Mensa vegetariana all'asilo: a che punto siamo?

18 settembre 2018

Mense veg all’asilo: a che punto siamo?

Allo studio una proposta di legge a favore dell'opzione dei menù vegetariani anche all'asilo. Ma come si regolano nel frattempo i comuni italiani?

Mense veg all’asilo: a che punto siamo?

Anche alla scuola dell’infanzia e al nido dovrebbe esserci la possibilità di scegliere una pappa veg. Molte mense scolastiche offrono già diverse opzioni di menù, compresi quelli vegetariani, ma non tutte. All’appello manca, ad esempio, Roma. Tanto che un’ennesima proposta in parlamento chiede che siano presenti per legge. Ma quanti sono i genitori che chiedono una mensa vegetariana e come si regolano i diversi comuni?

Una nuova proposta di legge

L’ultima proposta di legge è stata depositata alla Camera da Michela Brambilla, deputata di Forza Italia, vegana e paladina animalista. Chiede che ogni mensa pubblica, che sia a scuola o in ospedale, offra l’opzione del menù vegetariano. In caso contrario, sono previste multe fino a 10.000 euro per la ditta di ristorazione. Una proposta simile, bipartisan, era già stata depositata anche in Commissione sanità al Senato. “Se come genitore ritengo che non sia giusto far mangiare carne ai miei figli, perché non posso mantenere questa scelta a scuola?”, ha dichiarato Brambilla. “Eppure a scuola, in ospedale, nella mensa aziendale, 3 volte su 4 non si trova un menù adatto”.

Una scelta in aumento

I vegetariani non sono pochi. Secondo il rapporto Eurispes 2018, non mangia carne il 7,1% degli italiani. Tra questi, sono in aumento i vegetariani e in calo i vegani, ma le percentuali oscillano ogni anno. Segno che la scelta non sempre è definitiva, anche per le difficoltà nel mangiare veg fuori casa. Sono solo il 23% i ristoranti vegetariani presenti in Italia ed è difficile cavarsela in viaggio o alle feste tra amici. In controtendenza le mense scolastiche e quelle nei posti di lavoro, dove il 44% dei vegetariani dichiara di non avere difficoltà. “Le richieste di menù senza carne a scuola sono senz’altro in aumento”, commenta Claudia Paltrinieri, responsabile di Foodinsider, che ogni anno stila una classifica delle mense italiane. “Ciò accade per due motivi: sia per un cambiamento culturale, sia per la diffidenza verso la qualità della carne servita nelle mense”.

Menù alternativi: basta chiederli

Non chiamiamoli menù vegetariani, meglio definirli “menù privi di”. Lo precisa Milano Ristorazione, la società del Comune di Milano che produce 85mila pasti al giorno e prevede 5 menù “etico-religiosi”. “Nel 2017 sono state 222 le richieste di menù privi di alimenti di origine animale e 361 per quelli senza carne e pesce”, comunica la società. “Malgrado i numeri contenuti, si rileva un trend in crescita”. A questi si aggiungono le diete religiose, come quelle che prevedono l’eliminazione di carne di maiale. Anche a Torino si offrono ormai di routine menù differenziati, per il 10,6% dei bambini che mangiano a scuola, dal nido alle medie. Per ottenerli, basta una richiesta dei genitori. Lo ha specificato già nel 2016 una nota del Ministero della Salute. Il certificato medico è necessario solo per le diete “sanitarie” o “speciali”, in caso ad esempio di allergie o intolleranze. A Torino riguardano il 2% degli iscritti. A Bologna quasi 1 famiglia su 6 chiede un menù speciale, in stragrande maggioranza per motivi etico religiosi. Così accade a Firenze e in tante altre città, come a Livorno, dove le “diete etiche” sono raddoppiate. A Venezia, però, è possibile richiedere solo la dieta latto-ovo-vegetariana. E soltanto dalle scuole dell’infanzia in su. In materia, infatti, i Comuni sono per ora liberi di legiferare.

Ma Roma non è ancora pronta

Malgrado le notizie di stampa che davano per pronto il menù veg anche per i bambini romani, nella capitale non è ancora disponibile. “Per l’anno scolastico 2018/19 i menu vegani/vegetariani non sono ancora proposti”, precisa il Comune. “Saranno somministrati solo quando l’attuale gara di appalto sarà aggiudicata”. Anche centri molto più piccoli hanno avuto qualche difficoltà in passato ad attivare menù differenziati. E a Bolzano ci sono stati diversi ricorsi al TAR, con esiti opposti, sul diritto o meno di un menù vegano già a partire dall’asilo nido. Ci sono, poi, perplessità sulla qualità della “dieta senza”, che rischia di essere ripetitiva se non è ben studiata. L’indirizzo generale, però, è ormai chiaro. Ed è scritto nero su bianco già dal 2010 nelle Linee Guida sulla Ristorazione Scolastica: “Vanno assicurate adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali”. Ed è sottointeso che ciò debba essere garantito ovunque.

 

di Chiara Sandrucci

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