Respiro con fischio: un segnale da tenere sotto controllo, con il pediatra

21 giugno 2019

Respiro con fischio: un segnale da tenere sotto controllo

È un problema che, in genere, scompare spontaneamente entro i 6 anni, massimo 10. Ma va sempre segnalato al pediatra per valutare una terapia ed escludere che si tratti di un campanello d'allarme

Respiro con fischio: un segnale da tenere sotto controllo

È un disturbo diffuso – si stima che  in età prescolare riguardi un bambino su 3 – e ha tanti nomi e soprannomi. Il più comune è “fischio”, in inglese “wheezing”.
Di che cosa si tratta? Ne abbiamo parlato con Enrico Lombardi, pediatra e pneumologo a capo della Broncopneumologia dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. “Possiamo identificarlo come un rumore secco, ad alto tono, dovuto alle vibrazioni che si creano con il passaggio dell’aria nelle vie aeree periferiche ostruite”. Il bambino respira, l’aria incontra un ostacolo e questo crea un rumore che somiglia a un sibilo. Nella maggior parte dei casi, il respiro con fischio è scatenato da un’infezione respiratoria. “Normalmente si presenta in concomitanza con raffreddore e congestione delle vie aeree superiori. E può non essere immediatamente distinguibile, specialmente al primo episodio”.

Un disturbo che si risolve nel tempo

La buona notizia è che scompare spesso spontaneamente. “In 2 bambini su 3 che abbiano presentato episodi di respiro con fischio, il problema si risolve tra i 6 e i 10 anni”, rassicura lo specialista. Gli studi hanno provato che, in questo caso, il fischio si lega a una condizione anatomica particolare. “Alcuni bambini hanno una ridotta funzionalità polmonare già alla nascita. Hanno le vie aeree periferiche più piccole, geometricamente ridotte, che si ostruiscono facilmente”. Crescendo, questa caratteristica anatomica si perde. Oltre al fatto che le infezioni diventano meno frequenti. “Questo spiega anche perché i prematuri sono più soggetti a un problema del genere”, aggiunge Lombardi.
Non è, però, sempre così. “In un caso su 3, invece, il fischio può essere il segno di un’asma esordiente”, spiega lo pneumologo. La diagnosi non è semplice, ma alcuni indizi sono importanti. “È più probabile che si rivelino asmatici bambini con un genitore asmatico. Oppure che hanno presentato dermatite atopica o prove allergologiche positive. Un bimbo con uno di questi 3 fattori di rischio che fischia, ha circa il 75% di probabilità di diventare asmatico nei primi 6 anni di vita”. Anche se la letteratura recente ha mostrato che non è sempre così.

A ogni bimbo una terapia su misura

“È fondamentale partire dal confronto con il pediatra di famiglia, che conosce il bambino e la storia clinica familiare”, raccomanda lo specialista. Sarà lui, poi, a indicare la giusta terapia o eventuali approfondimenti. “La prima strada terapeutica da provare è quella con broncodilatatore a breve durata, solitamente con salbutamolo, la classica ‘bomboletta spray’”. Se il disturbo migliora nel giro di pochi minuti, si prosegue per qualche giorno, solo al bisogno.
Quando il respiro con fischio è ricorrente e molto frequente – più di 4-5 episodi all’anno sotto i 6 anni o più di 2-3 dai 6 anni in su – oppure compaiono segni e sintomi da sforzo nei periodi di benessere – tosse secca o fischio quando il bambino corre -, il salbutamolo al bisogno non è più sufficiente. “In questi casi, va presa in considerazione una terapia antinfiammatoria di fondo, cioè da fare tutti i giorni. Con cortisonici per inalazione e/o antileucotrieni per bocca”, precisa il pediatra.
Se invece il fischio è concomitante con una bronchiolite, difficilmente il broncodilatatore funzionerà. In caso di desaturazione o asma grave sarà necessario aggiungere ossigenoterapia, cortisonici e reidratazione. Per compensare i possibili problemi di nutrizione”. Si tratta, però, di situazioni patologiche ben precise, per la cui diagnosi e terapia non si può prescindere dalla valutazione del pediatra.

Respiro con fischio e stili di vita

È possibile fare prevenzione? “Sì, evitando i fattori di rischio come, ad esempio, il fumo. Anche quello “di terza mano”. Che lascia gli oltre 400 prodotti della combustione delle sigarette su vestiti e tappezzeria, in casa e in auto. Anche se si è fumato tempo prima e in assenza del bambino, per esempio sul terrazzo”, raccomanda.
Le infezioni respiratorie sono un altro fattore scatenante, ma difficile da evitare. “I bambini che frequentano comunità più facilmente sono esposti alle infezioni respiratorie. In certi casi, potrebbe essere necessario evitare nido o asilo, almeno nei mesi invernali”, consiglia l’esperto.

di Benedetta Strappi

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