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15 gennaio 2019

Sai interpretare il suo pianto?

Appetito, disagio o, semplicemente, tanta voglia di coccole... Scopri cosa ti sta "chiedendo" il tuo piccolo e come consolarlo  

Sai interpretare il suo pianto?

Quando il bebè piange, può avere esigenze molto diverse. Non bisogna farsi prendere immediatamente dall’ansia e dal timore che stia soffrendo, ma concentrarsi sulle caratteristiche del pianto, ascoltarlo, osservare il comportamento del bambino per cercare di interpretare il suo segnale e rispondere in modo adeguato. Ecco una guida per aiutarti a valutare le varie sfumature del pianto del neonato.

Che fame!

“Il pianto da fame inizia, di solito, come un lamento a bassa intensità, poi aumenta progressivamente per arrivare, se l’esigenza del piccolo non viene soddisfatta, alle urla acute”, spiega Andrea Dotta, responsabile della Struttura Complessa di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Si arresta immediatamente quando al bambino viene offerto il seno, mentre il ciuccio riesce a placarlo solo per pochi istanti. Per capire se un bimbo sta piangendo per fame, ovviamente, giova ricordare quando ha mangiato l’ultima volta, quanto a lungo ha poppato e se succhiava con convinzione”.

Coliche, reflusso & Co.

Esordisce subito con strilla acute. “Non è un lamento, ma un urlo”, dice il neonatologo. “Cominciano in questo modo, di solito, le crisi di pianto serali dei bimbi che soffrono di colichette o quelle dei piccoli che hanno il reflusso gastroesofageo. Talvolta il pianto da sofferenza può placarsi temporaneamente se al piccolo viene offerto il ciuccio o, meglio ancora, il seno, perché il movimento della suzione stimola il rilascio di endorfine e attenua il dolore. Bisogna fare attenzione, quindi, a non confonderlo con il pianto da fame. Il bebè che soffre può poppare per un po’, ma poi si stacca e riprende inevitabilmente a piangere”. Le cause più frequenti nei neonati sono le colichette gassose, il reflusso gastroesofageo e l’otite. “Il bimbo non è in grado di descrivere il suo disturbo, ma i genitori possono ricavare alcuni indizi dal suo atteggiamento e dai suoi movimenti. “Se il pianto si manifesta con una certa regolarità ogni giorno o quasi, nel tardo pomeriggio o in serata e il piccolo tende a contrarre le gambine e a fletterle sul pancino, si tratta probabilmente di coliche gassose. Non esistono rimedi definitivi per eliminare il dolore delle colichette, ma di solito i bimbi che ne soffrono traggono grande giovamento dai massaggi al pancino e dallo stare a pancia in giù, possibilmente a contatto pancia a pancia con la mamma”. Il pianto da reflusso si manifesta, invece, durante e dopo i pasti, perché il dolore che il piccolo prova è dovuto alla risalita del contenuto gastrico, che irrita la mucosa dell’esofago. “Il piccolo si stacca di frequente dal seno, flette la testa all’indietro e inarca la schiena”, dice l’esperto. L’otite, infine, è più frequente nei bimbi che hanno già qualche mese rispetto a quelli appena nati. “Mamma e papà possono riconoscerla toccando le orecchie del bambino e osservando la sua reazione”, dice Dotta. “In caso di sospetto reflusso o di otite, è necessario rivolgersi al pediatra per la diagnosi e una cura appropriata”.

Quando il motivo è il fastidio

Si tratta di un lamento di minore intensità rispetto al pianto da dolore. “È il segnale che c’è un fattore di disagio nell’ambiente in cui si trova il bambino: troppo rumore, troppa luce, troppo caldo o freddo, oppure il pannolino bagnato”, spiega l’esperto. “Di solito, il pianto del neonato ha una cadenza lamentosa, senza urla o picchi acuti, ma può crescere di intensità se la causa del problema non viene rimossa”.

Se il pianto del neonato è una richiesta di coccole

Ha senso per un bebè parlare di pianto per capriccio? “Direi di no, almeno non nel significato che attribuiamo a questa parola per i bambini più grandicelli: talvolta, il piccolo piange perché vuole attirare l’attenzione dei genitori”, risponde Dotta. “Si annoia e desidera interagire con gli adulti e con l’ambiente, cerca la gratificazione dell’abbraccio materno e delle coccole”. Capire se è questa la ragione del pianto del neonato è facile: per calmarlo, è sufficiente che la mamma lo prenda in braccio, gli parli e lo tenga vicino a sé. È importante soddisfare l’esigenza di contatto fisico del neonato. Per nove mesi, nell’utero materno, ha sperimentato una condizione di contenimento e, dopo la nascita, ha bisogno di riviverla nell’abbraccio, nel contatto pelle a pelle con la mamma, nel movimento dondolante della sua camminata mentre lo culla, nelle carezze. Sono gesti indispensabili per creare il legame di attaccamento tra la madre e il bambino e per lo sviluppo sano e armonioso della personalità futura del piccolo.

Un comportamento inconsueto? Chiama il pediatra

Che cosa fare se il bambino piange in modo diverso dal solito? “Può trattarsi di un pianto acuto, molto intenso e inconsolabile, oppure del pianto notturno di un bimbo che di solito dorme tranquillamente o, ancora, di un aumento improvviso della frequenza e della durata dei pianti”, spiega Andrea Dotta. “Comportamenti di questo tipo, anomali rispetto alle abitudini del piccolo, vanno sempre considerati con attenzione e segnalati al pediatra, perché possono essere la spia di un malessere. Visitando il bambino e ascoltando il racconto dei genitori, il medico potrà risalire alle cause del malessere che ha disturbato – o disturba – il piccolo”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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