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22 gennaio 2019

Pappa sicura: tutte le regole per i primi assaggi

Fai attenzione a forma, dimensioni e consistenza dei bocconi. Controlla la temperatura ma, soprattutto, non perdere mai di vista il bambino durante i pasti

Pappa sicura: tutte le regole per i primi assaggi

Fino a ieri soltanto latte, ora le prime pappe: ma come farà con quell’unico paio di dentini in bocca? Niente paura. Dai 6 mesi in avanti, il graduale passaggio agli alimenti solidi è naturale oltre che necessario. Il bambino è pronto, mastica anche se è sdentato, ma è importante proporgli i cibi in modo che non vadano di traverso. E non solo. Bisogna anche controllare la temperatura di pietanze, piatti e bevande a tavola, la sicurezza delle stoviglie, l’affidabilità del seggiolone e la generale organizzazione dell’ambiente cucina. Ecco i consigli dell’esperto per garantirgli una pappa sicura.

Masticazione ancora immatura

Inutile negarlo, le capacità di triturare i cibi non sono ancora ben rodate. Mancano i molari (non arriveranno tutti prima dei 30 mesi), le vie aeree sono di diametro piccolo e a forma conoide (fino alla pubertà), è ancora scarsa la coordinazione tra masticazione e deglutizione dei cibi solidi (che non è innata come per i liquidi) e la frequenza respiratoria è elevata. Inoltre, il bambino ha la tendenza a svolgere più attività contemporaneamente (ad esempio, mangia mentre corre, gioca, parla o guarda la tivù o il tablet). “In compenso, ha già tutti i riflessi che lo proteggono dal soffocamento – come la tosse e la chiusura della glottide – ed entro i 6 mesi scompare quello di estrusione, che gli faceva espellere tutto ciò che non era liquido”, rassicura Riccardo Ristori, medico del 118 e del dipartimento emergenza-urgenza dell’Ospedale di Cecina (Li), oltre che direttore scientifico dell’agenzia di formazione Salvamento Academy. L’età in cui capitano più incidenti si concentra sotto i 4 anni e nel 60-80% dei casi l’elemento scatenante è proprio il cibo. Tanto che anche il ministero della Salute ha pubblicato specifiche Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo in età pediatrica (consultabili sul sito www.salute.gov.it).

Taglia così i cibi “a rischio”

In altri Paesi sono state stilate liste ufficiali di alimenti più pericolosi degli altri, ma in realtà è la forma (oltre che la consistenza
e le dimensioni) in cui sono proposti a creare la maggior parte dei problemi. “La più insidiosa è quella rotonda o a dischetto, delle dimensioni della trachea, che può ostruire completamente le vie aeree: i cibi cilindrici vanno quindi tagliati a listarelle e quelli tondi in quarti”, sostiene l’esperto. “Per il resto, una recente ricerca pubblicata su Pediatrics ha dimostrato che il bambino che si ‘autosvezza’ – cioè salta la fase delle pappe semi liquide e procede direttamente con assaggi di alimenti sminuzzati – non corre più rischi degli altri”. Secondo le Linee Guida italiane, bisogna anche eliminare nervature e filamenti (ad esempio dal prosciutto crudo, che va proposto a bocconcini singoli), cuocere i cibi fino a quando diventano morbidi e tritare o grattugiare tutto ciò che ha una consistenza dura o fibrosa (come la mela o il sedano). Queste precauzioni andrebbero adottate anche nelle mense di asili e scuole per garantire al bimbo una pappa sicura anche fuori casa, mentre l’industria alimentare dovrebbe apporre etichette che segnalino il pericolo sui cibi associati a rischio di soffocamento. “Si tratta di un evento raro, ma quando accade è importante agire rapidamente e sapere cosa fare”, aggiunge l’esperto. “Per questo è consigliato frequentare un corso per imparare le manovre di disostruzione pediatrica: poche e semplici mosse in grado di salvare una vita, che tutti coloro che hanno a che fare con i piccoli dovrebbero conoscere”.

Occhio agli alimenti che scottano

Oltre alla forma e alle dimensioni, quando si offrono i primi cibi al bebè va sempre posta grande attenzione alla temperatura. “Sopra ai 40-45° provoca fastidio al palato, ma non occorre un termometro: basta un assaggio da parte della mamma, quel che va bene per lei andrà bene anche per il bambino”, spiega Ristori. “Il pericolo ustione è massimo quando il piccolo si tira addosso un liquido bollente che si trova per sbaglio alla sua portata: già dal terzo mese è molto abile ad allungare le manine per toccare ciò che gli sta vicino. Se è seduto a tavola o sul seggiolone, l’ustione interessa spesso torace, addome e parte superiore delle cosce, complicata dal fatto che i tessuti trattengono il liquido aggravando la lesione”. Come comportarsi? “Innanzitutto bisogna togliere subito i vestiti e immergere la parte lesa nell’acqua fredda, per evitare che la necrosi cellulare si propaghi. Questa è la terapia che viene praticata anche in Pronto Soccorso. Se l’ustione è estesa a tal punto da determinare una compromissione della respirazione e dello stato di coscienza, è bene contattare immediatamente il 118”, spiega l’esperto. “La valutazione da parte del medico, invece, è sempre necessaria”.

Una tavola a sua misura

È naturale che il bambino combini qualche pasticcio e non si può pretendere di fissare regole per poi sgridarlo tutto il tempo. Ma la tavola deve essere adatta a lui: niente stoviglie di vetro nei suoi paraggi, coltelli appuntiti, tovaglie da tirare (è una buona idea fermarle con l’ausilio di ganci). Anche il seggiolone deve essere sicuro: la stabilità è oggi garantita da un acquisto che abbia il marchio CE di Conformità Europea. I genitori, poi, non devono scordare di legare il bambino con le cinture di sicurezza: a causa del peso della testa, sproporzionato rispetto a quello del corpo, il rischio è che – muovendosi – si sbilanci in avanti e così cada a terra. Occhio anche all’igiene: il seggiolone “deve” sporcarsi, ma anche essere facilmente lavabile. Vanno dunque preferiti modelli sfoderabili, smontabili e molto semplici da pulire. Stesse precauzioni quando si è ospiti da parenti e amici, occasioni in cui il seggiolino da attaccare al tavolo può rivelarsi prezioso. Va però utilizzato quando il bambino è un po’ più grandicello e ha raggiunto un perfetto controllo del capo.

Pappa sicura: una cucina a prova di bebè

Analizzando le statistiche sugli incidenti domestici, questo è il luogo della casa che risulta più insidioso. Senz’altro, si rivela tale per mamma e papà, un po’ di meno per i bambini (che molto spesso si fanno male in salotto dove trascorrono più tempo a giocare). Tuttavia, anche se più rari, gli infortuni che riguardano i piccoli in cucina possono avere conseguenze peggiori. Il principale pericolo è rappresentato dal forno acceso, ma anche da pentole e fornelli, coltelli e altri utensili lasciati a portata di manine. Meglio quindi non lavorare con il piccolo in braccio o che ‘gironzola’ lì intorno. I manici delle padelle e le valvole delle pentole a pressione vanno rivolti sempre verso il muro, utilizzando di preferenza i fuochi interni vicini alla parete o apposite barriere per il piano cottura. Inoltre, coltelli e utensili pericolosi vanno riposti in cassetti o ante non raggiungibili o chiuse con appositi fermi di sicurezza. I detersivi (occhio in particolare alle pastiglie per la lavastoviglie) vanno riposti in alto, così come i sacchetti di plastica, gli insetticidi o gli alcolici. In caso di sospetta intossicazione o avvelenamento, la prima mossa è agire rapidamente telefonando subito a un Centro Antiveleni, di cui si devono avere un paio di numeri in rubrica, o al 112/118. Meglio non fare niente se non si sa come intervenire: a seconda della sostanza ingerita, il Centro Antiveleni darà le indicazioni del caso. Ad esempio, il vomito non va assolutamente indotto nel caso di sostanze caustiche (come candeggina o ammoniaca), che così ripasserebbero nell’esofago provocando ancora più danni, mentre può essere indicato quando sono stati ingeriti medicinali. Può essere utile tenere in casa il carbone vegetale in polvere, che ha un effetto assorbente, per poterlo somministrare senza perdere tempo se indicato.

 

di Chiara Sandrucci

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