Piccoli difetti alla nascita: nessuno è perfetto, nemmeno il bebè

13 gennaio 2020

Piccoli difetti alla nascita: nessuno è perfetto

Alla nascita, hai occhi solo per lui. Lo scruti con attenzione e ammiri i suoi lineamenti fini e cesellati. Ma non ti sfuggono quelle caratteristiche tipiche dei bebè che sembrano piccoli difetti, ma non lo sono. Ecco quali

Piccoli difetti alla nascita: nessuno è perfetto

Sono tutti bellissimi i neonati. La tenerezza che ispirano e la profondità del loro sguardo così intenso conquistano il cuore di mamma e papà. Ci sono però alcune caratteristiche proprie delle prime settimane di vita – dalla testolina un po’ schiacciata alle gambette ad arco, dai brufolini ai piedini piatti – che potrebbero suscitare qualche dubbio o preoccupazione nelle neomamme. Vediamo insieme quali possono essere i piccoli difetti fisiologici del bebè che si risolvono spontaneamente con la crescita.

Testolina di forma “strana”

Alla nascita, le ossa del cranio non sono ancora saldate per garantire l’elasticità della scatola cranica e, quindi, la discesa nel canale del parto. Può capitare che, dopo un travaglio lungo, la testa del bimbo appaia un po’ allungata o schiacciata da un lato.

A volte l’origine delle asimmetrie è legata a una posizione preferenziale assunta nel pancione della mamma. “Tutte le asimmetrie scompaiono spontaneamente. Con la crescita del cervello all’interno della scatola cranica, le ossa si rimodellano”, puntualizza Andrea Dotta, responsabile della Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

E può anche capitare, sfiorando la testolina con le dita, di sentire una sorta di “avvallamento” e di percepire sotto la pelle le pulsazioni del battito cardiaco. Questa piccola depressione al centro del capo, poco sopra la fronte, è la fontanella anteriore, una membrana flessibile e resistente, che – insieme alle altre cinque (quella posteriore e quattro laterali di dimensioni minori) – conferisce elasticità alla scatola cranica.

“Oltre a favorire il passaggio del bambino nel canale del parto, la mancata saldatura delle ossa del cranio alla nascita permette successivamente la crescita, e quindi l’aumento di volume, del cervello”, precisa Dotta. La chiusura della fontanella anteriore avviene in un tempo variabile, compreso tra i 6 e i 12 mesi di vita, e viene monitorata dal pediatra in occasione dei periodici bilanci di salute.

Quando si accarezza la testa del piccolo, il lieve avvallamento che corrisponde alla fontanella può fare un po’ impressione. Ma non solo si tratta di una condizione normale, è addirittura segno di buona salute. Infatti, se la fontanella apparisse bombata, gonfia, arrossata, potrebbe essere il segnale di un’infezione in corso. Ad esempio se il bimbo ha la febbre, potrebbe indicare una meningite, per cui è indispensabile contattare subito il proprio pediatra o rivolgersi al Pronto Soccorso.

Sguardo un po’ asimmetrico

Un occhietto del bebè o entrambi non sono ben allineati e, quando il piccolo osserva la mamma o un oggetto, tende a orientarsi verso il centro (cioè verso il suo nasino). “In questo caso si parla di pseudo-strabismo, ovvero una condizione generalmente fisiologica e transitoria che si risolve spontaneamente con la crescita”, spiega Andrea Dotta.

Il mancato allineamento è dovuto al fatto che, nei primi mesi di vita, il coordinamento degli occhi a livello cerebrale non è ancora maturato e, quindi, non c’è motivo di preoccuparsi.
“A volte questa asimmetria è accentuata dalla presenza di pliche cutanee – ovvero di pieghe della pelle – tra gli occhi e il naso”, considera l’esperto. Una condizione, questa, anch’essa legata all’anatomia del bebè che si risolve con la crescita.

Se, però, dopo il quarto-sesto mese, lo sguardo del piccolo non fosse ancora ben allineato, sarebbe opportuno segnalare la situazione al pediatra. Che valuterà l’opportunità di una visita oculistica per escludere la presenza di uno strabismo congenito. O, evenienza decisamente più rara, di problemi neurologici o patologie oculari.

Occhietti troppo… umidi

Può capitare che un occhio (o, più raramente, entrambi) presenti arrossamenti frequenti, lacrimazione e secrezioni. In questa eventualità, la causa – spesso – è la stenosi del dotto lacrimale. Un restringimento o un’ostruzione del canale naso-lacrimale che impedisce alle lacrime di defluire e non permette una corretta idratazione della congiuntiva.

“Per prevenire infiammazioni e per risolvere il problema, si suggerisce di effettuare quotidianamente un massaggio, eseguendo delle delicate pressioni con un dito dal naso verso l’occhio”. In questo modo si favorisce lo svuotamento del sacco lacrimale (evitando così il ristagno di muco e la proliferazione di batteri) e l’apertura del dotto lacrimale.

“Quando l’occhio è arrossato e sono presenti secrezioni, è inoltre necessario detergerlo con una garzina sterile medicata”, suggerisce Dotta. Questo disturbo, generalmente, si risolve da solo nei primi mesi di vita, e comunque entro il secondo compleanno.

Puntini bianchi sotto pelle

Tra i piccoli difetti che possono comparire nei primi giorni dopo la nascita, sono tra i più comuni. Sono chiamati grani di miglio e fanno la loro comparsa sul viso del bebè, in particolare sulla fronte, ma possono estendersi anche ad altre parti del corpo.

“Sono dovuti a un indurimento delle cellule epidermiche che dà luogo a una piccola occlusione dei follicoli cutanei”, spiega l’esperto. “La loro comparsa non deve preoccupare, non segnala intolleranze o predisposizioni allergiche e non richiede alcun accorgimento particolare”. I puntini bianchi scompaiono da soli nell’arco di pochi giorni o settimane.

Brufoletti rossi sul viso

Quando sulla pelle del bebè, e in particolare sul volto, compaiono dei brufoletti rossi e/o bollicine, siamo di fronte a un eritema tossico del neonato. Ma il nome non deve trarre in inganno né spaventare: si tratta infatti di un fenomeno assolutamente innocuo.

“La comparsa di brufolini o arrossamenti della cute, in genere, è dovuta a una fisiologica e transitoria alterazione ormonale, talvolta legata agli ormoni materni trasmessi al bimbo in occasione della poppata”, precisa il neonatologo.

“Non è necessario trattare le zone interessate con creme o pomate, e non servono particolari accorgimenti legati all’igiene del bebè. Entro le prime settimane di vita – da quattro a otto – il fenomeno si risolve spontaneamente”.

Orecchie a sventola

Può capitare che, durante il passaggio nel canale del parto, un orecchio del piccolo possa piegarsi e alla nascita apparire schiacciato. Si tratta di piccoli difetti che si risolvono da sé in tempi rapidi. Unica accortezza, controllare che quando la testa del bimbo è appoggiata sul lato dell’orecchio “piegato”, questo sia posizionato correttamente.

Diverso è il caso delle orecchie a sventola, una caratteristica genetica che nel neonato appare più accentuata perché non ci sono i capelli a mascherarla. “Una caratteristica”, sottolinea l’esperto, “che riguarda esclusivamente il piano estetico, non quello funzionale”.

Una chioma… da pulcino

Alla nascita, la testolina del bebè è coperta da una peluria (più o meno folta) che, nel corso dei primi mesi di vita, lascerà il posto ai capelli veri e propri. “Le caratteristiche dei primi capelli, il fatto cioè che siano più o meno folti, sono legate al fenotipo familiare. I bambini biondi con la pelle chiara nascono in genere con meno capelli. I neonati con capelli e carnagione più scura hanno una chioma più folta” considera l’esperto.

“Anche la presenza di zone dove i capelli sono più radi – o assenti – è normale. Dove la testa appoggia più spesso e a lungo i capelli crescono più lentamente. Quando il bambino inizia a sorreggere il capo, stare seduto senza appoggio e muoversi, i capelli crescono in modo uniforme”.

Squamette sul capo

Quando compaiono sulla testa del bebè, si parla di crosta lattea. Nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno passeggero destinato a regredire e risolversi spontaneamente. In alcuni casi, soprattutto se associata ad eczemi cutanei, può segnalare un’atopia, ovvero una predisposizione nei confronti di intolleranze alimentari e allergie.

“In ogni caso non sono necessarie terapie mirate per la cute della testolina”, sottolinea l’esperto. “È sufficiente farsi consigliare dal pediatra detergenti che favoriscono una buona idratazione”.

Macchiette rosse sulla pelle

Di dimensioni variabili, dalla capocchia di spillo ai 2-3 centimetri quadrati. Sono note come macchie mongoliche (la corretta definizione è melanocitosi dermica congenita). Questi piccoli difetti cutanei sono angiomi destinati a scomparire spontaneamente con la crescita.

“Si trovano generalmente dietro la nuca o lungo la linea mediana della colonna vertebrale”, spiega l’esperto. “Non essendo rilevati rispetto alla cute, non c’è il rischio di sfregarli e di sanguinamenti. Non sono quindi richieste accortezze particolari”. L’unica indicazione è di tenerli d’occhio per verificare che, con il trascorrere delle settimane, tendano a regredire fino a scomparire del tutto nell’arco dei primi mesi di vita.

“Diversa la situazione, però, se sulla cute del bebè è presente più di una macchia. O se gli angiomi si trovano in zone diverse e/o se tendono a peggiorare, aumentando di dimensioni o apparendo arrossati e infiammati. In questi casi  è necessario segnalare le anomalie riscontrate al pediatra”, consiglia Dotta.

Ombelico sporgente

Reciso il cordone ombelicale alla nascita, resta un piccolo “moncone” che impiega circa 7-10 giorni (fino a un massimo di due settimane) per cadere spontaneamente. “In questo periodo è importante tenere la zona asciutta e pulita, ma non è necessario, né consigliato usare alcol o disinfettanti”, chiarisce l’esperto.

“Una volta caduto il moncone, la cicatrice ombelicale potrebbe risultare lievemente sporgente: questa caratteristica, innocua e passeggera, è dovuta al fatto che i muscoli retti dell’addome non sono ancora del tutto saldati. Ma non provoca fastidio al bimbo”.

Se però la protrusione aumenta e diventa molto visibile ogni volta che il bimbo piange, tossisce o compie sforzi muscolari, potrebbe trattarsi di un’ernia ombelicale, che interessa il 10% dei neonati a termine e più di frequente i piccoli di basso peso o pretermine. “Anche questa condizione non deve destare allarme, poiché si tratta di un’anomalia del tutto benigna. Non comporta cioè rischi per la salute e, nella maggior parte dei casi, si risolve spontaneamente nei primi anni di vita con la maturazione della muscolatura. Segnalata la cosa al pediatra di famiglia, sarà lui a tenere monitorata la situazione”.

Gambine ad arco

La maggior parte delle mamme noterà nel proprio piccino piccoli difetti nella curvatura degli arti inferiori. “Una caratteristica fisiologica, accentuata dalla posizione assunta indossando il pannolino”, considera l’esperto. “Si tratta di una condizione che non deve preoccupare, poiché non è sintomo di problematiche di salute. Tra l’altro, prima delle dimissioni dal reparto di maternità, il pediatra verifica con manovre specifiche, che non ci siano anomalie, quali la displasia dell’anca”.

Tra il primo e il secondo compleanno, grazie al costante allenamento praticato gattonando, camminando e correndo, le gambe del bambino perdono quella caratteristica conformazione ad arco.

Piedini piatti

Ispirano tenerezza così tondi e cicciottelli. Ma, a volte, possono suscitare qualche preoccupazione, quando si nota che la loro pianta non è sagomata come quella di un adulto. Sono piccoli difetti risolvibili? Come mai il bebè ha i piedini piatti? “In realtà non sono piatti, ma l’accumulo di grasso a livello plantare dà quell’impressione”, puntualizza l’esperto.

“Quando il piccolo inizia a puntare i piedini, a muoversi nello spazio gattonando e poi a camminare, il fenomeno si risolve spontaneamente”. In pratica, solo con il completo sviluppo scheletrico-muscolare, il cuscinetto adiposo che riempiva la pianta del piede si ridurrà, rendendo evidente l’arco plantare.

Piccoli difetti? Consulta il pediatra

Sono caratteristiche passeggere, assolutamente fisiologiche nelle prime settimane o mesi successivi alla nascita. Questi piccoli difetti non devono preoccupare i neogenitori. “Se però la mamma non si sente serena o se queste caratteristiche, anziché regredire con la crescita, si accentuano, è indispensabile rivolgersi al proprio pediatra di famiglia ed esporgli ogni dubbio”, raccomanda il neonatologo Andrea Dotta.

Sarà lo specialista, dopo aver visitato il bimbo e valutato il suo benessere, a rassicurare i genitori o, se necessario, a offrire suggerimenti mirati per risolvere la situazione.

 

di Giorgia Cozza

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