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21 dicembre 2018

Musicoterapia per i prematuri al San Donato di Arezzo

Una bella iniziativa che può aiutare i bimbi nati troppo presto a stare meglio. E a sostenere i genitori nel legame di attaccamento

Musicoterapia per i prematuri al San Donato di Arezzo

Da qualche mese è attivo presso la Patologia Neonatale e TIN (Terapia Intensiva Neonatale) dell’Ospedale San Donato di Arezzo un progetto di inserimento della musicoterapia per il sostegno terapeutico dei piccoli nati prematuri. L’iniziativa, parte di uno studio pilota approvato dal Comitato Etico locale e accolto con grande favore dal direttore generale di Usl Toscana sud est Enrico Desideri, è condotta da Gianni Cipriani, musicoterapista e presidente dell’Associazione Professionale Toscana Musicoterapia Dinamica. Iniziata nel marzo 2018, ha una durata prevista di 12 mesi. Facciamo il punto della situazione con Letizia Magi, responsabile Nido dell’UOS Dipartimentale di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale.

Musicoterapia per i prematuri: come è nata l’idea di questo progetto?

“L’iniziativa è stata promossa dal Comitato Aretino Neonatologia ONLUS, un’associazione di genitori che l’ha anche finanziata, con il sostegno di alcune aziende private. Il desiderio di attivarsi per sostenere i bimbi nati prima del termine è fortemente sentito da mamme e papà. Non sanno letteralmente come fare per aiutare i loro piccoli, che sono ancora più piccoli degli altri e si ritrovano a dover affrontare in solitudine momenti molti difficili: il distacco dalla famiglia, cure intensive dolorose, frequenti interruzioni dei ritmi biologici per test, analisi, prelievi… Sul piano della ricerca scientifica, inoltre, una letteratura sempre più corposa e consistente conferma il fatto che cure ‘gentili’ e ‘protettive’ migliorano in modo notevole il potenziale neurologico del neonato. In reparto abbiamo recepito con entusiasmo questa proposta, che riflette il nostro orientamento terapeutico, fondato sul concetto di ‘care’, cioè ‘cura globale’: prendersi cura del neonato e della sua famiglia insieme. La musicoterapia era già presente nella nostra struttura presso il reparto di Neurologia, come affiancamento a terapie di neuroriabilitazione infantile, e da tempo avevamo potuto osservare la positività dei suoi effetti. Per la TIN abbiamo seguito il modello attivo presso l’ospedale Filippo del Ponte di Varese  a cura della dottoressa Barbara Sgobbi, dove la musicoterapia è parte integrante dell’attività clinica già dal 2012”.

Ospedale Del Ponte di VareseUn modello da seguire

Quali sono i punti centrali del progetto?

“Il concetto di fondo è l’azione benefica che la musica esercita sull’essere umano a livello neurobiologico, già nei piccoli appena nati, anzi ancora prima, fin dalla vita uterina. È importante sapere che si propongono suoni selezionati, delicati, dolci: fare musicoterapia in ospedale non è fare animazione, come a volte si pensa, non è come accendere la radio. Queste musiche hanno sonorità leggere, ritmi dolci, vibrazioni delicate, che ricordano al piccolo proprio i suoni che sentiva nella vita intrauterina, legati soprattutto al respiro, al battito cardiaco, alla voce della mamma. Nel neonato prematuro questi suoni, sia per le loro caratteristiche, sia per il ricordo rassicurante che evocano, hanno un effetto di pacificazione, di tranquillizzazione. A livello fisiologico questo si traduce in abbassamento della frequenza cardiaca, aumento dei livelli di ossigeno nel sangue, regolarizzazione dei ritmi sonno-veglia, promozione della suzione non nutritiva, maggiore acquietamento: tutti elementi che contribuiscono in modo importante al benessere del piccolo. Allo stesso tempo, questo intervento ha un grande significato anche per i genitori del neonato pretermine, sempre angosciati dal distacco che il ricovero in TIN comporta: tormentati dalla paura che il piccolo non si riprenda, dalla preoccupazione per il suo dolore, dai sensi di colpa e di inadeguatezza, soprattutto dalla sensazione di non poter fare niente per aiutare il loro bambino, oltre a tenerlo in braccio ogni tanto”.

In che modo i genitori vengono coinvolti?

“La musicoterapia permette loro di instaurare un legame profondo con il bambino anche mentre è in terapia intensiva. Il musicoterapista, Gianni Cipriani, li invita fin dai primi giorni a un incontro in cui, insieme a loro, registra alcune tracce da far ascoltare al piccolo. Mentre lui suona strumenti delicati come chitarra, ukulele, xilofono, i genitori usano la voce, cantano, a volte suonano anche. Molti, pur non avendo mai cantato o suonato in vita loro, scoprono di avere proprio voglia di farlo, pur di trasmettere in qualche modo la loro ‘presenza’. E proprio i loro canti, insieme alle musiche, vengono registrati su una chiavetta per poi essere fatti ‘sentire’ al piccolo. Nell’arco di 15-20 giorni, mamma e papà possono tornare in tre incontri settimanali, di 30 minuti ciascuno, per ascoltare le tracce insieme a lui, e a volte ci cantano sopra di nuovo dal vivo. Ma nel corso della degenza le tracce vengono fatte ascoltare al bambino con maggior frequenza dal musicoterapista o dal personale, sia in presenza, sia in assenza dei genitori, in modo che per lui si tratti di uno stimolo continuativo nel tempo. E spesso i genitori, a casa, preparano una playlist delle loro canzoni preferite, da aggiungere agli ascolti. In tutti questi modi, facendo qualcosa di concreto per migliorare le condizioni del bimbo e fargli sentire la loro vicinanza attraverso il suono, mamma e papà si sentono sollevati nell’accudimento e nello stress. E sanno di lasciare il bambino in mano a operatori sensibili: sanno che è amato”.

 

Qual è il punto della situazione a quasi 10 mesi dall’attivazione del progetto?

“Il San Donato è l’ospedale più grande della provincia di Arezzo: su 1.600 nati l’anno, tuttavia, per il momento abbiamo a disposizione 2 posti TIN per neonati patologici e prematuri, e possiamo ospitare solo quelli dalle 29 settimane in su, con una degenza media di 15-20 giorni. I risultati finora ottenuti sono molto buoni, tanto da farci confidare in una continuazione e un ampliamento del progetto: l’auspicio è di poter offrire questo servizio a un numero sempre maggiore di famiglie, per affrontare insieme un momento spesso drammatico con spirito ed effetti davvero positivi. E, magari, ampliare il progetto, continuando la musicoterapia anche dopo la dimissione, sia in incontri singoli sia di gruppo”.

 

di Elisabetta Zamberlan

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