Poppate in pole position: scopri in quanti modi puoi allattare il bebè

26 novembre 2019

Poppate in pole position: scopri in quanti modi puoi allattare il bebè

Di solito viene naturale, ma qualche volta mamma e bebè devono essere aiutati a trovare il giusto equilibrio e un attacco corretto. Ecco, allora, tutte le posizioni “da manuale”

Poppate in pole position: scopri in quanti modi puoi allattare il bebè

Ogni neonato, quando viene posato sull’addome della mamma subito dopo la nascita, è capace istintivamente di trovare da solo il seno materno. E decidere quando attaccarsi. Questo fenomeno è conosciuto come ‘breast crawl’ e rappresenta l’ideale inizio delle poppate.

Dopo il parto, arriva il momento di prendere confidenza con le poppate. La mamma si sintonizza sui segnali del suo piccolo per capire quando è il momento di offrirgli il seno. Ad esempio quando apre e chiude le labbra, porta le mani alla bocca, volta la testolina oppure è inquieto. E il bimbo impara ad attaccarsi e a succhiare in modo efficace. In questo periodo, conoscere e sperimentare posizioni diverse può essere molto utile. Per far partire bene l’allattamento e perché quello con le poppate sia un appuntamento piacevole e rilassante per mamma e bebè.

Stile libero, per il massimo relax

In cosa consiste? Il piccolo si “sistema” come preferisce e gestisce l’attacco al seno con una certa autonomia. “È la posizione che il neonato assume naturalmente in occasione del breast crawl”, commenta Francesca Garofalo, consulente e presidente de La Leche League Italia, associazione internazionale che da 60 anni offre informazioni e sostegno alle madri che desiderano allattare.

“La mamma è in posizione semi-reclinata, con la schiena sostenuta dallo schienale di divano/letto/poltrona e con l’ausilio di cuscini. Il bimbo è posato sul suo petto, pancia contro pancia, in posizione verticale. E solleva la testa per trovare il capezzolo e succhiare il latte. In questo modo, è libero di tenere le braccia e le gambe flesse. Assumendo la posizione che gli viene istintiva e lo fa sentire più a suo agio. La stessa che aveva nel pancione della mamma”.

Questa soluzione è indicata per i bimbi che hanno qualche difficoltà nell’attaccarsi. Pelle a pelle, sono liberi di voltare la testolina, toccare i capezzoli, sentire l’odore del latte. Così, è l’istinto che li aiuta. Per la mamma è una posizione rilassante. Sorregge il piccolo posando la mano sul suo corpo, ma non deve sostenerne il peso. Per cui gli arti, le spalle e la schiena non sono in tensione. “Può essere la soluzione anche quando la mamma ha un riflesso di emissione molto intenso”, continua Garofalo. “La forza di gravità tende a smorzare il flusso di latte, che in questi casi è molto rapido e abbondante, e il bimbo, avendo la testolina libera, può staccarsi dal seno e riattaccarsi in modo autonomo”.

Un classico: la posizione a culla

Forse è quella più usata in assoluto, in casa e all’aperto. La mamma è seduta e sorregge il bimbo con un braccio, eventualmente aiutandosi con alcuni cuscini. Posizionati sotto il gomito o direttamente sotto il bambino, le evitano di stancarsi e sentire tensione ai muscoli. Il corpo del bimbo è rivolto contro quello materno e il suo naso è davanti al capezzolo in modo che questo vada correttamente a posizionarsi nella parte alta della bocca.

“Il bebè succhia dal lato del braccio che lo sorregge e, in questo modo, la mamma ha una mano libera”, dice l’esperta. “Nei primi tempi, quando le poppate sono frequenti e spesso durano a lungo, l’allattamento è l’occasione per rilassarsi. O dedicarsi a qualche attività piacevole: dalla lettura di un romanzo alla visione di un programma in tivù. Questa posizione permette alla mamma di allattare comodamente e con discrezione anche fuori casa”.

Si chiama “di transizione” e vale come test

Ecco una posizione molto utile quando si sta prendendo confidenza con le prime poppate. “È una variante della posizione a culla e permette alla mamma di controllare l’attacco durante la poppata e al bimbo di concentrarsi sulla suzione”, spiega Francesca Garofalo.

“La mamma tiene il bebè con un braccio, in modo che sia ben aderente al suo corpo, e lo allatta dal seno opposto. Quindi, se lo sostiene con il braccio destro, lo attacca a sinistra, e viceversa. Così, si controlla che il bimbo spalanchi bene la bocca e poppi con il mento affondato nel seno. Facendolo sentire contenuto, grazie al braccio che lo sostiene e lo mantiene vicino, eventualmente con i piedini sotto la sua ascella. Se tutto il suo corpo è sorretto e contenuto, infatti, il bambino riesce a concentrarsi sulla suzione. E impara meglio e più rapidamente ad attaccarsi correttamente e a poppare”.

La presa sottobraccio è spesso risolutiva

La posizione da rugby – o sottobraccio – è un’alternativa a quella a culla e può rivelarsi utile in varie situazioni. “In caso di cesareo, questa posizione permette di allattare senza che il bimbo pesi sulla ferita o la tocchi con i piedini. Infatti, il corpo del bebè è sotto il braccio della mamma, dallo stesso lato del seno da cui sta poppando. I piedini sono rivolti verso la schiena materna e la testolina, sorretta dalle dita della mamma, è posizionata di fronte al seno”, spiega l’esperta.

È d’aiuto anche per le mamme che hanno un seno molto abbondante e vogliono controllare bene l’attacco. E per i bimbi che non poppano volentieri da un seno. In quest’ultimo caso, la mamma potrà allattare il piccolo dalla parte che preferisce tenendolo nella posizione a culla e poi farlo scivolare fino all’altro seno, senza girarlo, proseguendo quindi la poppata con la posizione da rugby.

“Questa soluzione può rivelarsi utile anche per i bimbi che non hanno ancora imparato a poppare bene. O che devono essere incoraggiati a farlo più spesso: in questa posizione il flusso del latte è forte fin dall’inizio e il bebè è invogliato a poppare. Infine, se i bambini sono due, la mamma può adottare questa posizione quando li allatta in contemporanea: in questo modo, i piccoli non si toccano e non si ‘disturbano’ a vicenda”.

Poppate nel lettone per riprendere meglio le forze

Allattare da sdraiate permette di riposare, recuperare energie, fare un sonnellino insieme al bebè. “Mamma e bimbo sono nel lettone sdraiati sul fianco”, spiega Francesca Garofalo. “Il viso del piccolo è di fronte al seno, con il naso all’altezza del capezzolo e il corpo molto vicino a quello materno. Durante la poppata la mamma potrà aiutarlo a mantenere la posizione posandogli un braccio dietro la schiena. Questa soluzione è indicata dopo il parto, se il bebè è nato con un cesareo o se la mamma ha ricevuto punti di sutura per un’episiotomia o una lacerazione. Il piccolo, infatti, non pesa sulla ferita. In caso di cesareo, per scaricare la tensione dall’addome, meglio mettere un cuscino tra le ginocchia”.

Ingorgo? Prova la posizione della lupa

Viene chiamata così in riferimento alla statua della lupa capitolina che allatta i gemelli. È un vero toccasana in caso di dotti ostruiti o ingorghi mammari. “Si sistema il bimbo sdraiato supino in mezzo al lettone e la mamma si colloca a quattro zampe sopra di lui per allattarlo dall’alto. Se necessario, il piccolo può essere posato sopra un cuscino per rialzarlo. In questa posizione i dotti si distendono del tutto e, mentre il neonato poppa, la forza di gravità contribuisce allo svuotamento”, spiega la consulente.

Se c’è un ingorgo in corso, e una zona del seno è dolente o indurita, il mento del bimbo dovrà premere in quel punto. Perché grazie alla suzione e al ‘massaggio’ esercitato dalla lingua venga liberato da eventuali residui di latte. Naturalmente, in presenza di ingorghi mammari, occorre individuare la causa del problema e risolverla. Ma nel frattempo questa posizione è estremamente efficace per gestire l’emergenza o per prevenirla. Sono sufficienti pochi minuti, infatti, per drenare il seno e alleviare la sensazione di tensione o eccessiva pienezza”.

Nella fascia, poppate on the road

Ecco una soluzione comoda e discreta per allattare ovunque ci si trovi e in qualunque momento. Anche passeggiando per strada. “Quando il bimbo è nella fascia, è sufficiente scoprire il seno e favorire l’attacco. Il piccolo potrà poppare tranquillamente, riparato dalla stoffa”, conclude Francesca Garofalo. “La mamma avrà entrambe le mani libere, i bisogni del bebè saranno soddisfatti e lei potrà dedicarsi anche ad altre attività. Come fare la spesa, spostarsi con i mezzi pubblici, tenere per mano un fratellino maggiore o aiutarlo a salire sullo scivolo al parco”.

Occhio all’attacco

Per scongiurare la comparsa delle ragadi e per garantire un’adeguata stimolazione del seno, è fondamentale che l’attacco del bebè sia davvero corretto. Vediamo insieme le caratteristiche della poppata ideale.
– Il corpo del bebè è rivolto verso quello materno (in pratica i due sono pancia contro pancia) ed è “in asse”, ovvero l’orecchio, la spalla e l’anca si trovano sulla stessa linea retta.
– Il piccolo è posizionato all’altezza giusta, con il naso di fronte al capezzolo, in modo che la mamma non debba piegarsi in avanti.
– La bocca del bimbo è ben aperta, come per uno sbadiglio, e comprende buona parte dell’areola, mai solo il capezzolo.
– Il bebè alterna suzione e deglutizione (osservando le guance, si vede che il piccolo succhia due o tre volte e, poi, manda giù). Non si devono sentire schiocchi o altri rumori.

Allattare non deve fare male!

Se la mamma sente dolore durante la poppata, è il segnale che c’è qualcosa che non va. È importante, quindi, controllare bene l’attacco durante la poppata e, se si nota che il bimbo non succhia correttamente, staccarlo con delicatezza e riprovare con calma.

Se, nonostante questi accorgimenti, le poppate continuano a essere dolorose, è opportuno rivolgersi a una figura esperta in allattamento. Un’ostetrica del consultorio, una consulente volontaria di La Leche League o una consulente professionale IBCLC. Così che possa osservare la poppata e aiutare a migliorare attacco e posizione. Talvolta, basta veramente poco per riprendere a nutrire il proprio bebè senza problemi.

Per un “pieno” di latte e di relax

Perché le poppate siano un momento piacevole e rigenerante, va organizzata una “postazione da allattamento” confortevole. Con una buona scorta di cuscini da usare al bisogno, posizionandoli dietro la schiena, sotto le braccia o sotto il corpo del bebè.
Di fianco alla poltrona (o al divano, oppure al letto), si possono predisporre una bottiglia di acqua fresca, spremuta o succo di frutta per soddisfare la sete e, magari, una merendina (a base di frutta fresca, yogurt, pane e marmellata).

Soprattutto nel primo periodo, quando le poppate sono frequenti e i tempi possono essere molto lunghe, si può approfittarne per leggere un bel romanzo, guardare un film, rilassarsi con la propria musica preferita. Se c’è un fratellino, la mamma potrà organizzare una postazione per due. Accanto al divano che ospita la poppata, si potranno preparare i suoi libretti preferiti, puzzle, album da colorare e pennarelli o altri giochi che si possono fare stando seduti.

di Giorgia Cozza

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