Ragadi al seno: sintomi, prevenzione e rimedi
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17 ottobre 2018

Ragadi al seno: ecco come prevenirle e curarle

I consigli dell'esperta per evitare uno dei disturbi più fastidiosi per la neomamma che allatta

Ragadi al seno: ecco come prevenirle e curarle

Sono lesioni, screpolature, piccoli tagli che compaiono sul capezzolo o sull’areola e rientrano tra le prime cause di abbandono precoce dell’allattamento al seno. Allattare con le ragadi al seno è, infatti, un’esperienza molto spiacevole e il dolore può essere così intenso da compromettere il buon avvio delle poppate.

Ragadi al seno: il dolore è un campanello d’allarme

Può capitare che alla neomamma venga raccomandato di tenere duro e allattare anche se durante la poppata sente male. In realtà, allattare al seno non dev’essere doloroso! “Un lieve fastidio, in occasione delle prime poppate, può essere fisiologico”, spiega Martina Carabetta, consulente professionale in allattamento e presidente dell’associazione Latte&Coccole di Roma. “Se però non diminuisce fino a risolversi del tutto entro i primissimi giorni – uno o due – successivi alla nascita, significa che c’è qualcosa che non va. Purtroppo negli ultimi tempi il dolore e la comparsa di ragadi al seno sono diventati eventi frequenti e si è cominciato a considerarli normali. Ma frequente non significa normale. Il dolore è un campanello d’allarme che non dev’essere trascurato o sopportato: è il chiaro segnale che il corpo ci invia per farci capire che c’è qualcosa da correggere. Non ha senso stringere i denti e aspettare semplicemente che passi, perché allattare dev’essere un momento piacevole e perché c’è il rischio che la situazioni peggiori fino a compromettere l’allattamento stesso”.

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Un problema da risolvere in tempi brevi

Il primo motivo per cui le ragadi al seno devono guarire in fretta è, naturalmente, il benessere della neomamma. Ma non solo. “Se la mamma sente male mentre allatta, significa che lei o il bambino stanno facendo qualcosa di sbagliato, e, quindi, l’efficacia della suzione spesso non è ottimizzata. La situazione classica è quella della neomamma che stringe i denti nonostante il dolore e, poi, il piccolo non cresce bene”, spiega l’esperta. “La tensione e lo stress possono inibire il rilascio di ossitocina, l’ormone da cui dipende la fuoriuscita del latte dal seno, influendo negativamente sul buon avvio dell’allattamento. Inoltre, se a causa del dolore, la mamma tende a ridurre la durata della poppata o ad allungare le pause tra i pasti del bebè, c’è il rischio che si verifichi un ingorgo mammario e che il bimbo non riceva una quantità adeguata di nutrimento nell’arco delle 24 ore. Infine, trattandosi di lesioni, le ragadi rappresentano una potenziale porta di ingresso per i germi e sono, quindi, un fattore che può favorire la comparsa di una mastite, che può essere dovuta a un’infiammazione o a una infezione batterica”.

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Alla ricerca delle cause: no ai falsi miti

Il primo passo, quando compaiono le ragadi al seno è quello di individuare le cause del problema. “Può capitare che la mamma si senta dire che le ragadi sono provocate dalla voracità del bebè o dal fatto che le poppate siano troppo lunghe o frequenti, ma non è così”, racconta Martina Carabetta. “L’appetito del bambino non c’entra nulla: se la posizione, l’attacco al seno e la suzione sono corretti, il seno è predisposto per nutrire il piccolo con poppate frequenti. Un altro luogo comune da sfatare è quello che vuole responsabile delle ragadi la pelle delicata della neomamma. Ogni donna ha la pelle ‘giusta’ per allattare senza problemi”.

In realtà, nella maggior parte dei casi, il dolore ai capezzoli è dovuto a un attacco scorretto del bebè: è sufficiente, quindi, intervenire sulla poppata per risolvere la situazione in tempi brevi. Ma come valutare se posizione e attacco sono corretti? “Durante la poppata il corpo del bimbo dev’essere completamente rivolto verso quello della mamma – i due sono pancia contro pancia – e ben sostenuto”, spiega l’esperta. “Il viso è posizionato di fronte al seno con il labbro superiore all’altezza del capezzolo. Mentre poppa, la bocca è ben aperta – come per uno sbadiglio – e comprende buona parte dell’areola, le labbra sono rivoltate in fuori, il bebè alterna suzione e deglutizione e non si sentono schiocchi. Se la mamma vede che l’attacco non è corretto, è indispensabile staccare il piccolo, mettendo velocemente un dito tra le sue gengive affinché non tiri il capezzolo, per poi farlo riattaccare meglio”.

Cosa fare, però, se la poppata sembra perfetta, ma le ragadi non guariscono? “In questo caso è necessario rivolgersi a una figura esperta in allattamento che possa osservare la poppata e aiutare la mamma a individuare il problema”, sottolinea l’esperta.

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Ragadi al seno: una prevenzione corretta

“L’unico accorgimento realmente efficace per evitare questo problema è attaccare il bimbo in modo corretto”, spiega Martina Carabetta. Quindi, sin dalle prime poppate, il primo passo è osservare bene come è posizionato il neonato e come si attacca al seno.

“Un altro suggerimento utile è quello di non offrire il ciuccio e di non usare il biberon almeno nelle prime 4-6 settimane di vita del bebè, per non correre il rischio che il piccolo faccia confusione – dato che la suzione al seno e al biberon sono molto diverse – e inizi a poppare in modo scorretto”.

La suzione del bimboTra seno e biberon

 

Tutti i rimedi anti-dolore

Mentre la mamma “lavora” sulla posizione e sull’attacco, aspettando che le ragadi al seno guariscano, cosa può fare per alleviare il dolore e favorire la cicatrizzazione? “Può essere utile lasciare il più possibile il seno scoperto”, spiega Martina Carabetta. “Per quanto riguarda la cicatrizzazione della cute, un valido alleato è il latte materno: dopo la poppata, la mamma potrà spalmare alcune gocce del suo latte sul capezzolo, massaggiare delicatamente e lasciar asciugare. Questo alimento contiene, infatti, anticorpi e sostanze che favoriscono la cicatrizzazione ed esercitano un’azione antibatterica. Da evitare, invece, l’applicazione di topici, disinfettanti, tinture vegetali, che possono seccare la pelle ritardando la soluzione del problema”.

Per garantire l’igiene del capezzolo, il suggerimento è di lavare il seno due o tre volte al giorno, dopo la poppata, con acqua tiepida e pochissimo sapone delicato e, poi, asciugare bene senza sfregare la pelle (eventualmente si può ricorrere al phon a temperatura media, tenuto a una distanza di circa 30-40 centimetri).

“Per chi indossa coppette assorbilatte usa e getta, il consiglio è di sospenderne l’uso per qualche giorno, perché il contatto continuo con la superficie umida può ritardare la guarigione delle ragadi. Se la mamma non sopporta che il tessuto del reggiseno tocchi la pelle irritata, può utilizzare le conchiglie rigide di silicone tra una poppata e l’altra”.

L’utilizzo di creme e pomate è sconsigliato, perché potrebbe ostacolare la poppata, in quanto la bocca del bambino ‘scivola’ e non riesce ad attaccarsi correttamente, andando così ad acuire la sensazione dolorosa della mamma.

 

di Giorgia Cozza

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