Punture d’insetti | Io e il mio bambino
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23 settembre 2010

Punture d’insetti

Ape, vespa, calabrone… Gli insetti della famiglia degli imenotteri sono insetti pungitori: sono tutti dotati di un pungiglione più o meno uncinato situato all’estremità dell’addome e collegato a una piccola sacca di veleno.

Nella sede della puntura si forma immediatamente una chiazza gonfia, rossa e dolente. Il dolore generalmente scompare entro due ore dalla puntura, mentre il gonfiore può aumentare ancora per 24 ore. L’infiammazione locale dura circa 48 ore ed è causata dal veleno, che contiene sostanze irritanti. Al centro del rigonfiamento può essere visibile un punto nero: è segno che si trattava di un’ape e che il pungiglione è rimasto nella pelle e va rimosso.

In genere, il veleno dell’insetto provoca ‘solo’ bruciore e prurito, ma in chi è allergico si possono avere reazioni anche molto gravi, fino allo shock anafilattico. Inoltre, se le punture sono numerose (e soprattutto se sono dovute a un calabrone), si possono avere sintomi come vomito, diarrea, mal di testa e febbre.

Diverso il caso se il bimbo viene ‘punto’ da zanzare, pappataci, tafani, pulci o cimici. In realtà questi sono insetti ‘morditori’ ed ematofagi, che si nutrono cioè di sangue e non dotati di pungiglione. Le ‘punture’ di questi insetti non sono mai pericolose, anche se in bambini particolarmente sensibili possono provocare lesioni più estese e durature. In genere però si limitano a provocare una lesione cutanea localizzata e pruriginosa e talora, nel caso dei tafani, dolente.

Come rimuovere il pungiglione

Togliete l’eventuale pungiglione grattandolo via con un coltellino o un cartoncino plastificato. Se ne rimane solo un piccolo frammento, usate una pinzetta o un ago sterile come per togliere una scheggia: con la fiamma di un fiammifero o di un accendino sterilizzate la punta di una pinzetta e lasciatela raffreddare, senza pulirla dal fumo; tenendo la pinza il più aderente possibile alla pelle, cercate di prendere l’estremità del pungiglione. Tirate dolcemente in direzione opposta a quella in cui si è conficcato. Quindi lavate e disinfettate accuratamente la ferita. Per alleviare il dolore applicate del ghiaccio sulla zona della puntura per almeno 10 minuti oppure mettete una goccia di olio essenziale di lavanda sulla puntura ogni ora fino a che il dolore passa. Oppure applicate sulla parte una goccia di ammoniaca: a questo scopo, si trovano in commercio delle apposite ‘penne’ con la punta imbevuta di tale sostanza.

Quando rivolgersi al pediatra

È consigliabile consultare il medico se:

• Le punture sono numerose, soprattutto se di calabrone;
• Il bambino è stato punto in bocca. In questo caso, prima ancora di raggiungere il pediatra, lavate la parte con acqua fredda e fate succhiare al bambino dei cubetti di ghiaccio.
• Non riuscite a togliere il pungiglione;
• Il gonfiore continua ad aumentare dopo 24 ore;
• Il dolore persiste oltre le 2 ore;
• Il gonfiore risale oltre il polso in caso di puntura alla mano oppure oltre la caviglia in caso di puntura al piede;
• Preferite che la puntura sia esaminata.

Talvolta, addirittura, può rendersi necessario portare il bimbo al pronto soccorso. Ecco in quali casi.

• Il bambino ha avuto precedentemente una grave reazione allergica alla puntura;
• Compaiono sintomi di allergia, che si manifestano entro 10-20 minuti dalla puntura: vampate di calore, orticaria, prurito, difficoltà respiratorie (broncospasmo), abbassamento della pressione arteriosa con conseguente giramento di testa, gonfiore al volto, agli occhi, alla lingua e alla laringe con segni di varia gravità.

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