Omogeneizzati: fanno bene? Ecco la verità - Io e il mio bambino

03 ottobre 2016

Omogeneizzati: davvero il baby food fa bene?

Gli omogeneizzati hanno sempre fatto felici molte mamme perché, si sa, sono pratici. Ma oggi vantano anche una lunga lista di detrattori perché, dicono, non nutrono correttamente. La verità? Ve la diciamo noi...

Omogeneizzati: davvero il baby food fa bene?

Che siano a base di carne, pesce, frutta, verdure, gli omogeneizzati hanno sempre trovato grandi consensi da parte delle mamme. Perché, diciamola tutta, alla fine sono pratici. Ma da un po’ di tempo a questa parte, da che cioè è stato sdoganato l’auto divezzamento nelle sue diverse interpretazioni, sugli omogeneizzati s’è detto tutto e il contrario di tutto. E allora: fanno bene o fanno male? A fare chiarezza è il dottor Giuseppe Morino, pediatra, dietologo, responsabile dell’Educazione Alimentare all’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

La legge italiana fornisce indicazioni molto chiare e restrittive sul “baby food“. «Quello destinato ai piccolissimi, per intenderci. Che, in ogni sua declinazione, non deve contenere agenti contaminanti, di qualunque natura essi siano», chiarisce subito il dottor Morino. «Per cui sì, gli omogeneizzati fanno bene. E rappresentano una valida opportunità per i genitori che, a un certo punto della vita del bebè, in genere dai sei mesi in avanti, si trovano alle prese con l’alimentazione complementare».

Baby FoodDalla A alla Z

C’è chi teme l’eccesso di proteine…

«Intanto i bambini, nei loro primi mille giorni di vita, hanno bisogno di proteine, vegetali, ma anche animali. Detto questo, gli omogeneizzati di carne, i primi che in genere vengono proposti al piccolo, assicurano un apporto nutrizionale assolutamente bilanciato. E sono altamente digeribili. Un vasetto da 80 g, ad esempio, corrisponde a 40 g di carne, ossia la quantità giusta per un bambino di un anno circa. Per cui, ricordando sempre che ogni bimbo è a sé e che, quindi, l’alimentazione complementare andrà cominciata quando sarà meglio per lui, per i primi tempi gli si potrà proporre qualche cucchiaino. Dall’anno io poi, l’intero vasetto».

Se la mamma preferisse prepararli freschi, fatti in casa?

«Perché no? Se ha tempo e voglia – non sempre abbondano -, va benissimo. Purché acquisti carne scelta di cui si conosce la provenienza. E la frulli per bene. Nel passaggio dall’allattamento esclusivo alle prime pappe, è importante proporre al bambino cibi morbidi e vellutati, per evitare di creargli problemi di deglutizione. E in questo gli omogeneizzati sono l’ideale essendo sottoposti a controlli qualità davvero severi». Controlli che, per legge (n° 111 del 27/1/92 in cui è stata recepita la direttiva CEE 398 del 1989), coinvolgono l’intero processo produttivo: dalla scelta dei campi e dei pascoli più idonei fino alle tecniche di confezionamento. Con l’aggiunta di programmi di vigilanza annuale coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità.

Quali omogeneizzati per cominciare?

«Se il bambino è un soggetto potenzialmente allergico, è preferibile partire da coniglio e agnello. Diversamente, nei primissimi giorni dell’alimentazione complementare, vanno bene anche pollo e tacchino. Da alternare, successivamente, con le carni rosse. Il tutto sempre con molta gradualità così da rispettare le tappe di crescita del piccolo. Che non va mai forzato: nel gusto e nelle quantità. Siamo in una fase molto delicata: se il bimbo cresce correttamente, non ci si deve preoccupare dinanzi al cucchiaino di pappa rimasto nel piatto. Andrà meglio la volta successiva».

Una volta aperti, entro quanto vanno consumati?

«Nell’arco della giornata, avendo cura di conservarli in frigorifero», spiega Giuseppe Morino. «Quando, poi, li si vuol consumare, si scaldano come sempre a bagnomaria – ma anche il microonde può andar bene -, e lo si unisce alla pappa. Senza parmigiano per evitare un eccesso di proteine, per di più diverse tra loro. Il formaggio sarà l’alimento principe di un altro pasto».

Omogeneizzati… Mamme tranquille!

«Gli omogeneizzati vanno bene, ma quando arriva il momento di sedersi a tavola insieme a mamma e papà diventa bellissimo sperimentare liberamente, affinché l’alimentazione diventi un’esperienza multisensoriale. Per il benessere di tutta la famiglia», conclude il dottor Morino.

di Chiara Amati

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