Merendine e bibite gassate: una “dolce” tassazione?

25 settembre 2019

Merendine e bibite gassate: una “dolce” tassazione?

Nel Regno Unito si chiama sugar tax ed è molto controversa. Si tratta di una misura di cui si discute da tempo tra esperti e in ambito politico per favorire una sana alimentazione e prevenire sovrappeso e obesità. Ma ci sono prove della sua effettiva efficacia? Il parere del Presidente della Società Italiana di Pediatria

Merendine e bibite gassate: una “dolce” tassazione?

Tra gli strumenti che, in modo ricorrente, vengono proposti per contrastare l’abuso di alimenti e bevande ad alto tenore di zuccheri aggiunti e, quindi, potenzialmente nocivi per la salute, c’è quello di una tassazione che possa scoraggiare il consumo di merendine per cercare di prevenire sovrappeso e obesità. Si tratta, infatti, di problemi in vertiginoso aumento tanto da assumere negli ultimi decenni le proporzioni di un’epidemia globale, che non risparmia certo l’infanzia.

Basti pensare che, in Italia, 1 bambino su 3 è obeso, come conferma una recente ricerca pubblicata su Jama Pediatrics che attribuisce al nostro Paese e alla Grecia il primato in Europa per questo problema già nell’infanzia, a dispetto del tradizionale modello della dieta mediterranea che dovrebbe invece rappresentare un fattore protettivo. E, come sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’obesità è una condizione che comporta il rischio in prospettiva di gravi patologie, come diabete, disturbi cardiovascolari e cancro.

Se ne riparla proprio in questi giorni, a fronte dell’apertura manifestata dal premier Giuseppe Conte alla proposta avanzata dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Risultato: la ventilata tassazione ha riaperto il dibattito, che vede schierati, da un lato, strenui oppositori e, dall’altro, sostenitori della “missione” etica ed educativa dello Stato anche attraverso l’imposizione di una leva fiscale che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe tutelare la salute pubblica.

 

“Altro che merendine!”: il parere di Alberto Villani, Presidente della Società Italiana di Pediatria

In un recente documento, l’Oms ha inserito l’ipotesi di tassare le bibite gassate come uno dei possibili mezzi per tentare di ridurre il consumo di zuccheri. Tuttavia, a oggi, non si dispone di dati conclusivi sul reale impatto benefico di misure simili sulla salute pubblica dei Paesi che hanno deciso di adottarle.

Abbiamo chiesto al Professor Alberto Villani, Presidente della Società Italiana di Pediatria, qual è il suo parere: “Sul tema specifico delle merendine, la tassazione è un sistema ‘facile’, ma di scarso o nullo impatto sulla cultura alimentare della popolazione. Educare fattivamente ai corretti stili alimentari è un investimento nel breve e lungo termine. Come per l’allattamento al seno, più che tutte le inutili misure finora adottate – spot televisivi, disinformazione sugli alimenti per l’infanzia, e i latti adattati in modo particolare, corsi sull’allattamento al seno spesso proposti da persone non qualificate che pretendono di sostituire i pediatri – ciò che servirebbe davvero sono norme legislative che tutelino e premino la mamma che allatta creando le condizioni migliori di sicurezza e serenità. In particolare, sostegno economico, sostegno lavorativo, aiuto sociale: in primis asili efficienti, sicuri, sostenibili. Più che tasse sulle merendine, insomma, sarebbe auspicabile una maggiore attenzione ai motivi della denatalità e della scarsa cultura della maternità e della paternità. Dati alla mano, il 2018 fa registrare 449.000 nuovi nati in Italia, meno della metà rispetto agli anni d’oro del baby boom”.

MerendaCome regolarsi con i bimbi?

Per la società del terzo millennio serve un investimento a 360° sulla scuola e l’educazione

La domanda centrale, allora, è: cosa fare, davvero, per educare i nostri figli fin dai primi anni a un’alimentazione salutare, per proteggere il loro benessere e difenderli dal rischio di malattie croniche anche in prospettiva? Risponde il presidente Villani: “La Società Italiana di Pediatria da anni promuove e tutela la salute dell’età evolutiva con particolare attenzione agli stili di vita e alla nutrizione. La salute dei neonati, dei bambini e degli adolescenti richiede un impegno sociale che investe molti e differenti attori, non solo i pediatri e le famiglie. La scuola e l’informazione – televisione, giornali, social – potrebbero svolgere un ruolo determinante nell’educazione ai corretti stili di vita. Avrebbe un impatto molto forte una scuola che riuscisse a garantire l’educazione alimentare non solo con pasti salubri nelle mense scolastiche, ma insegnando sin dalla materna e fino alle scuole medie superiori, i principi della corretta alimentazione, coinvolgendo gli scolari nella scelta e preparazione dei loro stessi pasti”.

Sì all’educazione motoria, allo sport e a una cultura vissuta attivamente

“Sempre nella scuola si dovrebbe offrire la possibilità di conoscere e far praticare le principali discipline sportive con programmi di formazione tali da comprendere almeno 2 ore tutti i giorni di attività fisica e una specifica materia d’insegnamento di almeno 4 ore settimanali”, continua il Professor Villani.

“Non secondario, sempre nelle scuole, uno spazio importante alla cultura con studio delle principali arti – pittura, scultura, musica – associando una parte teorica alla pratica delle singole attività: non solo dipingere, ma visitare i luoghi d’arte; non solo ascoltare musica, ma imparare a suonare gli strumenti musicali.

Tutto questo contribuirebbe a ridurre l’abuso di dispositivi elettronici, di abitudini viziate – come fumo, alcool, droghe -, di analfabetismo sanitario e civico. Formare e dedicare energie, spazi e risorse all’età evolutiva è l’investimento principale per una società del terzo millennio”.

No a misure isolate, sì a un progetto politico di ampio respiro

Per concludere, chiediamo al Presidente Villani qual è la rotta da seguire per sostenere le famiglie in un cammino di crescita che generi benessere sociale a vasto raggio: “L’età evolutiva richiede un’attenzione a tutto campo e non misure isolate, frettolose, senza investimenti e prospettive di lungo periodo, che nelle intenzioni dovrebbero tamponare alcuni aspetti, ma che in realtà, nel migliore dei casi, non incidono nel quotidiano e di certo non creano cultura né favoriscono stili di vita virtuosi.

Solo un cambiamento radicale sulle politiche che riguardano l’età evolutiva, capace di coinvolgere tutti gli attori in un progetto armonico e organico, potrà cogliere l’obiettivo di riuscire a far nascere più bambini, crescerli in maniera salubre, renderli adulti sani e longevi”, conclude il Professor Alberto Villani.

 

di Elisabetta Zocchi

 

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