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08 ottobre 2018

Nido ai raggi X

Ai piccoli deve essere garantita la possibilità di muoversi in uno spazio adeguato e di fare esperienze il più possibile protette da eventuali rischi: ecco le regole

Nido ai raggi X

Lo diamo per scontato: il nido deve essere un posto sicuro per il bimbo. E, in effetti, lo è forse più di casa nostra, in quanto si tratta di uno spazio educativo studiato apposta per i piccoli dai 3 mesi ai 3 anni e dove tutto è formato baby. La voce sicurezza viene in genere esplicitata nella Carta dei Servizi, dove si trovano anche indicazioni su manutenzione, igiene e pulizia degli ambienti (spesso comprovate da certificazioni di qualità). Vediamo area per area come vengono tutelati i bambini in un nido sicuro, senza però eccedere con un atteggiamento ansioso che rischia, questo sì, di limitare il loro diritto di fare esperienze nuove e varie.

1. Un occhio ai giochi, prima di tutto

Tutto ciò che entra al nido viene controllato dalle educatrici. Proprio come a casa, i giocattoli confezionati devono sempre avere, come minimo, il marchio CE di Conformità Europea ed essere indicati per la fascia 0-3 anni (così come pennarelli, tempere, colori a dita e colle). Ma al nido la scelta è molto più ampia: si gioca con materiali naturali, cestini dei tesori pieni di oggetti di uso quotidiano, vestiti di recupero nell’angolo dei travestimenti. In questo caso, come si garantisce la sicurezza? “Assistiti e accompagnati da adulti competenti, i bambini al nido hanno l’occasione di giocare con un po’ di tutto: terra, sassi e foglie raccolti in giardino, forbici, piccoli oggetti, persino chiodi e martelli”, fa notare Aldo Fortunati, direttore dell’Area Educativa dell’Istituto degli Innocenti di Firenze. “Le educatrici scelgono e controllano oggetti come spugne, mollette, mestoli di legno, catene, vestiti e foulard. Tutti ovviamente ‘sanificati’ prima di essere dati ai bambini e lavati periodicamente dagli operatori ausiliari”. Armadi e ripiani dell’area gioco sono forniti da ditte specializzate che garantiscono materiali atossici e fissaggio a prova di bambini. A provocare l’eventuale incidente non è quindi l’arredo in sé, quanto la disattenzione dell’adulto, o la mancata sostituzione di materiali di vecchia generazione.

2. Nanna sempre protetta

A seconda degli spazi a disposizione, il nido può avere locali riservati al riposo o trasformare ogni volta l’area giorno in “zona notte”. In entrambi i casi, non si tratta di un dormitorio: a ogni bambino vengono riservati uno spazio individuale e una cura personalizzata. “Ogni nido garantisce la presenza di un adulto sempre, anche quando il bambino non ne ha bisogno, cioè durante il sonno”, spiega l’esperto. “L’educatrice può quindi intervenire subito in caso di un improvviso risveglio o di un attacco di tosse e accorgersi se il bambino ha qualcosa che non va”. Il riposo è un momento che viene curato con particolare attenzione: i bambini dormono su brandine basse o materassini, con lenzuolo e cuscino identificati in modo personale. L’ambiente della nanna deve consentire un adeguato oscuramento, essere acusticamente protetto e permettere la facile disposizione e accessibilità di culle e lettini.

Pisolino al nidoCome cambia la nanna fuori casa

3. Le caratteristiche del giardinetto

La dotazione di uno spazio esterno è un presupposto di qualità per ogni nido che si rispetti. Ma non basta, deve essere anche curato, sicuro e utilizzato quotidianamente in tutte le stagioni. “L’aspetto più importante è che sia ben recintato e ispezionato quotidianamente da un adulto per verificare che non vi siano state incursioni notturne”, precisa il pedagogista Fortunati. “Va anche assicurata l’ordinaria manutenzione dell’arredo verde, la potatura delle piante, il taglio dell’erba e la manutenzione dei giochi”. Il giardino deve essere curato, certo, ma non troppo: il bambino deve poter esplorare, camminare e correre, saltare e arrampicarsi, scivolare sull’erba bagnata per imparare a mantenere l’equilibrio e assumersi qualche rischio calcolato. Andrebbero quindi evitati eccessi in nome della sicurezza, come vietare la presenza di piante di rose nel giardino di un nido perché i bambini potrebbero pungersi, o il consumo di verdure coltivate nell’orto della scuola.

Protetto sì, iperprotetto noUna giusta dose di libertà e rassicurazione

4. Controlli periodici in mensa

Qualità del cibo e sicurezza dei pasti sono alla base di uno dei temi più delicati: soltanto i nidi che accolgono bambini sotto ai 12 mesi sono obbligati ad avere la cucina interna, gli altri in genere ricevono i pasti da ditte esterne di ristorazione come le altre scuole. “Le garanzie però sono molteplici, a partire dal sistema di autocontrollo HACCP sulla sicurezza alimentare”, rassicura l’esperto. Sulla carta i menù sono studiati da nutrizionisti, i prodotti a chilometro zero e si combatte lo spreco alimentare. Per verificare che sia tutto a posto, ogni genitore può candidarsi all’inizio dell’anno per fare parte della Commissione mensa (o costituirne una). “Ma non si può lasciare questa responsabilità alle famiglie”, sottolinea Fortunati. “I controlli vanno fatti a monte”. Aziende Sanitarie e carabinieri del NAS (Nucleo Anti-Sofisticazioni) hanno infatti il compito di effettuare periodici sopralluoghi nei locali destinati alla preparazione e somministrazione degli alimenti. “Anche in questo caso, però, attenzione a evitare eccessi in nome dell’igiene”, aggiunge l’esperto. “Il pasto è condivisione e non dovrebbe essere servito da operatori con guanti sanitari e cuffie in testa che andrebbero indossate solo durante la preparazione”.

5. Latte materno: benvenuto!

Per garantire la sicurezza alimentare al nido, è da sempre vietato introdurre qualsiasi alimento dall’esterno. Ma da qualche anno il latte materno fa eccezione. Su invito del Tavolo Tecnico del Ministero della Salute sull’Allattamento, sono sempre più numerosi i nidi che non solo permettono, ma invitano le mamme a proseguire l’allattamento portando biberon del loro latte all’asilo. La Liguria è stata la regione capofila e i 33 nidi comunali di Genova già dal 2010 hanno aperto le porte al latte materno. È possibile anche in Friuli Venezia Giulia, a Milano, Roma e altri comuni. Basta un protocollo della ASL che stabilisca le regole in accordo con il servizio di ristorazione scolastica. Le mamme ricevono materiale e dettagliate informazioni per la raccolta, la conservazione in frigo o in freezer e il trasporto in borsa termica. I biberon etichettati vengono poi consegnati al nido che li tiene in frigo fino al momento del pasto.

6. Attenzione ai rischi nei bagni

Al nido anche il bagno è uno spazio educativo, importante per lo sviluppo delle autonomie. I sanitari, wc e lavabi, sono ad altezza bambini perché imparino giorno dopo giorno a fare da soli. Ma non è una zona gioco: per le routine quotidiane, i piccoli entrano in bagno 2 o 3 alla volta, sempre accompagnati, e sanno che qui non si può toccare tutto. La zona cambio pannolini è costituita da superfici lisce e lavabili, sottoposte a detersione e sanificazione dopo ogni uso o ricoperte, a ogni cambio, da fogli di carta monouso. “Il pericolo ustione con acqua calda è scongiurato dalla presenza di un termostato a monte, che regola la temperatura in modo da evitare incidenti”, sostiene l’esperto. “Così come tutti i detersivi e i prodotti chimici per la pulizia e la disinfezione vengono tenuti sotto chiave in locali a cui hanno accesso soltanto gli adulti”. Sotto questo aspetto, come anche per gli altri, i nidi risultano migliori delle altre scuole: secondo l’indagine nazionale Cerco Asilo di Cittadinanzattiva del 2014, il 90% dei nidi possiede la certificazione di agibilità statica, l’84% quella di prevenzione incendi, il 93% quella igienico sanitaria. Un vero e proprio record di affidabilità rispetto agli standard italiani.

7. Prevenire le “uscite a sorpresa”

La porta d’ingresso aperta, un momento di disattenzione e bambini anche molto piccoli si ritrovano in strada. C’è chi è stato rintracciato in lacrime, chi ha camminato spedito fino a casa. E succede più spesso di quanto non si immagini. Il cancello esterno è risultato aperto nel 65% delle scuole d’infanzia e primarie esaminate, come dice il Rapporto Nazionale Imparare Sicuri di Cittadinanzattiva, quando una su 4 si trova lungo strade a traffico intenso. “La porta deve avere un sistema di chiusura centralizzato non azionabile da un bambino: ciò rientra nelle responsabilità di chi si occupa di sicurezza”, commenta Aldo Fortunati. “Ma non consideriamoli episodi di fuga o evasione: se un bambino ‘esce dal recinto’ non è perché sta scappando, ma perché è naturalmente orientato a esplorare il mondo che lo circonda”.

 

di Chiara Sandrucci

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