oltre le 8 settimane, dopo un’infezione delle vie aeree, ma che tende a risolversi spontaneamente.
 “Una tosse che richiede particolare attenzione è quella grassa cronica”, spiega lo specialista del Meyer. Se non diventa mai secca e continua senza neppure un giorno di interruzione è bene farla valutare, per escludere patologie più serie”.

La visita del pediatra

In caso di dubbio sulla natura della tosse è bene affidarsi alla visita del pediatra, che attraverso l’auscultazione valuterà la localizzazione del muco, anche per escludere la presenza di complicanze, come la bronchite o la broncopolmonite. “Il pediatra, con il fonendoscopio, valuta i rumori che ascolta dentro la cassa toracica, e questo, insieme all’ispezione del torace e all’ascolto di quanto riferiscono i genitori, lo guida alla diagnosi. In alcuni casi può essere richiesto un consulto specialistico e degli esami come le prove di funzionalità polmonari, che però nella routine clinica sono eseguibilidai 3 anni in su”.

Come si cura?

Ma quali sono le terapie realmente valide per questo disturbo? “I farmaci per la tosse, come i sedativi e i mucolitici, spesso si rivelano scarsamente efficaci e qualche volta addirittura dannosi. Specialmente nei bambini sotto i 2 anni, infatti, possono causare ostruzione bronchiale”.
“Si tende inoltre ad abusare dei broncodilatatori che, in assenza di broncospasmo, non servono e rischiano invece di essere dannosi”. Un rimedio semplice, ma prezioso, è l’acqua: è un mucolitico naturale, aiuta a sciogliere il catarro. Sarà sempre il pediatra, comunque, a consigliare la terapia dopo aver individuato il tipo di tosse.“Anche per quanto riguarda l’aerosol, non è dimostrato che sia realmente efficace per tutti i tipi di tosse: solitamente è raccomandato per la laringite ipoglottica e per il broncospasmo”, spiega lo specialista.

Perché è più forte di notte e al risveglio?

“Le ‘esplosioni’ della tosse, tipiche del risveglio e delle prime ore del sonno, si legano a un cambiamento di posizione che innesca un riposizionamento del muco”. È frequente che i bambini, specialmente quelli piccolissimi, abbiano addirittura episodi di vomito legati allo sforzo del colpo di tosse: “Non ci allarmiamo, può capitare”, rassicura Lombardi. Infine, qualche consiglio ambientale: è importante cambiare spesso l’aria aprendo le finestre durante il giorno, e far dormire il bambino con la testa leggermente sollevata”.

di Benedetta Strappi

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