Pronto Soccorso: le prospettive per accessi sicuri
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

10 aprile 2019

Pronto Soccorso: le prospettive per accessi sicuri

Strutture sovraffollate o a rischio chiusura per basso volume di attività: come affrontare il problema e garantire al bambino la giusta assistenza?  

Pronto Soccorso: le prospettive per accessi sicuri

Sette Pronto Soccorso nel milanese andrebbero chiusi perché non raggiungono i 20mila pazienti annui: soglia fissata dal decreto ministeriale 70 del 2015 come requisito minimo per garantire un buon livello di sicurezza. Alla base, l’esistenza di uno stretto legame, dimostrato dalla letteratura scientifica, tra volumi di attività e qualità delle cure. Solo i Pronto Soccorso di alta montagna o quelli allestiti in aree geograficamente disagiate non sono tenuti al rispetto di questo parametro e di quello relativo alla presenza di un bacino di utenza compreso tra 80mila e 150mila abitanti.

A sollevare la questione dei Pronto Soccorso milanesi fuori norma (quelli presso l’Auxologico e il Monzino – entrambi cardiologici -, l’Istituto clinico Sant’Ambrogio di via Faravelli, il Centro traumatologico ortopedico di via Bignami, l’ospedale Cantù di Abbiategrasso, la Multimedica di Sesto San Giovanni e la clinica San Carlo di Paderno Dugnano) è stata la sezione lombarda dell’Associazione medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale (Anaao) sulla base delle rilevazioni ufficiali di Regione Lombardia.

Come si spiegano gli scarsi accessi a fronte delle attese interminabili nei Pronto Soccorso a cui sono abituati i cittadini?

Il problema sta solo parzialmente nella cattiva distribuzione dei centri. “Il fatto è che la maggior parte dei pazienti non ricorrono al Pronto Soccorso per vere urgenze, ma perché non trovano subito disponibile il medico di base o il pediatra di famiglia. Così facendo, però, creano affollamento e si trovano ad affrontare lunghe code. Ovviamente chiudendo da un giorno all’altro le strutture che lavorano meno, le cose peggiorerebbero perché si andrebbero a intasare ancora di più i centri già oberati di lavoro. Questa via, quindi, è poco praticabile”, spiega Gianvincenzo Zuccotti, Direttore della Pediatria e del Pronto Soccorso pediatrico dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” e dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano.

“Resta il fatto che nelle strutture che registrano volumi troppo bassi di attività, i rischi per la sicurezza dei pazienti, soprattutto quelli critici, sono maggiori”. Come si risolve questa situazione? “Bisogna rivedere l’intero sistema organizzativo. I Pronto Soccorso dovrebbero concentrarsi solo sui casi più gravi mentre a occuparsi dei codici bianchi e verdi dovrebbero essere medici di famiglia o presidi di primo intervento. Ai cittadini che si recano in Pronto Soccorso per problematiche lievi bisogna offrire un’alternativa”, continua l’esperto. Quanto all’istituzione dei nuovi codici numerici prevista per quest’anno, possono contribuire a migliorare le cose? “Se non si rivede l’intera organizzazione, la situazione non si risolve”.

Qual è la situazione dei Pronto Soccorso Pediatrici?

“Il problema del sovraffollamento causato dei troppi codici bianchi e verdi è ancora maggiore in ambito pediatrico perché, spesso, i genitori si rivolgono al Pronto Soccorso anche solo per un consiglio o per essere rassicurati.”, continua Zuccotti. “A questo si aggiunge la mancanza di professionisti, causata delle poche borse di studio erogate dal Governo per la loro formazione. Nei prossimi anni molti pediatri della vecchia guardia andranno in pensione e gli specialisti saranno sempre meno. Per mantenere alta la qualità del Sistema Sanitario Nazionale, nonostante la carenza di pediatri e la scarsità di risorse, è fondamentale ancora una volta rivedere i modelli organizzativi.

Si potrebbe, ad esempio, istituire degli ambulatori ben attrezzati e gestiti da pediatri di famiglia nei pressi dei grandi ospedali, in modo da alleggerire il carico dei Pronto Soccorso Pediatrici più oberati”.
Un primo passo, a Milano, è stato fatto con l’istituzione della Rete interaziendale Milano materna infantile (RIMMI), voluta proprio da Gianvincenzo Zuccotti: l’obiettivo è sperimentare, sotto la supervisione della Direzione Generale Welfare, una modalità organizzativa che punti a integrare tutte le risorse coinvolte nell’assistenza materno infantile presenti nel capoluogo lombardo

Lo porto al pronto soccorso?Ecco le indicazioni

Come comportarsi se è un bambino ad avere bisogno del Pronto Soccorso?

“A meno che non si tratti di una situazione davvero urgente – dove cioè potrebbe essere assegnato un codice giallo o rosso – è preferibile rivolgersi al pediatra di famiglia e fare un passaggio in Pronto Soccorso solo se questi lo ritiene necessario”, spiega Gianvincenzo Zuccotti. “In caso di urgenza, è meglio portare il bimbo in un Pronto Soccorso Pediatrico, se è a una distanza accettabile – una mappa è disponibile sul portale www.doveecomemicuro.it – perché dispone di competenze specifiche che i centri generalisti difficilmente sono in grado di offrire”. Parametri e sintomi che possono rivelare un’emergenza nel bambino, infatti, sono diversi rispetto a quelli dell’adulto, per cui ad accogliere i piccoli pazienti in Pronto Soccorso dovrebbe esserci del personale formato in maniera specifica.

 

di Michela Crippa

Commenti