Otite esterna, un fastidio di stagione. Come riconoscerla e curarla

11 luglio 2019

Otite esterna, un fastidio di stagione

È tipica dei mesi estivi, perché ha uno stretto rapporto con l’acqua di mare e delle piscine. Ecco come riconoscerla e curarla

Otite esterna, un fastidio di stagione

L’otite esterna, detta anche “otite estiva” o “del nuotatore” proprio per le sue caratteristiche, è un’infiammazione dell’orecchio frequente nei bambini, che va trattata con attenzione. Ce ne parla la professoressa Elena Chiappini, pediatra infettivologa dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Più frequente al mare o in piscina

Questo tipo di infiammazione riguarda il condotto uditivo, che è la parte dell’orecchio più vicina all’esterno. È ben diversa, insomma, dall’otite media acuta, tipica dei mesi invernali, che interessa le tube di Eustachio e solitamente è scatenata da infezioni respiratorie. L’otite esterna è più diffusa nel periodo estivo perché spesso è causata da batteri che proliferano negli ambienti umidi, come lo Pseudomonas o lo Stafilococco, e da alcuni funghi. “È facile, quindi che vengano colpiti bambini e ragazzi che si trovano al mare o frequentano le piscine, complice anche il fatto che in questi ambienti le orecchie restano spesso bagnate”, spiega la pediatra. “Il caldo tipico dei mesi estivi peggiora la situazione, contribuendo a creare il microclima ideale per batteri e funghi. I rischi aumentano se le acque sono inquinate o, nel caso si tratti di piscine, se l’ambiente non rispetta le basilari regole igieniche”.

Otite esterna: quali sintomi?

L’otite esterna può riguardare una o, più raramente, entrambe le orecchie. Solitamente il timpano non si rompe, però il bambino prova dolore, soprattutto se viene toccato o manipolato il padiglione esterno dell’orecchio. “A volte, riferisce di avere prurito o una sensazione di pienezza o di ovattamento dell’orecchio, di sentire i suoni che ‘rimbombano’. Spesso è presente otorrea, con la fuoriuscita di una secrezione giallastra”, dice la professoressa del Meyer. Nei piccoli che ancora non parlano, una spia del malessere può venire dal fatto che, all’improvviso, iniziano a toccarsi l’orecchio con frequenza ed evitano di dormire sul lato interessato. È anche possibile trovare sul cuscino, o comunque sulle superfici dove il bambino appoggia la testa, tracce di secrezioni dell’orecchio.

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Le armi di prevenzione

Una corretta igiene delle orecchie dei piccoli bagnanti può essere d’aiuto per contenere il rischio di andare incontro all’otite esterna. “Vanno adottate alcune accortezze, come sciacquare le orecchie con acqua pulita dopo il bagno in mare o in piscina e, poi, tamponarle con delicatezza per asciugarle, così da evitare di creare un ambiente favorevole alla proliferazione batterica”, spiega la pediatra. “Specialmente se il bambino è molto piccolo, una buona abitudine, quando si può farlo, è terminare l’asciugatura – a bassa temperatura e velocità – con il phon”.

Occorre ricordare, inoltre, che l’otite esterna è spesso favorita dall’accumulo di cerume, da dermatiti o dall’utilizzo improprio di gocce auricolari e saponi. Altri fattori favorenti sono i traumi locali: il più tipico è quello provocato dall’uso dei bastoncini per l’igiene delle orecchie.

Subito dal pediatra

“Se c’è il sospetto che il bambino possa avere fastidio alle orecchie, è bene rivolgersi al pediatra che, nel caso si tratti effettivamente di otite esterna, potrebbe prescrivere una semplice terapia a base di gocce antibiotiche e un antidolorifico per alleviare il fastidio”, spiega Elena Chiappini. Molto raramente, in caso di infezioni estese o resistenti alla terapia locale, può essere prescritto un antibiotico per via orale.

Come si mettono le gocce?

Le gocce per l’otite esterna raggiungono efficacemente il condotto uditivo se il bambino viene ben posizionato. “Occorre farlo sdraiare su un fianco, con l’orecchio interessato verso l’alto. A quel punto si instillano le gocce, nelle dosi prescritte dal pediatra, che comunque generalmente arrivano a colmare il condotto uditivo. Fatto questo, sarebbe importante – anche se non sempre si riesce a convincerlo – che il bambino rimanesse fermo per almeno 3 minuti”, spiega la professoressa Chiappini. Di solito, il trattamento va ripetuto almeno 2 volte al giorno e dura circa 7 giorni.

Vacanza rovinata?

Una volta che il bambino ha contratto l’otite esterna, deve smettere di fare il bagno in mare o in piscina per tutta la vacanza? “No, appena torna a stare bene potrà riprendere a fare il bagno integralmente, senza timori”, rassicura l’esperta. “Si raccomanda di evitare di immergere la testa in acqua solo nel momento acuto dell’infiammazione, anche se sappiamo bene quanto possa essere difficile convincere un bambino a una limitazione del genere”.

 

di Benedetta Strappi

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