Poliomielite: siamo al capolinea | Io e il mio bambino
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13 febbraio 2019

Poliomielite: siamo al capolinea

L'eradicazione del virus della polio è vicinissima. Occorre solo un ultimo sforzo per archiviare tra i ricordi del passato questo terribile flagello che affliggeva l'umanità già ai tempi dell'antico Egitto

Poliomielite: siamo al capolinea

Che il 2019 sia l’anno in cui l’umanità sconfiggerà per sempre la poliomielite. Questo è l’augurio formulato a gennaio dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus in visita in Afghanistan, uno dei due Paesi al mondo dove la malattia è ancora stabilmente presente. È molto più di un semplice augurio, è quasi una promessa con ottime probabilità di realizzarsi.
Nella prima metà del ventesimo secolo ogni anno centinaia di migliaia di bambini rimanevano paralizzati e tanti di loro morivano per la poliomielite. Nel 2018 sono stati registrati appena 80 casi di trasmissione al mondo, in Afghanistan e Pakistan.

“Il traguardo che speriamo di raggiungere entro l’anno è di registrare zero casi di infezione da virus della polio in tutto il mondo”, spiega Paolo Bonanni, ordinario di Igiene dell’Università di Firenze. “Ottenuto questo, ci vorranno ancora tre anni per verificare che il virus sia veramente sparito dalla faccia della terra e dichiararlo eradicato”.

Poliomielite: come si trasmette

Questa malattia si trasmette per via feco-orale: il virus entra nell’organismo dalla bocca, attraverso acqua e alimenti contaminati, e una persona infettata ne rilascia nell’ambiente per settimane attraverso le feci. Il contagio evidentemente è favorito da condizioni igieniche carenti, dal sovraffollamento, da acquedotti e fognature in cattive condizioni. “Il virus è in grado di resistere per alcune settimane fuori dall’organismo umano, nell’ambiente, in attesa di infettare un nuovo ospite”, spiega Bonanni. “Per questa ragione nei Paesi a rischio vengono effettuati esami periodici delle acque per verificarne la presenza o l’assenza”.
Entrato nell’organismo, il virus si moltiplica nell’intestino talvolta in modo asintomatico, nella maggior parte dei casi provocando blandi sintomi gastrointestinali che si possono facilmente confondere con infezioni innocue. Solo in un caso ogni 200 il virus attacca il sistema nervoso dell’ospite provocando paralisi a volte permanente e potenzialmente letale. “Per ogni caso di polio che riconosciamo e registriamo nella popolazione perché ne vediamo gli effetti, ce ne sono 200 che potremmo non riconoscere perché asintomatici o quasi”, osserva Bonanni. “Ecco perché ci vorranno anni e attenti controlli prima di dichiarare eradicata la malattia. Ma ce la possiamo fare, siamo sulla buona strada”.

I due vaccini

Di certo l’igiene e l’accesso all’acqua potabile hanno contribuito a limitare la diffusione del virus della polio nel corso degli ultimi decenni, ma non saremmo al punto in cui siamo senza il vaccino, messo a punto negli anni ’50 ed entrato in uso in tutto il mondo negli anni ’60. Il crollo delle infezioni nei Paesi occidentali, dove all’epoca le condizioni igieniche erano già buone, coincide proprio con l’adozione del vaccino.
“Bisognerebbe, in realtà, parlare di vaccini, perché ce ne sono due”, spiega Bonanni. “Quello orale, il cosiddetto vaccino Sabin, contiene poliovirus vivi attenuati e, proprio perché orale, conferisce immunità a livello delle mucose intestinali. Previene tutti i casi di infezione, sia quelli limitati a livello gastrointestinale, sia quelli che coinvolgono il sistema nervoso. Poi c’è il vaccino Salk, che contiene virus inattivati, morti, e si somministra per via iniettiva. In caso di contatto con il virus, non impedisce del tutto la sua replicazione nell’intestino, ma previene il coinvolgimento del sistema nervoso”.
Nei Paesi dove il poliovirus è presente o ad alto rischio di ritorno, si utilizza il vaccino a virus vivi attenuati, che da le migliori garanzie di protezione e spezza la catena del contagio. Nei Paesi dove da tempo non si registrano casi di infezione o la presenza del virus nelle acque, si ricorre al vaccino a virus inattivati.
“A fronte della sua elevata efficacia, il vaccino orale comporta un problema”, prosegue l’esperto. “I virus vivi attenuati contenuti al suo interno si moltiplicano nell’intestino della persona vaccinata. È proprio così che si attua il suo funzionamento e così viene stimolata la risposta immunitaria della mucosa intestinale. Essendo attenuati, questi virus non provocano la malattia. La persona vaccinata li rilascia nell’ambiente attraverso le feci. Talvolta, assai raramente, alcuni di questi virus possono retro-mutare, cioè tornare alla forma aggressiva e patogena. Può accadere quindi che uno di questi virus di origine vaccinale infetti una persona non vaccinata provocando malattia e paralisi”.

Virus selvaggio e virus da vaccino

Ecco perché si parla di poliovirus selvaggio e poliovirus da vaccino. “Nelle regioni in cui il virus selvaggio, quello di origine naturale, è stato da tempo eradicato, si smette di usare il vaccino orale e si passa a quello a virus inattivati”, dice Bonanni. “Laddove invece il virus selvaggio è ancora presente, non possiamo fare questo passaggio. Il rischio che il virus selvaggio riprenda forza e torni a diffondersi è troppo elevato. Per fare un esempio, in Israele da tempo si usava il vaccino iniettivo a virus inattivati, perché il virus selvaggio risultava assente. Circa 5 anni fa, alcune analisi rilevarono la presenza di virus selvaggio nelle fognature. Pur senza aver registrato nuovi casi, venne lanciata una campagna di immunizzazione col vaccino a virus vivi e il ritorno del virus selvaggio venne stroncato prima che avesse tempo di diffondersi”. Solo quando avremo ridotto a zero i casi di trasmissione di virus selvaggio in tutto il mondo e saremo certi di averlo eliminato, anche il vaccino a virus vivi verrà abbandonato ovunque in favore di quello a virus inattivati. Infine, elimineremo anche quest’ultimo, come si è fatto per il vaccino anti vaiolo. E la poliomielite sarà solo un orribile ricordo del passato.

La situazione in Italia

“Nel nostro Paese da decenni ormai si usa il vaccino iniettivo a virus inattivati e la copertura attualmente è buona”, dice Bonanni. “Negli ultimi anni anni era scesa sotto il 95%, ma l’introduzione dell’obbligo l’ha riportata sopra la soglie di sicurezza. È importante non abbassare la guardia, continuare a vaccinare tutti i nuovi nati e fare i richiami necessari fino all’adolescenza, proprio ora che siamo così vicini all’eradicazione della malattia”.
È vero che nel nostro Paese non si registrano più casi di polio da decenni, ma Pakistan e Afghanistan non sono poi così lontani e finché non ce ne saremo sbarazzati del tutto, dobbiamo continuare a temere la poliomielite.

Iscrizione al NidoSei in regola con i vaccini?

 

di Maria Cristina Valsecchi

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