Non abbandona il ciuccio | Io e il mio bambino
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06 febbraio 2016

Solo capricci o vere esigenze?

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Non abbandona il ciuccio

Non abbandona il ciuccio

È un oggetto consolatorio, che aiuta il bimbo a gestire i momenti di separazione dalla mamma. Ma più passa il tempo, più vi si affeziona. Come capire quando non è più una vera esigenza, ma un’abitudine ‘irrinunciabile’? “È bene riflettere su come si propone il ciuccio al bambino”, dice Manuela Trinci, psicologa e psicoterapeuta a Pistoia. “Se glielo si offre in modo consolatorio ogni volta che piange, come un ‘tappo’ che contiene la tristezza, è probabile che il piccolo si abitui a questo ‘riempimento’ costante e fatichi a farne a meno”. Meglio riservarlo ai momenti della nanna (poi lo si mette via, come il pigiamino) e, per il distacco definitivo, coinvolgere il piccolo. “No alle sparizioni improvvise”, raccomanda l’esperta. “Lo si può, per esempio, ‘regalare’ all’educatrice dell’asilo o alla nonna”.

IL CONSIGLIO E se, invece, si succhia il dito? Al momento della nanna, se non l’ha già, proponiamogli un peluche da accarezzare, che gli tenga occupate le mani e gli faccia compagnia. Ricordiamo, però, se il bimbo ha meno di un anno, di togliere il pupazzo dal lettino quando si è addormentato per ridurre il rischio di Sids, la “sindrome della morte in culla”.

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