Sonno del neonato: scopri tutti i segreti | Io e il mio bambino

19 febbraio 2019

Sonno del neonato: scopri tutti i segreti

Dormire come un bambino: un modo di dire poetico, ma non proprio realistico… Sono rari, infatti, i piccoli che, nel primo anno di vita, si assopiscono e riposano pacificamente per tutta la notte. Vediamo perché

Sonno del neonato: scopri tutti i segreti

Difficoltà di addormentamento e ripetuti risvegli sono fenomeni fisiologici, perché le caratteristiche del sonno del neonato sono differenti da quelle dell’adulto e solo con il tempo e la maturazione del sistema nervoso i piccoli arrivano progressivamente a dormire come i grandi. Il riposo notturno e i pisolini diurni hanno un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei bimbi. Conoscerne l’importanza e comprenderne i meccanismi consente ai genitori di aiutare i loro piccoli a impostare abitudini regolari a beneficio della salute. Ecco, allora, alcuni grandi interrogativi sul sonno del neonato con le risposte degli esperti.

1. Perché i neonati dormono gran parte della giornata?

“Un neonato dorme circa 15-16 ore al giorno, ma si tratta solo di una media”, risponde Gherardo Rapisardi, responsabile del reparto di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze. “Le differenze individuali sono notevoli: c’è chi ne dorme 12, chi 20. A 6 mesi d’età, la media scende a 12-14 ore di sonno al giorno. I bimbi di un anno, poi, dormono circa 12 ore al giorno. La variabilità individuale è dovuta sia a fattori costituzionali che all’acquisizione di abitudini familiari e culturali”. Alla nascita i piccoli non distinguono il giorno dalla notte e il loro sonno è frammentato e distribuito in modo più o meno uniforme su tutto l’arco della giornata. “Il primo segno di un ritmo circadiano si manifesta a 2-3 settimane di vita, con la comparsa di un periodo di maggiore attività serale, talvolta con agitazione e pianti inconsolabili, le cosiddette coliche. A 6 settimane vi è un graduale aumento dei periodi di sonno notturno, che si consolidano a 2-3 mesi. Nella nostra cultura, in cui predomina la consuetudine di far dormire il bambino separato dall’adulto fin dalla nascita e si cerca di abituarlo a riposare più a lungo durante la notte, la maggioranza dei bambini di 6 mesi dorme per 4-6 ore di seguito di notte. Dai 4 mesi molti lattanti hanno ritmi sonno-veglia prevedibili durante la giornata e, verso i 6 mesi, la maggioranza fa un sonnellino di un’ora al mattino, di due ore nel primo pomeriggio e di un’altra oretta nel tardo pomeriggio. Ovviamente questa è un’abitudine legata all’influsso della cultura di appartenenza e che presenta comunque un’estrema variabilità su base sociale e familiare”.

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2. Perché la maggior parte si sveglia ripetutamente di notte? Dipende dalla fame?

“Il bisogno di poppare e i risvegli notturni sono due fenomeni distinti, anche se spesso vengono confusi perché si sovrappongono”, spiega Rapisardi. “Alla nascita un neonato poppa da 8 a 12 volte al giorno, distribuite in modo variabile durante la giornata, con intervalli che difficilmente superano le 4 ore. Tutti i bebè, quindi, chiedono il seno anche di notte. Crescendo, il lattante diminuisce gradualmente la frequenza delle poppate, distanziandole di più. I risvegli sono tutt’altra cosa: sono legati alla natura ciclica del sonno. I cicli del sonno del neonato durano circa 50-60 minuti, negli adulti circa 90 minuti. Ciascuno comprende una fase di sonno attivo, quella in cui si sogna, e una di sonno quieto, senza sogni. I cicli si susseguono e si raggruppano in periodi più o meno lunghi. I risvegli avvengono al termine di una serie di cicli. Nei primi due mesi, quando si sveglia di solito il neonato poppa, perché i cicli del sonno e delle poppate in buona parte si sovrappongono. In seguito, il raggruppamento dei cicli di sonno-veglia e di fame-sazietà può avvenire in modi diversi”.

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3. Perché il bimbo piange e cerca i genitori quando si sveglia?

Gli psicologi che studiano i meccanismi dell’attaccamento hanno descritto il passaggio evolutivo che avviene a pochi mesi dalla nascita, quando il bimbo comprende i concetti di vicinanza e lontananza e improvvisamente manifesta disagio se non vede e non percepisce la presenza di mamma e papà. È la conferma che il piccolo sta sviluppando un sano rapporto di attaccamento a chi si prende cura di lui. “Per il lattante addormentarsi diventa un’esperienza di separazione dal genitore e, nei mesi successivi, prendere sonno e riaddormentarsi dopo un risveglio sono situazioni che riflettono le caratteristiche della relazione tra bambino e genitore. Tutti i bambini entro l’anno di età si svegliano diverse volte nell’arco della nottata. Quelli che si separano con maggiore facilità dall’adulto sono in grado di riaddormentarsi da soli, senza chiedere aiuto”. Verso l’anno di età, poi, i piccoli sono esposti a una serie di stimoli nuovi che possono turbare il loro riposo notturno e rendere l’addormentamento più difficoltoso. “Spesso cominciano a frequentare il nido e trascorrono gran parte della giornata lontano dai genitori, che vedono solo alla sera”, spiega Cristiana De Ranieri, psicologa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Ampliano la sfera dei loro contatti sociali, fanno tante conquiste in prima persona, mettono i dentini. Tra tante novità, avvertono il bisogno di essere rassicurati dalla presenza di mamma e papà, soprattutto nelle ore notturne. Si svegliano per verificare che i genitori siano lì con loro”.

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4. Anche i neonati sognano?

Studi recenti sembrano indicare che i bimbi sognano già nel grembo materno. Osservando i movimenti dei muscoli oculari, i ricercatori hanno stabilito che negli ultimi mesi di gravidanza i nascituri alternano fasi di sonno quieto e fasi di sonno REM, quello caratterizzato da rapidi movimenti degli occhi. “È proprio nella fase REM che noi sogniamo. Nell’adulto il sonno REM è circa il 20% del sonno totale, nel feto rappresenta il 60% e nel neonato circa il 50%”, spiega Rapisardi. “Pertanto si ritiene che anche il feto e il neonato sognino. Ma poiché il bebè, al risveglio, non è in grado di raccontare quello che ha percepito, le caratteristiche dei suoi sogni sono destinate a rimanere un affascinante segreto”. Emozioni forti e stati di eccitazione vissuti durante la giornata sono all’origine degli incubi dei bimbi. “A volte i brutti sogni riflettono paure evolutive, fisiologiche, come quella del distacco; a volte specifici episodi che hanno colpito l’attenzione del piccolo durante la veglia”, avverte la psicologa. “È importante che mamma e papà intervengano a rassicurare il bambino che si sveglia spaventato da un incubo. Se è grandicello e sa già parlare, possono chiedergli di raccontarlo, per aiutarlo a esprimere la sua paura e, quindi, a liberarsene”.

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5. Perché la poppata al seno concilia il sonno del neonato?

“Non è solo una questione di sazietà. Il latte materno contiene endorfine, sostanze oppioidi prodotte dall’organismo della mamma, che favoriscono il sonno del neonato e sono particolarmente ricche nella fase finale della poppata”, spiega Rapisardi. “Uno studio spagnolo pubblicato dalla rivista Nutritional Neuroscience ha evidenziato che il latte materno prodotto durante le ore notturne contiene concentrazioni maggiori di sostanze che rilassano il sistema nervoso centrale”. “Il seno ha anche una funzione consolatoria e rassicurante, che può essere sostituita da altre forme di rassicurazione man mano che il bambino cresce”, aggiunge Cristiana De Ranieri.

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6. È vero che il sonno fa crescere i bambini?

Ricercatori della Emory University, in Georgia, hanno osservato che aumenti improvvisi del numero di ore di sonno nella routine giornaliera dei bambini sono strettamente correlati a scatti di crescita, sia in altezza sia in peso, che si verificano in media entro quattro giorni dal picco di sonnolenza. Si ipotizza che il fenomeno sia legato alla maggiore produzione di ormone della crescita durante il sonno profondo. E uno studio canadese ha evidenziato una correlazione tra la durata del sonno notturno e l’accrescimento della statura del bimbo. “Nessuna meraviglia: durante il sonno, in modo diverso nelle fasi non-REM e REM, avvengono tantissimi fenomeni necessari per lo sviluppo di tutti gli organi”, commenta Rapisardi. “Favorire un buon sonno vuol dire, quindi, incoraggiare il potenziale di crescita del bambino”.

7. Praticare attività fisica di giorno aiuta i bimbi ad addormentarsi più facilmente la sera?

Più ore il bambino dedica all’attività fisica durante la giornata e meno tempo impiegherà ad addormentarsi la sera. Al contrario, ogni ora trascorsa in occupazioni sedentarie aumenta di tre minuti il tempo necessario, in media, al piccolo per abbandonarsi al sonno. Lo dimostra uno studio australiano e neozelandese pubblicato dalla rivista ‘Archives of Disease in Children’. “L’attività fisica diurna favorisce un buon riposo notturno, ma è bene evitare giochi movimentati e troppo eccitanti nelle ore serali, altrimenti il bimbo, carico di adrenalina, avrà difficoltà a rilassarsi. Consiglio di dedicare la sera alla lettura, al racconto di favole, a giochi tranquilli e allo scambio di coccole”, dice la psicologa.

8. Il sonno favorisce l’apprendimento?

I pisolini diurni svolgono un ruolo fondamentale nel processo di apprendimento. Dormire e sognare aiuta il cervello in via di sviluppo del bambino a fissare i ricordi di quanto ha appreso nelle ore precedenti e a elaborare le informazioni raccolte. Lo dimostra, tra l’altro, uno studio condotto da un gruppo di psicologi dell’Università dell’Arizona su bimbi di 15 mesi. I ricercatori hanno osservato una maggiore capacità di apprendere il linguaggio nei bambini che dormono più frequentemente durante il giorno. “I bimbi più piccoli, intorno all’anno di età, non sono ancora in grado di rimanere svegli tutto il giorno, dalla mattina alla sera”, commenta la psicologa. “E i grandicelli perdono progressivamente l’abitudine al pisolino. È giusto dare ai bimbi la possibilità di dormire durante il giorno se lo desiderano, senza forzarli se non ne sentono più l’esigenza”.

PisolinoFino a che età?

 

di Maria Cristina Valsecchi

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