Meningite, un’infezione che fa davvero paura | Io e il mio bambino

27 ottobre 2016

Meningite, un’infezione che fa davvero paura

L’unica forma di prevenzione è oggi data dalla vaccinazione: ecco tutti i vaccini che aiutano a proteggere i nostri bambini da questa seria malattia

Meningite, un’infezione che fa davvero paura

Grazie ai vaccini, gravi malattie infettive come la poliomielite e la difterite sono progressivamente scomparse dai Paesi più ricchi, tanto che oggi la popolazione ne ha perso anche il ricordo e tende a sottovalutare il rischio di un loro ritorno. C’è però ancora un’infezione potenzialmente letale che colpisce principalmente i bambini: è la meningite, un’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. Può essere di origine batterica o virale. Le più pericolose sono le prime, spesso associate a sepsi, cioè a infezioni batteriche invasive del sangue. Possono uccidere, anche nell’arco di poche ore dai primi sintomi, oppure provocare danni neurologici irreversibili. Tre sono gli agenti patogeni responsabili della maggior parte dei casi: meningococco, pneumococco ed Haemophilus influenzae di tipo b (Hib).

 

Un “ombrello” vaccinale per prevenirla

Benché si tratti di una malattia rara, la meningite e più in generale le infezioni batteriche invasive fanno paura per la loro gravità e perché, nelle forme fulminanti, possono uccidere in poche ore. “Quando accade, non si fa in tempo a trattarle con gli antibiotici. Non c’è nulla da fare”, dice Chiara Azzari, responsabile del Centro di Immunologia Pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze. “L’unica possibilità è la prevenzione vaccinale. Un bambino vaccinato da non più di 10 anni ha in circolo una quantità tale di anticorpi da riuscire a contrastare efficacemente l’infezione. Col passare del tempo, la memoria immunitaria sfuma e il soggetto torna a essere vulnerabile”. Gran parte delle forme di meningite e infezione batterica invasiva sono prevenibili con le vaccinazioni di cui oggi disponiamo contro i diversi patogeni: Hib, pneumococco e meningococco.

 

1. Il vaccino contro l’Haemophilus influenzae di tipo b (Hib)

Disponibile in Italia dal 1995, viene somministrato nel primo anno di vita – al terzo, quinto e undicesimo mese – nella formulazione esavalente, insieme a quelli obbligatori contro tetano, difterite, polio ed epatite B. L’associazione con i vaccini obbligatori ha garantito un’elevata copertura contro l’Hib. “Il risultato è che l’incidenza delle meningiti e delle infezioni gravi da Hib è rapidamente crollata in pochi anni, in particolare tra i bambini”, dice Susanna Esposito, direttore dell’Unità di pediatria del Policlinico dell’Università di Milano e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici. “Un’evidente dimostrazione dell’efficacia e dell’utilità delle vaccinazioni”.

 

2. L’anti-pneumococco

Diversa è la situazione delle infezioni invasive da pneumococco. Esistono più di 90 tipi di questo batterio e i vaccini disponibili immunizzano contro quelli più frequentemente causa di malattia. Fino a pochi anni fa, i bimbi al terzo, quinto e undicesimo mese di vita venivano vaccinati con un prodotto 7-valente, cioè attivo contro i sette tipi più frequenti di pneumococco. “Oggi è stato sostituito da un prodotto 13-valente, che ne include altri 6 abbastanza frequenti e offre quindi una protezione più ampia”, spiega Susanna Esposito. “Ancora non abbiamo un vaccino universale contro lo pneumococco, dunque rimane una quota di casi di infezioni dovute a sierotipi più rari, non coperti da alcun vaccino”. Da uno studio del Policlinico Gemelli risulta, comunque, che con il vaccino 13-valente sono prevenibili più dell’80% dei casi di infezione invasiva. Il vaccino è raccomandato e offerto gratuitamente a tutti i bimbi.

 

3. Il vaccino contro il meningococco C

Anche il meningococco è presente con diversi sierotipi. I più comuni nel nostro Paese, causa di meningite e malattie invasive, sono il C e il B. La vaccinazione contro il meningococco C è disponibile in Italia già da diversi anni e offerta a tutti i nuovi nati nel tredicesimo mese di vita. “Poiché la protezione immunitaria conferita tende ad attenuarsi col tempo e l’incidenza delle infezioni da meningococco continua a essere elevata fino a 25 anni di età, si raccomanda un richiamo intorno ai 12 anni”, dice Susanna Esposito. “In quell’occasione, si raccomanda di utilizzare il vaccino tetravalente, che protegge dal sierogruppo C e dai gruppi A, Y e W135. Questi ultimi tre sono poco diffusi in Europa ma, data l’abitudine a viaggiare dei giovani, non si può escludere l’eventualità di un contatto”.

 

4. L’ultima novità: il vaccino contro il meningococco B

Dal 2014 è arrivato in Italia anche il vaccino contro il meningococco B, l’ultimo tassello del puzzle per completare la protezione dalle infezioni da meningococco. La sua realizzazione è una grande conquista per la medicina: il batterio, ad oggi, è responsabile della maggior parte dei casi di meningite e infezione invasiva da meningococco in Italia, ha una letalità del 10-15%, spesso è resistente alla terapia antibiotica e per anni è stato un avversario formidabile per i ricercatori di tutto il mondo impegnati nel tentativo di sconfiggerlo. C’è riuscito nel 2000 il microbiologo italiano Rino Rappuoli, che lo ha aggirato, anziché attaccarlo frontalmente: partendo dalla mappa del DNA del meningococco B ha ricostruito quattro proteine della sua superficie, inserendole come antigeni nel vaccino oggi disponibile sul mercato. Il nuovo prodotto può essere somministrato già dai 2 mesi di vita, un vantaggio non da poco, considerato che la maggiore incidenza di meningiti da meningococco B riguarda la fascia d’età da 0 a 12 mesi. Per garantire una protezione adeguata nei bambini da 2 a 5 mesi occorrono quattro dosi. Le prime tre da somministrare a distanza di almeno un mese una dall’altra e la quarta a 12-23 mesi. Ai piccoli da 5 a 23 mesi servono tre dosi, le prime due a distanza di almeno due mesi una dall’altra e la terza a 12-23 dalla seconda. Infine, per i bimbi più grandi sono sufficienti due dosi, a distanza di almeno due mesi una dall’altra. Il vaccino è stato ora incluso nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e sarà offerto gratuitamente ai nuovi nati su tutto il territorio nazionale.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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