Proteggilo dal Meningococco, per un back to school senza pensieri

04 settembre 2019

Proteggilo dal Meningococco, per un back to school senza pensieri

È una malattia rara, ma molto grave. A oggi l’unico modo per sconfiggerla è fare prevenzione vaccinale. Il punto con un'esperta

Proteggilo dal Meningococco, per un back to school senza pensieri

Quando i bimbi tornano al nido, all’asilo e a scuola, e stanno per molte ore al giorno stretto contatto tra loro, è più facile che si ammalino. A volte è un raffreddore, altre un’influenza, ma quando i piccoli sono in comunità, anche le malattie infettive trovano terreno fertile. Negli ultimi anni una delle più temute è sicuramente la meningite da Meningococco. Colpisce principalmente bambini, adolescenti e persone con sistema immunitario compromesso. Può diventare fatale in meno di 48 ore e, tra i sopravvissuti, nel 10-20% dei casi causa danni a lungo termine. L’unico modo per proteggersi è la prevenzione vaccinale. Ne abbiamo parlato con Elena Bozzola, Segretario Nazionale della Società Italiana di Pediatria, pediatra infettivologo presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Quanto è elevato il rischio di contrarla? Quali batteri sono più coinvolti nell’infanzia?

La meningite è un’infiammazione a carico del sistema nervoso centrale, in particolare delle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. Quella da Meningococco è causata dal batterio Neisseria meningitidis che, insieme allo Streptococcus pneumoniae, è più frequentemente coinvolto nell’età pediatrica. Se consideriamo solo i bambini più piccoli, sotto i 4-5 anni, il più frequente è senza dubbio il Meningococco. Anche se non siamo in una condizione di epidemia, in Italia abbiamo un’incidenza di malattia invasiva da meningococco dello 0,38/0,40 casi 100.000 abitanti.

Come mai il Meningococco si manifesta solo in alcuni casi pur essendo presente? Riesce a definire chi rischia di più?

Si trasmette soltanto da persona a persona, ma esistono i portatori asintomatici. Sono soprattutto adolescenti e giovani adulti e, anche senza sintomi, possono trasmettere l’infezione ad altre persone. Chi lo contrae può sviluppare forme paucisintomatiche, con sintomi simili all’influenza, ma anche solo mal di gola o mal di pancia, cefalea e febbricola. Oppure può sviluppare forme gravi, ad esempio con meningite, sepsi o polmonite. I portatori possono restare asintomatici per giorni, ma a volte addirittura anche per mesi, oppure possono essere portatori intermittenti.

I fattori di rischio di sviluppare malattia sono legati a tre fattori: microrganismo, ambiente ed ospite. Tra i fattori legati al microrganismo bisogna ricordare la virulenza e la concentrazione. Altra variabile è l’ospite: lo stato del suo sistema immunitario, l’età, eventuali patologie o sovrainfezioni possono indebolirlo e renderlo più aggredibile. Infine l’ambiente, in particolare il clima (più a rischio i climi tropicali e le stagioni invernali), i fattori sociali (frequentare luoghi affollati), fattori igienico-economici.

Ci sono vari tipi di Meningococco. Perché ci si concentra sul B? Come ci si difende?

Esistono 13 sierogruppi in totale, ma solo alcuni sono virulenti per l’uomo. A, B, C, W e Y sono i responsabili delle infezioni gravi nell’uomo. Per quanto riguarda il B è quello che attualmente ha un’incidenza maggiore nella popolazione pediatrica. In Italia ha superato il C.

L’unica arma è la vaccinazione. Innanzitutto perché non è sempre facile la diagnosi precoce e tempestiva. I sintomi che siamo abituati ad associare alla meningite (febbre, rigidità nucale e cefalea) nel caso del tipo B si trovano solo nel 27% dei casi. Quelli più precoci, che si manifestano entro le prime 8 ore, sono spesso dolore alle gambe, piedi freddi, cute pallida. Cioè sintomi non specifici. E anche quando si inizia precocemente una terapia, il rischio di decesso o di sequele a lungo termine è alto. Il vaccino è l’unica concreta possibilità per evitare di contrarre la malattia.

Qual è l’efficacia preventiva? Quando bisogna farlo?

Nessun vaccino è efficace al 100%. Ma i soggetti vaccinati, anche se la contraggono, hanno un’arma in più di difesa. Si può fare a partire dai 2 mesi di vita. Sotto i 6 mesi di età si fanno 3 dosi più un richiamo (tra i 12 e i 15 mesi). Se il ciclo vaccinale inizia più tardivamente, le dosi da somministrare variano.  Dopo i 2 anni, ad esempio sono previste solo 2 dosi.  È comunque consigliabile non ritardare l’inizio del ciclo vaccinale.

Nella sua esperienza con M-Team che percezione ha avuto sulla conoscenza di questo batterio?

I genitori hanno sicuramente sviluppato un interesse negli ultimi anni. Che non porta sempre alla giusta consapevolezza, a causa delle tante voci che girano, fino ad arrivare alla cattiva informazione. Secondo le ultime ricerche, solo il 41% si dichiara consapevolmente informato. Ma c’è tanta voglia di sapere. Campagne come questa dell’M-Team, alla quale partecipo in prima persona, nascono proprio per cercare di diffondere il più possibile le informazioni corrette. L’M-Team è una squadra di mamme voluta dal Comitato Nazionale Liberi dalla Meningite per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione di questa infezione e sulla importanza della promozione della salute del bambino a 360°.

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