Sui vaccini fai la scelta giusta | Io e il mio bambino

04 aprile 2016

Sui vaccini fai la scelta giusta

Sui vaccini fai la scelta giusta

Inoculare un farmaco, con il suo corredo di possibili effetti indesiderati, in un bambino sano per proteggerlo dal rischio ipotetico di una malattia infettiva può sembrare un azzardo, e sono sempre più numerosi i genitori perplessi che decidono di non vaccinare i figli, oppure rimandano l’appuntamento. Come già da anni accade negli Stati Uniti, anche nel nostro Paese i movimenti anti-vaccini prendono piede e la copertura vaccinale sta calando. L’immunità di gregge viene meno e rischiamo il ritorno di malattie da tempo sotto controllo, come la difterite. In questo contesto, è appena uscito il libro “Immunità e vaccini. Perché è giusto proteggere la nostra salute e quella dei nostri figli” (Mondadori, 2016) dell’immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas a Milano e docente di Humanitas University.

 

• Ritiene che il suo libro possa aiutare la causa dei vaccini? Che possa far cambiare idea a chi è convinto della loro nocività?

“È quasi impossibile far cambiare idea a una persona profondamente convinta di qualcosa”, risponde Alberto Mantovani. “Ma in Italia gli anti-vaccinisti convinti sono pochi. La maggioranza dei genitori, fortunatamente, vaccina i propri figli. Poi c’è una fetta abbastanza ampia di mamme e papà perplessi, che vorrebbero saperne di più e rischiano di fare la scelta sbagliata perché si imbattono in siti o pubblicazioni fuorvianti. È pensando a loro che ho scritto il mio libro. Anche perché ritengo un dovere morale dei ricercatori comunicare e condividere i risultati del proprio lavoro”.

 

• Che cosa vuole comunicare ai genitori perplessi?

“Innanzitutto, il concetto di rapporto tra rischi e benefici”, dice l’immunologo. “I vaccini, come tutti i farmaci, comportano il rischio di effetti indesiderati. Ma confrontando i rischi della vaccinazione con i rischi che comporta l’eventualità di contrarre l’infezione, è evidente che vaccinarsi è la scelta più conveniente. Poi, un altro aspetto, che spesso viene trascurato: quello solidaristico. In Italia vivono 2 milioni di bambini affetti da leucemie e altre patologie che impediscono loro di ricorrere alla vaccinazione. L’unico scudo che li protegge dal rischio di contrarre una malattia infettiva grave è l’immunità di gregge: se la copertura vaccinale si abbassa nella popolazione generale, l’effetto protettivo viene meno e questi bambini sono esposti a gravi minacce alla loro salute. Appena cinque mesi fa a Milano è morto un piccolo affetto da leucemia linfatica acuta. Causa della morte: il morbillo. Lui non poteva vaccinarsi. Se le persone intorno a lui fossero state immunizzate, non l’avrebbero contagiato”.

 

• La ricerca sui vaccini fa continui progressi?

“Sì”, risponde Mantovani. “Non solo permette di realizzare e produrre nuovi vaccini, come quello attualmente allo studio contro il virus Zika in Sud America, ma migliora l’efficacia e la sicurezza dei vaccini di cui già disponiamo. Il nostro Paese in questo settore è all’avanguardia, sia per quanto riguarda la ricerca e la messa a punto di nuovi prodotti, sia per quanto riguarda la loro produzione. Nel mondo 5 miliardi di esseri umani sono immuni alla poliomielite grazie al vaccino prodotto in Italia”.

 

• C’è chi dice che gli unici a fare ricerca sui vaccini e a verificare la loro efficacia e sicurezza sono gli immunologi che lavorano per le aziende farmaceutiche e che dunque c’è un conflitto di interessi. È vero?

“Le industrie farmaceutiche giocano un ruolo molto importante nella ricerca e nella messa a punto di nuovi vaccini perché occorrono molti soldi per intraprendere un lavoro di questo tipo”, osserva Mantovani. “Ma non sono le sole a lavorare nel settore. Anche laboratori pubblici e organizzazioni non governative fanno ricerca sui vaccini. L’anno scorso in Mali una vasta epidemia di meningite è stata combattuta efficacemente con vaccini prodotti da un istituto pubblico brasiliano e da uno cubano. Inoltre, i vaccini prodotti dalle industrie farmaceutiche prima di entrare in commercio vengono sottoposti a severi controlli di efficacia e sicurezza da parte di organismi pubblici. Sono le autorità sanitarie nazionali e internazionali che valutano il rapporto tra rischi e benefici di ciascun prodotto e decidono se inserirlo o meno nei calendari vaccinali”.

 

• In alcune Regioni italiane non vige più l’obbligo vaccinale e i vaccini compresi nel calendario nazionale per la maggior parte sono raccomandati, non obbligatori. Secondo lei sarebbe meglio tornare all’obbligo?

“Io credo di sì”, risponde l’immunologo. “La California, che è lo stato più liberale del Paese più liberale del mondo, ha reintrodotto una forma indiretta di obbligo vaccinale dopo che il calo della copertura contro il morbillo ha provocato un’epidemia, la cosiddetta epidemia di Disneyland. Ora in California i genitori sono liberi di non immunizzare i propri figli, ma i piccoli non vaccinati non sono ammessi nelle scuole, pubbliche o private che siano. Ci sono state delle contestazioni, ma la maggioranza della popolazione ha accettato il provvedimento. L’epidemia ha aperto gli occhi a molti”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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