Paure dei bambini: affrontarle per crescere | Io e il mio bambino

04 febbraio 2019

Paure dei bambini: affrontarle per crescere

I bebè le provano fin dalla nascita. Ma cosa, in concreto, scatena i loro timori, nelle diverse fasi dello sviluppo? La perdita dei consueti punti di riferimento: ecco come aiutarli e rassicurarli

Paure dei bambini: affrontarle per crescere

La paura, per la specie umana, è un sentimento innato che è sempre stato fondamentale per la sopravvivenza: serve a informarci della presenza di un pericolo e ci insegna a prepararci di fronte all’ignoto. Non a caso è la prima emozione che si prova dopo la nascita. Fuori dal grembo materno, il piccolo si sente improvvisamente esposto all’aria fredda, alle luci, ai rumori forti, e il pianto segnala il suo spavento. Ma appena ritrova l’abbraccio caldo della mamma, si tranquillizza. “Il bambino, fin da subito, ha bisogno di quel clima d’affetto che i genitori gli creano intorno. E che offre un contenimento, un argine alle paure e alle ansie che incontrerà durante il suo percorso di crescita”, spiega Rosalinda Cassibba, docente in Psicologia dello Sviluppo all’Università di Bari. Ecco quindi, tappa per tappa, quali sono le paure dei bambini che caratterizzano i primi tre anni di vita.

I primi mesi di vita: l’ansia del distacco

In questa fase, le paure dei bambini nascono dal suo sentirsi vulnerabile, dall’aver bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui.
“La sollecita presenza degli adulti e il contatto costante con loro sono importanti: consentono al bimbo, nel corso della crescita, di trovare rassicurazione e di tollerare qualche momento di separazione”, spiega l’esperta. “La paura che la mamma si allontani è però sempre presente: basta poco per far scattare in lui il timore di essere lasciato solo. E con il pianto afferma il suo bisogno di avere di nuovo vicino a sé gli adulti che lo proteggono”.
Intorno ai 7-8 mesi, compare una paura che spesso sorprende i genitori: quella dell’estraneo. Di fronte a una persona che non conosce, ma anche quando si trova in un ambiente nuovo o in una situazione diversa dal solito, il piccolo si sente minacciato e si mette a piangere. “A questa età, il bimbo inizia a distinguere i volti familiari da quelli che non lo sono. Prima gli bastava vedere una ‘sagoma’ formata da occhi, naso e bocca, e sorrideva senza fare distinzioni. Ora è in grado di cogliere le differenze. E ne ha paura”, dice la psicologa. “Questa prima forma di diffidenza non è così negativa come può sembrare: segnala che il bambino sta crescendo ed è più attento a ciò che lo circonda”.

Come comportarsi

Non si deve rimproverare il piccolo se si mostra impaurito e non risponde sempre agli estranei con sorrisi e gridolini. Non serve insistere, né scusarsi con le persone interessate. Meglio lasciar perdere e aspettare che passi. In questo periodo, un gioco che ai bambini piace molto è quello del cucù, ossia la mamma che si nasconde e poi riappare, magari facendo capolino da uno schermo, ad esempio le sue mani. Secondo gli psicologi, è un modo per mettere in scena le situazioni, che diventeranno sempre più frequenti con la crescita, in cui la mamma si allontana da lui. Ripetendo come se fosse un gioco un’esperienza per lui dolorosa, il bambino riesce gradualmente ad accettarla, elaborando le emozioni negative connesse al distacco.

Dopo il primo compleanno: il timore del buio

A partire dai 18 mesi circa, il piccolo è in grado di tollerare una separazione più lunga dalla figura materna e la paura del distacco si attenua gradualmente. “Con le nuove acquisizioni sul piano cognitivo, il bambino riesce a capire che la mamma può andarsene, ma poi ritorna. Sente la sua presenza e il suo amo re dentro di sé, e questo lo rassicura”, spiega Rosalinda Cassibba.
Verso i due anni, cominciano ad apparire anche le cosiddette ‘paure sintomatiche o funzionali’, come il timore del buio, degli animali, dei rumori forti o del temporale, che rappresentano un’altra importante tappa evolutiva. Tutte queste manifestazioni hanno un denominatore comune: la paura dell’ignoto, di non essere capace di affrontare le nuove esperienze, come l’inserimento al nido, che la crescita comporta. “Le paure tipiche di questa età, in particolare il buio, rappresentano quello che sfugge al suo controllo e che sente di non poter dominare”, dice l’esperta.

Ha paura dei rumori domestici?Aiutalo così

Come comportarsi

Rispettare le paure dei bambini, anche se sembrano irrazionali, è il primo passo per aiutarli. I timori non si devono ‘curare’, ma ‘ascoltare’. Il piccolo ha dei motivi ben precisi per provare paura, anche se i grandi non li capiscono. La strategia migliore è cercare di esprimere a parole il sentimento che il bimbo prova. “Hai paura del cane? Lo capisco, quando abbaia fa molto rumore!”. Il passo successivo, è l’accettazione della sua paura: “Immagino che tu sia spaventato perché quel cane abbaia proprio forte, ma non devi temere perché è dietro al cancello”. Così, il piccolo si sentirà capito dalla mamma, ed è proprio di questo che ha bisogno. Anche un abbraccio e una carezza sono importanti per rassicurare un bimbo spaventato. Infine, occorre assolutamente evitare sia di sminuire le sue angosce (“È una cosa da niente! Di cosa hai paura?”), sia di fare ironia, perché non è ancora in grado di capirla.

Fra i 2 e i 3 anni: la paura dei mostri

Con l’acquisizione del controllo degli sfinteri, il bambino raggiunge una maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo.
In questa fase, possono comparire le paure per ciò che rappresenta una minaccia per la sua integrità fisica. Alcuni piccoli, ad esempio, hanno paura dei buchi (come il water, in cui spariscono parti di sé), del sangue che fuoriesce dopo una sbucciatura, oppure hanno reazioni eccessive quando devono tagliarsi i capelli o le unghie. Anche in queste situazioni entrano in gioco ansie legate al distacco, alla perdita di controllo, all’incolumità del corpo e al desiderio di trattenere parti di sé per non ‘disgregarsi’.
Verso i tre anni, iniziano a comparire le paure dei bambini legate a mostri, orchi, streghe e personaggi fantastici, che affollano i racconti e i disegni dei bambini e che sono vissuti come reali, perché i piccoli non sono ancora in grado di fare una netta distinzione tra realtà e fantasia. “A questa età i bimbi provano istinti e pulsioni aggressive che faticano a dominare, anche nei confronti dei genitori, il loro più grande oggetto d’amore. E poiché ritengono inaccettabili e insopportabili questi impulsi, trasferiscono la loro angoscia all’esterno”, spiega l’esperta. È, insomma, un espediente che permette di affrontare meglio le loro ansie.

Come comportarsi

Dopo aver aiutato il piccolo a esprimere i suoi timori, mamma e papà possono parlare delle paure che provavano da bambini e di come, poi, siano passate. Oppure si può raccontargli di quando era più piccolo e provava paura di qualcosa che ora non teme più. Così, il bimbo imparerà ad avere fiducia in sé e nelle sue risorse.
Un’altra strategia è quella di raccontargli una favola, anche inventata appositamente, che abbia come protagonista un bambino con le medesime paure. “Il linguaggio metaforico e magico della fiaba consente di raggiungere più facilmente la mente e il cuore dei piccoli, aiutandoli ad alleviare le loro insicurezze”, spiega la psicologa.
Se infine il bimbo, per sentirsi rassicurato, si inventa una strategia particolare, come mettere a posto le sue scarpe o pettinare la bambola prima di andare a dormire, meglio lasciarglielo fare. Sono piccoli riti che gli danno sicurezza: così ha la sensazione di poter controllare meglio la realtà.

Il piccolo percepisce le ansie dei genitori

Le paure spesso si “ereditano”. È importante, quindi, riflettere sull’atteggiamento di mamma e papà in alcune occasioni, per esempio nei confronti degli animali o degli estranei: capire se si è tendenzialmente diffidenti o aperti, se si considera il mondo esterno un luogo pericoloso o interessante da esplorare. il bambino percepisce questi sentimenti e li fa suoi.

Paure dei bambini: quando occorre chiedere aiuto

Per un bambino, la paura è un sentimento naturale, che non deve destare preoccupazione. Solo quando la situazione non si modifica nel tempo e i timori si radicano e si moltiplicano, tanto da impedirgli di vivere normalmente, occorre andare più a fondo. “Per esempio, se il piccolo ha la fobia dello sporco e deve lavarsi ripetutamente le mani, oppure se non vuole andare all’asilo perché teme che la mamma stia male mentre lui è via, è consigliabile sentire il parere di un esperto”, conclude Rosalinda Cassibba.

 

di Laura D’Orsi

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