Reflusso: spesso i farmaci non servono | Io e il mio bambino

23 giugno 2015

Reflusso: spesso i farmaci non servono

Reflusso: spesso i farmaci non servono

Il neonato rigurgita il latte più volte al giorno, ha crisi di pianto inconsolabile, è irrequieto e inarca la schiena durante il pasto? Spesso questi sintomi conducono alla diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo e alla somministrazine di farmaci antiacido. Diagnosi che il più delle volte è affrettata e inappropriata, secondo gli esperti dell’Associazione Culturale Pediatri.

E’ naturale che rigurgiti spesso

«C’è differenza tra il reflusso gastroesofageo e la malattia da reflusso gastroesofageo», spiega Anna Maria Falasconi, dell’ACP. «Il reflusso, cioè la risalita di materiale gastrico dallo stomaco all’esofago, è un fenomeno fisiologico e frequente nel neonato, che si manifesta con episodi di rigurgito dopo le poppate. Diventa malattia quando provoca fastidio, dolore o il bambino non cresce regolarmente. Solo in quest’ultimo caso, che deve essere correttamente diagnosticato dal pediatra, al piccolo può giovare la somministrazione di farmaci per controllare l’acidità gastrica».

Piange? Non è colpa del reflusso

Spesso pianto e nervosismo del bambino vengono erroneamente attribuiti al reflusso, mentre sono una conseguenza di una specifica fase evolutiva, destinati a scomparire spontaneamente nell’arco di qualche settimana. Se il piccolo rigurgita spesso ma cresce bene, dunque, è meglio pazientare e non sollecitare subito al pediatra un intervento farmacologico.

Per alleviare il disturbo, tienilo così

Piuttosto, mamma e papà possono provare a tenere il neonato in posizione eretta o lievemente prona, appoggiato al torace inclinato dell’adulto, per un breve periodo dopo i pasti.
«È una misura di supporto che può aiutare», dice l’esperta. «Invece, la posizione semisdraiata nell’ovetto o nella sdraietta non riduce i rigurgiti, per le possibili flessioni del tronco in avanti con aumento della pressione all’interno dello stomaco. Altri interventi vanno usati con cautela. Modificare l’alimentazione, riducendo il volume della poppata, può ridurre la frequenza dei rigurgiti, ma potrebbe comportare una riduzione dell’apporto nutritivo e un rallentamento della crescita. Anche aggiungere addensanti al latte può ridurre i rigurgiti, ma, al contrario, incrementare eccessivamente l’apporto calorico».

Maria Cristina Valsecchi

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