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20 febbraio 2017

Prime pappe: meglio non anticipare i tempi

L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica il compimento dei 6 mesi come data ideale per l'inizio dello svezzamento

Prime pappe: meglio non anticipare i tempi

L’introduzione delle prime pappe e la fretta non vanno d’accordo: gli esperti invitano a non cedere alla tentazione di proporre troppo presto al bambino gli alimenti solidi. Ma allora, quando iniziare lo svezzamento? Vediamo insieme qual è il momento giusto per arricchire la dieta del piccolo, accostando al latte nuovi sapori.

Mai prima del quarto mese

Le autorità scientifiche parlano chiaro: l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda, per i bimbi nutriti al seno, un allattamento esclusivo fino al sesto mese e, in generale, le linee guida europee consigliano di non iniziare lo svezzamento prima del quarto mese. “Le indicazioni dell’ESPGHAN (European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) specificano che l’inizio dello svezzamento non dovrebbe avvenire prima della 17ª settimana e comunque non oltre la 26ª“, dice Antonella Diamanti, responsabile dell’Unità Operativa di Nutrizione Artificiale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Per proporre i primi cibi solidi, si deve dunque attendere almeno il quarto mese compiuto”.

Allattamento esclusivo al senoObiettivo: almeno 6 mesi

L’organismo del bebè non è pronto

Uno svezzamento troppo precoce non offre alcun vantaggio in termini di crescita del bambino. Anzi, può mettere in difficoltà l’organismo del piccolo. “Il limite dei quattro mesi ha una spiegazione fisiologica legata al funzionamento di organi e apparati”, afferma l’esperta. “L’introduzione di cibi diversi dal latte comporta un apporto di sali minerali e nutrienti – carboidrati complessi e differenti tipologie di grassi e proteine – che l’organismo di un bebè non è ancora pronto a metabolizzare nel modo opportuno. È solo dopo il quarto mese che le funzioni renale e gastrointestinale raggiungono una maturità che permette di digerire i primi cibi solidi. Anticipare è possibile solo se c’è una precisa indicazione medica, ovvero in rari casi selezionati, dove una problematica di salute, ad esempio il rigurgito fisiologico, può rendere opportuno procedere diversamente”. No al fai-da-te, dunque: bisogna attenersi sempre alle indicazioni del pediatra.

Oggi uno svezzamento meno rigido

Chiariti i limiti temporali in cui è bene iniziare ad arricchire la dieta del bambino, le linee guida suggeriscono di procedere con maggior ‘elasticità’ rispetto a quanto avveniva in passato. “Non è più necessario seguire i rigidi schemi che regolamentavano l’introduzione dei vari alimenti”, spiega Antonella Diamanti. “Ad esempio, fino ad alcuni anni fa, si aspettava il sesto mese per il glutine, il settimo mese per il pesce, l’ottavo mese per il tuorlo d’uovo e il primo compleanno per l’albume. Si pensava, infatti, che ritardare l’introduzione dei cibi potenzialmente allergizzanti avesse un effetto protettivo nei confronti delle allergie. Oggi, evidenze scientifiche alla mano, sappiamo che non è così: ritardare non solo non è utile, ma si ipotizza che possa addirittura avere un ‘effetto paradosso’. Posticipare il primo contatto con questi cibi potrebbe, cioè, aumentare i rischi di sviluppare allergie”.

Glutine e poppate, un binomio vincente

Un ultimo punto fermo, evidenziato dalle autorità scientifiche, riguarda gli effetti benefici del latte materno e l’opportunità di continuare le poppate per tutto il periodo dello svezzamento. “In particolare, si è visto che l’introduzione del glutine dovrebbe avvenire, se possibile, quando il bimbo è ancora nutrito al seno, perché l’allattamento è associato a una minor incidenza della celiachia”, spiega l’esperta. “Grazie al latte della mamma il sistema immunitario del bambino riesce a modulare meglio le sue risposte: da qui, l’effetto protettivo dell’allattamento nei riguardi della celiachia e delle allergie”.

di Giorgia Cozza  

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