Misurina: chiude il centro per l’asma e i genitori protestano

10 settembre 2019

Misurina: chiude il centro per l’asma e i genitori protestano

È un polo importante per la cura di questa patologia nei bambini e negli adolescenti: i motivi della decisione e il parere degli esperti

Misurina: chiude il centro per l’asma e i genitori protestano

C’è fermento tra i genitori dei piccoli malati di asma per l’annuciata chiusura, entro fine anno, del centro dedicato alla cura di questa patologia, l’Istituto Pio XII, sul lago di Misurina (Belluno). La motivazione è il calo delle utenze, che si è verificato dopo che la Regione Veneto ha modificato le modalità di accesso alla struttura: se prima era sufficiente una semplice prescrizione medica, oggi la procedura è più complessa e prevede il passaggio attraverso una commissione composta da due medici.

Insomma, la questione sembra arenarsi nelle sabbie mobili della burocrazia: “Purtroppo le Asl sono spesso riottose di fronte a procedure che escono dai canoni abituali”, commenta Antonio Affinita, Direttore Generale del Moige, Movimento Italiano Genitori. “E questo crea grande disagio per le famiglie, che si trovano a percorrere iter lunghi e che spesso, alla fine, vengono bocciati senza una motivazione valida”.

In cosa consiste la terapia per l’asma?

“È un tipo di cura ‘a step’, che varia a seconda della gravità dei sintomi”, spiega il dottor Antonio Clavenna, farmacologo del Laboratorio per la salute materna e infantile dell’Istituto Scientifico “Mario Negri” di Milano. “Fondamentalmente, dal punto di vista dei farmaci che vengono utilizzati, si divide in due categorie: da un lato ci sono quelli, come il salbutamolo, che servono per curare i sintomi, ovvero per cercare di dilatare le vie respiratorie e risolvere il principale problema di questa patologia, il bronco-spasmo; dall’altro, dato che l’asma è una malattia cronica che si basa su una costante infiammazione delle vie respiratorie, ci sono medicinali, come i cortisonici, che puntano a ridurre lo stato infiammatorio che fa da substrato alla malattia”.

Permanenza in alta quota: ci sono vantaggi?

Quanto può essere importante un contesto come quello di Misurina nella cura di questa patologia? “Diciamo che dal punto di vista scientifico non è ancora del tutto documentato il vantaggio di trascorrere periodi in strutture di cura dell’asma in alta quota. Alcuni esperti ritengono che non sia tanto l’altitudine il fattore che dà beneficio a chi soffre di questa patologia quanto il seguire un percorso educativo e riabilitativo che li aiuta a gestire bene il proprio disturbo”, risponde il farmacologo. “In altre parole, non è ancora chiaro se facendo lo stesso percorso in centri che non siano d’alta quota si potrebbero avere gli stessi risultati”.

Qual è il suo parere sulla questione della chiusura dell’Istituto Pio XII? “È difficile commentare, in quanto non conosco bene la situazione ed è complesso entrare nel merito delle scelte”, dice il farmacologo. “È comprensibile la posizione dei genitori, che sostengono, invece, che questi benefici ci sono. Del resto, l’alta quota rappresenta in qualche modo un ambiente protetto, dato che la permanenza al di sopra dei 1500 metri consente di evitare alcuni fattori di rischio dell’asma, come inquinanti ambientali, acari della polvere, umidità”.

Misurina, i genitori rilevano miglioramenti nel disturbo

“Questa località associa i benefici dell’alta quota a quelli del lago alpino”, argomenta Antonio Affinita. “È una condizione climatica unica e irripetibile, un vero dono della natura. I genitori dei bambini che hanno potuto usufruire delle terapie presso l’Istituto sono tutti concordi nella rilevazione dei miglioramenti ottenuti dai propri figli, ovviamente in maniera maggiore o minore, dato che ognuno ha la sua dinamica di reazione. Spesso si è avuta una diminuzione dei farmaci utilizzati e, in alcuni casi, sono stati addirittura eliminati. Alcuni ragazzi, con forme più gravi, hanno deciso di prolungare la permanenza per l’intera stagione, iscrivendosi alla scuola del luogo pur di continuare a usufruire di tali benefici.

In ogni caso, quello che ci preme non è fare processi a chi ha preso determinate decisioni, che poi hanno portato a questa situazione. Ribadiamo, però, che la nostra intenzione è di continuare a lottare, fare la nostra parte affinché i genitori vengano ascoltati e il tutto si possa risolvere in una logica differente dalla chiusura”.

 

di Francesca Mascheroni

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