Mamma, faccio da solo! | Io e il mio bambino
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29 settembre 2015

Mamma, faccio da solo!

Mamma, faccio da solo!

Nel secondo anno di vita, il bambino inizia a manifestare un grande interesse per tutto ciò che può fare da solo, in autonomia. È una fase importantissima della crescita, in cui pone le basi della sua identità. Questa forte spinta va assecondata. Fermarla di continuo, per paura che il piccolo possa farsi male o crei troppi pasticci, può limitare la sua autonomia. Anche quando combina dei “disastri” e sembra non raggiungere il suo obiettivo, è mosso dall’impulso di esplorare il mondo e scoprirne le leggi. Ecco i consigli di Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, per aiutarlo in questo percorso.

Le “dritte” per mamma e papà

  • Con l’introduzione delle pappe, molti bimbi vogliono mangiare da soli… e schizzano il cibo ovunque. Questi esercizi non vanno ostacolati, altrimenti è facile che al bambino passi la voglia di provare. E magari tenderà a farsi imboccare fin troppo a lungo.
  • Un’altra situazione che può mettere in crisi i genitori è quando il piccolo vuole arrampicarsi a tutti i costi sui giochi ai giardinetti o salire e scendere le scale di casa. È vero che non ha ancora sviluppato il senso del pericolo, ma è meglio lasciarlo provare, aiutandolo. Può darsi che decida lui di fermarsi. E comunque, giorno per giorno, si deve osservare attentamente ogni minimo progresso. Quando sembrerà più sicuro e coordinato nei movimenti, è giusto farlo riprovare.
  • Fra i due e i tre anni di età, il bambino si allena a vestirsi da solo: un problema quando si è in ritardo e si deve correre all’asilo. Ci si può svegliare dieci minuti prima o fargli fare molti tentativi durante il weekend, quando non c’è fretta. Il gusto della conquista va stimolato: se si interviene sempre al posto suo, gli si trasmette un messaggio di sfiducia. Per questo, se si infila la maglietta al rovescio, è meglio non dirgli: “Lascia stare, non ce la fai”, ma “Prova, non importa se sbagli”.
  • È importante rassicurare il bambino quando dice: “Non sono capace”. Nei primi anni deve imparare molte abilità e i suoi movimenti si devono perfezionare. Quando si scoraggia e ripete “Non ci riesco”, è importante tranquillizzarlo, mostrandogli invece quante cose sa fare.
  • Armarsi di pazienza e comprensione. È utile analizzare i nostri stessi errori oltre a quelli altrui. Se siamo esageratamente intransigenti e rigidi rischiamo di condizionare troppo i nostri figli.

I comportamenti da evitare

  • Vedere pericoli dappertutto e non concedere al “piccolo esploratore” l’autonomia necessaria può creargli molte insicurezze. Sì, è vero, che quando per esempio il bimbo inizia a gattonare, occorre proteggerlo da eventuali pericoli eliminando in precedenza dal suo percorso mobili spigolosi, oggetti in posizioni “a rischio” e tutto ciò che potrebbe portare alla bocca e ingoiare. Ma fargli percepire la nostra ansia significa rischiare di bloccare tante sue scoperte.
  • Non fare di lui un piccolo perfezionista. Essere troppo severi quando sbaglia provoca nel bambino la paura di commettere altri errori. Questo si traduce in una forma di inibizione. Ma se il piccolo (e un domani l’adulto) non impara a prendere iniziative, limita le sue esperienze e lo sviluppo delle sue potenzialità.
  • Non dirgli: “Non sei come tuo fratello”, oppure: “Io alla tua età lo sapevo già fare…”: si sentirebbe svalutato e ciò gli creerebbe più insicurezze.
  • Non intervenire sempre al suo posto, ma concedigli di sbagliare. Può essere più facile e sbrigativo sostituirsi a lui, ma non c’è miglior insegnamento dell’errore stesso. Piuttosto, meglio proporgli di fare insieme quella cosa, o mostrargli prima in che modo deve essere fatta.

Dai il buon esempio

I bimbi intraprendenti e autonomi… si riconoscono subito. In genere sono i bebè che riescono a trovare presto il modo di consolarsi anche se la mamma tarda ad arrivare, che riescono a giocare un po’ da soli e che sono molto attratti da ciò che li circonda. Altri invece sono più pigri e non prendono facilmente l’iniziativa: vanno stimolati con dolcezza e, soprattutto, con l’esempio. Perché la spinta verso l’autonomia si apprende soprattutto osservando mamma e papà.

 

di Laura D’Orsi

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