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24 dicembre 2018

Menù delle Feste: per i bambini ci vuole prudenza

Arrosti, cotechini e pesce, conditi con ricchi sughetti. E, poi, i dolci della tradizione. Come rendere la tavola a misura di piccoli?

Menù delle Feste: per i bambini ci vuole prudenza

Manca poco al Natale, con il suo corollario di pranzi e cene protratti per più giorni. Come regolarsi con il menù delle Feste, quando a tavola ci sono piccoli commensali?  Ecco i consigli degli esperti.

Una sola giornata di “bagordi”

“Una premessa: Natale dura un giorno solo e non è necessario imbandire la tavola più del solito dal 23 dicembre fino all’Epifania”, dice Andrea Vania, pediatra, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica Università La Sapienza, Roma. Se qualche strappo alla regola è ammesso, è bene che gli stravizi non si protraggano per due settimane, specie quando a tavola ci sono i bambini. E c’è un’altra regola d’oro: “Cerchiamo di fare porzioni piccole, vista la grande abbondanza di portate nei giorni di festa”.

Occhio al salato, anzi… salatissimo

Un suggerimento trasversale riguarda i condimenti. “Attenzione alla salatura: le linee guida suggeriscono di non aggiungere sale ai pasti dei bambini fino ai 2-3 anni di età”, avverte Antonella Diamanti, pediatra, responsabile UOS Nutrizione Artificiale e Servizio Dietetico del Bambino Gesù di Roma. “Se li abituiamo fin da piccoli a una forte sapidità, tenderanno a esigere alimenti più salati e a rifiutare quelli insipidi. I bambini non hanno bisogno di piccole aggiunte, che spesso servono più a gratificare genitori e familiari che a precise necessità nutrizionali”. Un circolo vizioso, insomma, che si può aggirare con qualche trucco. Oltre all’uso sapiente delle spezie (dalla curcuma al coriandolo, purché piacciano), c’è un altro espediente: “Aggiungere, nell’acqua di cottura o nell’olio, salvia, rosmarino e aglio servirà a insaporirli, per fare a meno del sale”.

Proteine: sì, ma con giudizio

Altri grandi invitati sono cotechini, arrosti e zamponi. “Sappiamo che un eccesso di proteine nella prima infanzia causa un aumento del numero di cellule adipose, con il rischio che il bambino sviluppi obesità”, avverte Antonella Diamanti. Bisognerebbe limitare l’apporto di proteine e ripartirle in modo da assumerne 3-4 volte alla settimana dal pesce, altre 2-3 dai latticini, 1 dall’uovo, non più di 4 dalle carni (di queste non oltre 1-2 porzioni di carne rossa) e 2-3 volte dai legumi. Teniamone conto anche nel menù delle Feste. “Nulla vieta di provare a sostituire una portata di carne con un piatto a base di pesce gratinato al forno: il merluzzo, la trota, il salmone o la sogliola sono raccomandati sotto l’anno, anche per il minor rischio di contaminazione da mercurio”.

Cibo nuovo, nuove allergie

Anzitutto occorre fare attenzione ai cibi potenzialmente allergizzanti: “Almeno fino ai 2 anni, sono sconsigliati frutti di mare e crostacei, che possono causare allergie e sono molto salati: nel menù di Natale, possiamo sostituirli con il pesce”, avverte Diamanti. E per le uova? “Secondo le linee guida, è possibile somministrarle già dal 6°-7° mese, senza distinzione fra tuorlo e albume. Maggior cautela nelle famiglie con genitori allergici, perché il bimbo ha più probabilità di esserlo a sua volta: in questi casi, è bene proporre gli alimenti ‘a rischio’ a distanza di 3-4 giorni l’uno dall’altro, per valutare le reazioni”.

I vietatissimi per i piccoli

Alcune preparazioni vanno bandite dalla tavola dei bimbi, e non c’è “cenone” che tenga: il menù delle Feste deve essere sicuro per i piccoli. “La maionese è una di queste, perché contiene uovo crudo, sconsigliato ai bambini, alle donne in gravidanza e in allattamento”, ricorda Antonella Diamanti. Lo stesso vale per il tiramisù (che si può preparare nella variante cotta) e attenzione al pesce crudo. “Sappiamo che, per essere consumato in sicurezza, va conservato nel congelatore per 72 ore in modo da uccidere l’anisakis, parassita che può essere presente in vari pesci”, spiega Andrea Vania. “Ma attenzione anche ai pesci marinati: per stare sicuri, occorre sottoporli prima al congelamento, perché la marinatura da sola è inefficace per eliminare il rischio anisakis”. Se si pensa di preparare in casa acciughe e alici sott’olio, occorre prima un passaggio di almeno 3 giorni in freezer.

Dolce Natale

“A conti fatti, pandoro e panettoni sono più salutari di altri dolci industriali perché hanno ingredienti semplici”, spiegano gli esperti. Il pandoro è appena più calorico con 400 calorie e 16,6 grammi di grassi per etto, contro le 360 calorie e i 10,7 g di grassi del panettone. Per portare in tavola un buon prodotto, è bene prediligere quelli con un’etichetta “corta”, con pochi e semplici ingredienti. Ricordiamoci che la ricetta tradizionale non prevede aggiunte di cioccolato o creme, delle quali si può fare a meno, per non aumentare i grassi. “L’importante è non esagerare con la quantità”, avverte Vania. Quindi, niente bis e solo porzioni decise prima dalla mamma. “Occorre fare attenzione alla frutta secca e ai dolci che la contengono: arachidi, mandorle, nocciole, noci, noci brasiliane sono pericolose anche perché la loro cuticola – la pellicina che avvolge i semi – rischia di essere inalata. Meglio evitarle, almeno fino ai 5-6 anni”, dicono gli esperti. Occhio anche a fichi secchi e datteri: è consigliabile farne a meno prima dei 6 anni, per l’alto tenore zuccherino. “Quanto al cioccolato, meglio prediligere quello fondente almeno al 60% – numero che indica la percentuale di cacao e abbassa quella di zuccheri – evitando di proporlo ai piccoli sotto i 2 anni e limitandone il consumo a non oltre un quadretto”, aggiunge Diamanti. Un discorso a sé merita il torrone: “Sarebbe bene che i bimbi non lo assaggiassero: quello duro è pericoloso per i dentini perché rischia di lussarli, mentre quello morbido, con il miele che contiene, finisce per creare una pasta adesiva sui denti”. Già: vale la pena di ricordare che, con tutti questi zuccheri, lo spazzolino deve essere a portata di mano alla fine di ogni pasto.

Menù delle Feste: e se si segue l’autosvezzamento?

Oggi sono tante le mamme che lasciano che sia il piccolo a scegliere cosa assaggiare nella fase dello svezzamento. Ma serve un’avvertenza. “L’autosvezzamento va seguito attentamente da un pediatra, che supporti e valuti le scelte alimentari dei genitori. È infatti indispensabile che le abitudini alimentari della famiglia siano corrette, per evitare che il bimbo attinga da un bacino di cibi non indicati”, chiariscono gli esperti. E siccome a Natale la tavola è più ricca di sale, grassi e portate piccanti, la guardia deve stare ben alzata. “Per i genitori è importante non cadere nell’errore di dire: ‘Siccome è Natale, gli ho concesso un assaggio… ‘. Di cotechino, ad esempio: pepatissimo e grasso”, conclude Vania.

 

di Benedetta Strappi

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