Meningococco, un batterio da combattere con i vaccini
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15 aprile 2019

Meningococco, un batterio da combattere con i vaccini

È il più temuto da mamme e papà, perché responsabile di gravi infezioni invasive che possono colpire il piccolo

Meningococco, un batterio da combattere con i vaccini

Colpisce soprattutto i più piccoli, nei primi anni di vita, e non sempre la terapia antibiotica, anche se tempestiva, riesce ad arrestare il decorso della malattia, che spesso causa danni permanenti (meningite e sepsi) o può essere addirittura letale. La Neisseria meningitidis, nome scientifico del meningococco, è presente in natura in 13 sierotipi, ma solo 5 inducono infezioni rilevanti: A, B, C, Y e W135. Oggi, grazie a decenni di lavoro di tanti ricercatori, disponiamo di vaccini efficaci contro tutti questi sierotipi. La somministrazione è raccomandata e offerta gratuitamente a tutti i bambini sul territorio nazionale, perché compresa nel calendario vaccinale nazionale e nei Livelli Essenziali di Assistenza.

I sierogruppi più diffusi

“Nel nostro Paese sono disponibili tre vaccini anti-meningococco: uno contro i sierotipi ACWY, uno contro il B e uno contro il C”, spiega Rino Rappuoli, Chief Scientist di GSK Vaccini, lo scienziato che nel 2000 ha messo a punto il vaccino contro il meningococco B, l’ultimo che mancava all’appello.
In Italia le infezioni più frequenti sono quelle causate dai sierotipi B e C. Quelle da sierotipi A e Y sono più sporadiche. A, W, Y e C sono i sierotipi più diffusi e responsabili di epidemie in Africa.“Chi è vaccinato contro tutti e cinque può anche affrontare viaggi in zone endemiche per i sierogruppi meno diffusi in Italia”, dice Rappuoli.

Meningococco: cosa prevede il calendario vaccinale nazionale

La somministrazione del vaccino anti meningococco B è prevista in quattro dosi, al terzo, quarto, sesto e tredicesimo mese di vita. Quella contro il meningococco C è raccomandata in singola dose al compimento del primo anno. Nell’adolescenza, tra il dodicesimo e il diciottesimo anno, la vaccinazione anti ACWY rinnova la protezione contro il sierotipo C e la estende ai tre meno diffusi.
“In alcune Regioni italiane la vaccinazione contro il meningococco B è raccomandata, oltre che ai nuovi nati, anche in età adolescenziale”, spiega Rappuoli. “Questo è dovuto al fatto che esistono due picchi dei casi di malattia, uno in età molto precoce e l’altro proprio nell’adolescenza. Auspico che tutte le Regioni passino a questa doppia raccomandazione”.

L’efficacia della protezione

Accade talvolta di leggere notizie di bambini o ragazzi che hanno contratto un’infezione da meningococco nonostante fossero vaccinati. Come può accadere? “Innanzitutto, servono circa 4 settimane dall’iniezione per avere una buona protezione dalla malattia”, risponde l’esperto.“La copertura per la maggior parte della popolazione persiste per 5 anni. Dopo questo periodo, nonostante la copertura non sia più massima, il sistema immunitario comunque gioca un suo ruolo contro l’infezione. Esiste poi una parte della popolazione, quantificabile nel 4-5%, che non risponde al vaccino per fattori genetici individuali o ambientali. In ogni caso chi si vaccina e contrae comunque la malattia ha più possibilità di prenderla in forma lieve”.

L’importanza dell’immunità di gregge

Al di là della protezione individuale dei bambini e ragazzi vaccinati, l’obiettivo finale di alcuni vaccini è quello di limitare la circolazione dei patogeni grazie all’effetto gregge per proteggere anche chi non può immunizzarsi e, a lungo termine, per eradicare la malattia, come è stato fatto per il vaiolo e come siamo prossimi a realizzare per la polio.
Non è sempre possibile, perché alcuni batteri resistono anche fuori dal corpo umano, nell’ambiente, come per il caso del tetano, e perché alcune vaccinazioni prevengono il rischio della malattia ma non quello di essere portatori sani del patogeno e quindi di contagiare altri.
“I dati relativi ai vaccini contro i ceppi A, C, W e Y ci dicono che il vaccinato è protetto anche dallo stato di portatore”, risponde Rappuoli. “Come per tutti i vaccini è necessario raggiungere soglie molto alte per verificare l’effetto di protezione indiretta anche ai non vaccinati. Nel Regno Unito, ad esempio, dove il vaccino contro il meningococco C è stato utilizzato in una grande campagna di vaccinazione di massa, è stata dimostrata la riduzione della malattia in gruppi di età non vaccinati”.

Il timore di resistenze è fondato?

È possibile che la pressione selettiva esercitata dalle vaccinazioni determini l’emergere di resistenze, analoghe a quelle per gli antibiotici, cioè la diffusione di nuovi sierotipi per cui al momento non esiste protezione?
“I vaccini meningococcici sono utilizzati da molti anni e non abbiamo mai riscontrato fenomeni di questo tipo”, osserva Rappuoli. “Esiste un solo vaccino, quello pneumococcico, per il quale è stato osservato questo fenomeno, ma si tratta di un batterio che ha oltre novanta diversi sierotipi e quindi ci sono tante possibilità che trovi altri ‘vestiti’ con cui mascherarsi. Nel caso del vaccino pneumococcico si stanno mettendo a punto vaccini che hanno coperture sempre più ampie”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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