Quando il bimbo si arrabbia | Io e il mio bambino
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22 aprile 2013

Quando il bimbo si arrabbia

Quando il bimbo si arrabbia

Un obiettivo che non riesce a raggiungere, un giocattolo “rubato” da un amichetto, un no della mamma… ed ecco che il bambino sperimenta emozioni molto intense: rabbia, frustrazione, tristezza, collera. Per aiutarlo a gestire le piccole contrarietà quotidiane, è importante insegnargli a riconoscere e a esprimere a parole ciò che prova: secondo un recente studio, infatti, questo lo aiuterà a sviluppare un miglior autocontrollo.

Esprimere la rabbia aiuta a gestirla

Se il bambino è in grado di esprimere a parole la sua collera, ha a sua disposizione un prezioso strumento per controllarla. A confermarlo sono i risultati di un recente studio condotto dal Dipartimento di Psicologia dell’Università della Pennsylvania, che ha individuato un’associazione tra lo sviluppo del linguaggio e le reazioni dei piccoli di fronte a una situazione frustrante. L’osservazione di 120 bambini tra i 18 mesi e i 4 anni ha dimostrato che esprimere a parole i propri desideri e il proprio disagio aiuta il bimbo a sopportare delusioni e frustrazioni. “Quando si riesce a riconoscere e comprendere le proprie emozioni, ci si sente già un po’ meglio: questo vale non solo per i bambini, ma anche per noi adulti”, spiega Cecilia Gioia, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, presidente dell’associazione MammacheMamme. “Non essere in grado di dare un nome agli stati d’animo aumenta il disagio; invece, parlare di ciò che si prova allevia la tensione e aiuta a recuperare il controllo”.

Aiutalo a riconoscere ciò che prova

Come aiutare un bimbo che non ha ancora una buona padronanza del linguaggio e che, ad esempio, di fronte all’impossibilità di raggiungere un obiettivo (per un limite fisico o un divieto del genitore), ‘esplode’ manifestando la sua frustrazione con urla e pianti? “Il primo passo per aiutare il piccolo a fronteggiare le emozioni negative è riconoscerle e accoglierle”, spiega Cecilia Gioia. “Di fronte a un bimbo che ha perso il controllo, il genitore deve prima di tutto mantenere la calma: urla e rimproveri non farebbero che aumentare la tensione. Molto meglio contenere il bambino fisicamente, abbracciandolo, in modo da evitare che possa farsi male – nei momenti di crisi l’energia è così tanta che il piccolo a volte non riesce a contenerla – e verbalizzare al posto suo quello che sta provando. Ad esempio, la mamma potrà dirgli: ‘So che sei molto arrabbiato’. E poi, per aiutarlo a recuperare la calma, potrà sussurrare parole di conforto: ‘La mamma è qui e ti vuole bene’. In questo modo, il bimbo sente che le sue emozioni vengono accettate e riconosciute e impara gradualmente a riconoscerle a sua volta”.

Un gioco da fare insieme: l’orologio delle emozioni

Un’idea divertente e molto efficace per abituare il bambino (sin dai due anni di età) a dare un nome alle sue sensazioni è creare un ‘orologio delle emozioni’. “Con un cartoncino colorato si realizza un orologio giocattolo dotato di lancetta. Al posto delle ore ci sono le quattro emozioni ‘base’: rabbia, gioia, tristezza, stupore, rappresentate da una faccina con diverse espressioni“, consiglia la psicologa. “La mamma potrà chiedere al bimbo di usare la lancetta per indicare come si sente in vari momenti della giornata. Sarà un’occasione perfetta per parlare insieme delle sensazioni positive e negative che il piccolo sperimenta e per prendere confidenza con il mondo delle emozioni“.

Mantenersi sereni nei momenti di “crisi”

Quando si parla di emozioni, c’è una relazione molto stretta tra quello che prova il bimbo e quello che prova il genitore. “Spesso il problema non è la collera dei piccoli, ma le sensazioni che questa rabbia suscita nel genitore”, spiega la psicologa. “Di fronte all’esplosione del proprio bimbo, come si sente l’adulto? Può capitare che sperimenti, a sua volta, frustrazione o senso d’inadeguatezza, che abbia il timore di non essere un genitore competente. La consapevolezza che la collera anche nei più piccoli è un sentimento normale, che non c’è di nulla di sbagliato o strano nel proprio bambino, è d’aiuto per tutta la famiglia: la serenità con cui il genitore accoglie anche i momenti di crisi è ‘contagiosa’, e ben presto anche il piccolo imparerà a vivere meglio le sue emozioni”.

di Giorgia E. Cozza

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