Poppate e lavoro | Io e il mio bambino

Poppate e lavoro

Poppate e lavoro

Allattare e lavorare è possibile? Molte mamme pensano con preoccupazione alla ripresa della propria professione: a generare ansia è il distacco dal piccolo, ma sono anche i dubbi riguardanti la gestione di poppate al seno e orari lavorativi. Gli interrogativi sono numerosi, ma allattare e lavorare si può, basta un po’ di organizzazione. Ecco qualche suggerimento.

Al bando ansie e preoccupazioni

Hai deciso di allattare, ma sai che a un certo punto dovrai tornare in ufficio. Il pensiero del distacco è presente fin dall’inizio, quando non puoi fare a meno di chiederti come si regolerà il tuo piccino una volta che non avrà più la mamma e il seno a disposizione 24 ore su 24. Oltre ai dubbi che già sorgono spontanei alla mamma, può essere che ci siano anche parenti e amici che tendono a sottolineare le difficoltà. Tanto che, a volte, ci si chiede se non sia il caso di iniziare ad abituare il bambino già parecchie settimane prima del rientro al lavoro, ad esempio proponendogli il biberon o addirittura rinunciando ad allattare sin dall’inizio. Ma preoccuparsi in anticipo non fa bene, prima di tutto perché si rischia di offuscare la gioia di un periodo in cui mamma e bebè hanno la possibilità di stare sempre insieme e poi perché il bambino, a questa età, cambia molto rapidamente, e quello per cui non è assolutamente pronto oggi, potrebbe non essere più un problema tra qualche settimana. Inoltre, i bimbi hanno una grande capacità di adattamento e sanno benissimo cosa possono aspettarsi e da chi: ciò significa che quando il bebè è con la madre cercherà il seno per soddisfare i suoi bisogni fisici e affettivi, mentre quando è con un’altra persona imparerà ad apprezzare modalità di accudimento e rituali differenti.

Poppate, alleate di mamma e bebè

Non c’è il rischio che continuare ad allattare quando si riprende il lavoro rappresenti una fatica aggiuntiva? In realtà le poppate possono rivelarsi valide alleate di mamma e bambino. Quando la mamma torna a casa dal lavoro, basta una poppata ed ecco che madre e figlio si ritrovano dopo le ore trascorse lontani e recuperano all’istante quell’intimità e quella vicinanza psico-fisica che fa sentire meglio entrambi. Inoltre, per le mamme che vivono il distacco con grande fatica e magari con qualche senso di colpa, il fatto di continuare a garantire l’alimento ideale al proprio bambino è di grande aiuto. Certo, soprattutto se il bimbo è molto piccolo, la mamma dovrà affrontare qualche sforzo in più per organizzarsi al meglio, ma gli importanti benefici a breve e lungo termine che l’allattamento garantisce alla salute del suo bambino la ripagano di ogni fatica. E, allora, vediamo come organizzarsi in vista della ripresa lavorativa.

Quando serve una scorta di latte

Se la mamma torna al lavoro quando il bimbo è ancora molto piccolo, servirà una scorta di latte da lasciare alla persona che si prende cura del bebè. Ogni mamma potrà provare vari metodi per estrarre il latte e scegliere quello che sente più vicino alle sue esigenze. Ci sono madri che si sono trovate molto bene con la spremitura manuale e, con un po’ di esercizio, sono diventate così esperte da riuscire ad estrarre buone quantità di latte in tempi brevi. Altre donne preferiscono utilizzare un tiralatte, che può essere di tipo manuale, elettrico o elettrico doppio (per estrarre il latte da entrambi i seni contemporaneamente). Se le prime volte la quantità di latte è molto limitata, non ci si deve preoccupare: con la pratica l’operazione diventa più veloce e, inoltre, è possibile unire più porzioni di alimento estratte nel corso della giornata. Un consiglio utile può essere quello di fare impacchi caldi prima di tirarsi il latte, cercare di rilassarsi e dedicarsi a questa operazione in luoghi e momenti tranquilli (molto indicata è la mattina quando la madre è più riposata). Un’altra possibilità è estrarre il latte da un seno, mentre il bimbo sta poppando dall’altro. Nel caso in cui il bambino abbia già più di sei mesi, può non essere necessaria una scorta di latte, perché il piccolo può poppare al seno al mattino, mangiare la pappa a mezzogiorno e una merenda a base di frutta al pomeriggio, per poi tornare subito a poppare appena la mamma torna.

Metodi e tempi di conservazione

Il latte tirato o spremuto può essere conservato in un contenitore di vetro o plastica oppure negli appositi sacchetti che si trovano in farmacia. Il latte si conserva:

  • nel frigorifero (nel ripiano, non nello sportello) per 5-8 giorni ad una temperatura tra 0 e 4°,
  • nello scomparto per il ghiaccio (all’interno del frigorifero) fino a due settimane,
  • nei congelatori verticali, con sportello separato da quello del frigo, per 3-4 mesi,
  • in un congelatore ‘a pozzetto’ con temperatura costante di circa –19°, per 6 mesi o più.

Quando è il momento di offrire il latte al bebè, per riscaldarlo si suggerisce di tenere il contenitore sotto l’acqua corrente calda o di usare il sistema a bagnomaria o, ancora, uno scaldabiberon. Si sconsiglia invece di metterlo direttamente sul fuoco, perché alcuni componenti preziosi potrebbero andare distrutti se l’alimento si scalda troppo. Ricordiamo che il latte, una volta scongelato, va consumato entro 24 ore e non si può ricongelare.

I permessi per allattamento

La legge prevede per tutto il primo anno di vita del bambino dei permessi giornalieri per l’allattamento, di due ore nel caso in cui la madre lavori a tempo pieno (orario di lavoro pari o superiore alle 6 ore giornaliere) e di un’ora in caso di part time (orario inferiore alle 6 ore). Per le madri che lavorano in proprio – se il tipo di professione lo permette – una soluzione per mantenere una buona produzione di latte può essere quella di farsi portare il bimbo sul luogo di lavoro per una breve pausa-poppata.

Prendersi cura del seno

Una volta ripresa l’attività lavorativa, se la mamma resta lontana dal suo bambino per diverse ore dovrà estrarre il latte anche sul luogo del lavoro, sia per alleviare la tensione del seno (ed evitare ingorghi mammari) sia per mantenere un’adeguata produzione. Il latte estratto potrà essere conservato per il bebè, semplicemente riponendolo in una borsa termica con all’interno del ghiaccio (l’alimento materno può, infatti, essere conservato anche fuori dal frigorifero fino a 24 ore, a una temperatura di 15°). Se invece la mamma riprende il lavoro quando il suo bambino è già grandicello o se resta lontana solo poche ore, estrarre il latte sul lavoro probabilmente non sarà necessario. Basterà tenere sotto controllo il seno: se si indurisce o la mamma ha una sensazione di disagio, potrà tirare un po’ di latte con il tiralatte o con la spremitura manuale.

di Giorgia Cozza

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