Malattie croniche, e non solo: allattare si può. I farmaci compatibili

04 novembre 2019

Malattie croniche, e non solo: allattare si può

Nella maggior parte dei casi, non occorre rinunciare alle poppate: basta consultare il proprio medico o lo specialista da cui si è in cura per individuare i principi attivi compatibili con l’allattamento

Malattie croniche, e non solo: allattare si può

Oggi c’è ancora parecchia confusione a proposito di farmaci e allattamento. È diffusa, infatti, la credenza che la mamma non possa assumere alcun medicinale mentre sta nutrendo al seno il suo bambino e che, in caso di bisogno, debba rinunciare a curarsi o interrompere l’allattamento. In realtà non è così. E la possibilità di conciliare poppate e benessere materno riguarda non solo i disturbi occasionali, come l’influenza o il mal di denti, ma anche malattie croniche importanti che interessano la sfera fisica e psicologica.

Curarsi, scegliendo un principio attivo compatibile

Spesso capita che le neomamme sopportino disagi e fastidi rinunciando a curarsi o che, viceversa, concludano precocemente le poppate, perché non hanno ricevuto informazioni corrette. Nel caso in cui la mamma soffra di una patologia preesistente la gravidanza, il timore di dover rinunciare all’esperienza dell’allattamento è ancora più forte. “È bene quindi sottolineare che la maggior parte dei farmaci raggiungono il latte in quantità minime, così trascurabili da non causare effetti indesiderati per il bambino”, spiega Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia, Laboratorio per la Salute Materno Infantile-Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Una rassicurazione che riguarda i disturbi passeggeri, ma anche quelle malattie croniche che richiedono l’assunzione di una terapia prolungata nel tempo.

Se la malattia è presente prima della gravidanza

Il primo passo, quando una donna soffre di una patologia cronica, è quello di informarsi e confrontarsi con il proprio medico e/o con lo specialista di riferimento. “L’ideale sarebbe valutare la situazione e comunicare al medico il proprio desiderio di allattare ancor prima di cercare la gravidanza o, comunque, all’inizio dell’attesa”, suggerisce il dottor Clavenna. “È opportuno, infatti, individuare e programmare un percorso terapeutico che riguardi sia la gravidanza sia il periodo successivo. Questo perché ci sono alcuni farmaci la cui assunzione è indicata in gravidanza e nel periodo dell’allattamento, mentre in altri casi è opportuno cambiare la terapia dopo la nascita del bambino”.

Sclerosi multipla: poppate sicure

La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria del sistema nervoso che colpisce prevalentemente il sesso femminile e, in genere, si manifesta tra i 20 e i 40 anni, proprio nel periodo della vita in cui molte donne coltivano il progetto di una gravidanza. Grazie ai progressi della scienza, non solo diventare mamme è possibile, ma anche allattare per tutto il tempo che si desidera. Gli studi compiuti negli anni hanno infatti confermato la compatibilità della terapia con interferone beta, con la gravidanza e con le poppate. “L’interferone è una sostanza che viene prodotta anche dal nostro organismo in caso di infiammazioni e infezioni virali”, spiega l’esperto. “Grazie agli studi si è visto che la quantità di interferone presente nel latte materno durante la terapia non cambia o si modifica pochissimo, e, quindi, non ci sono controindicazioni per il bambino. Questo è un esempio significativo del fatto che, anche in caso di patologie che appaiono particolarmente complesse, c’è la possibilità di curarsi e allattare”.

Diabete giovanile o di tipo 2

Per le mamme che soffrono di diabete mellito di tipo 1, detto anche diabete giovanile in quanto esordisce spesso nell’infanzia o adolescenza, allattare serenamente è possibile dato che il farmaco utilizzato più spesso, l’insulina, è compatibile con le poppate. “Nel latte materno è normalmente presente l’insulina”, spiega Antonio Clavenna. “La sua concentrazione non si modifica in modo sostanziale dopo la sua somministrazione come trattamento per il diabete e la terapia è considerata sicura per il neonato.

Anche per le mamme che soffrono di diabete di tipo 2, in genere legato a problemi di sovrappeso od obesità, il trattamento con antidiabetici orali – il principio attivo di prima scelta è la metformina – è ugualmente compatibile, perché il passaggio nel latte avviene in quantità così basse da risultare trascurabili”.

Asma e allergie respiratorie

Via libera anche alle terapie necessarie per le mamme che soffrono di asma o allergie respiratorie. “Nel caso dell’asma, i farmaci assunti per via inalatoria, tramite aerosol o inalatori predosati, agiscono localmente a livello delle vie aeree e vengono assorbiti in misura molto ridotta dall’organismo materno”, spiega l’esperto. “Questo fa sì che la quantità di farmaco nel latte sia irrilevante”.

Per quanto riguarda le allergie respiratorie, recenti studi hanno evidenziato il ridotto passaggio nel latte degli antistaminici (il principio attivo di prima scelta è la loratadina).

Se il problema è la dermatite

Quando l’allergia si manifesta a livello cutaneo, come conciliare la cura per la dermatite e le poppate? “In caso di eczema, occorre selezionare i medicinali a uso topico da impiegare, soprattutto se l’area da trattare è ampia e il bambino ha meno di due-tre mesi”, raccomanda il dottor Clavenna. “Per la mamma che allatta un bimbo molto piccolo, il suggerimento è di utilizzare un cortisonico a bassa potenza, ovvero una pomata a base di idrocortisone”.

Una tiroide che “lavora” troppo o troppo poco

Allattare è possibile anche quando il problema è la tiroide. “In caso di ipertiroidismo, il medico valuterà l’effettiva necessità di un trattamento e, se occorre, prescriverà un principio attivo compatibile con le poppate, scegliendo tra metimazolo e propiltiouracile”, spiega l’esperto. “Si è visto che, con questi farmaci, non c’è il rischio che si riduca il lavoro della tiroide del neonato. L’unica raccomandazione, se il bimbo è molto piccolo, è di monitorare periodicamente la crescita con il pediatra di famiglia, per verificare che proceda regolarmente”.

E se la tiroide lavora troppo poco? La terapia per l’ipotiroidismo non comporta il rischio di squilibri ormonali per il bimbo? “No, perché la cura riporta alla normalità i livelli di ormoni tiroidei della mamma”, rassicura l’esperto.

In caso di emicrania cronica

Se fa la sua comparsa un fastidioso mal di testa, non è necessario, né consigliato, sopportare il disagio. “La neomamma potrà alleviare il malessere assumendo paracetamolo o, se il dolore è molto intenso, un anti-infiammatorio a base di ibuprofene o diclofenac”, dice Clavenna.

“Nel caso in cui la mamma soffra però di emicranie ricorrenti, può ricorrere a un farmaco indicato per le cefalee, ovvero il sumatriptan. Meglio usare cautela, invece, con i medicinali che combinano più sostanze, ad esempio i farmaci che associano caffeina e anti-infiammatori. Da evitare, infine, l’aspirina per il rischio di effetti collaterali anche gravi nel neonato”.

Prenditi cura del tuo benessere emotivo

A volte il malessere della mamma non è fisico, ma psicologico. In questo caso è indispensabile agire prontamente perché possa recuperare la sua serenità. Al contrario di quanto si tende a credere, in caso di depressione, preesistente alla gravidanza o insorta in un periodo successivo al parto, assumere una terapia farmacologica e allattare è possibile. “Ci sono farmaci antidepressivi – a base di sertralina o paroxetina – assolutamente compatibili con l’allattamento”, rassicura l’esperto. “Sono stati effettuati studi che hanno evidenziato l’assenza o una presenza molto ridotta di questi farmaci nel sangue dei neonati.

Se, però, la mamma stava utilizzando già in gravidanza un farmaco diverso, potrà proseguire il trattamento, segnalando prontamente al pediatra se dovesse notare che il neonato è particolarmente sonnolento e/o fatica ad attaccarsi al seno”.

Una cautela che riguarda soprattutto i primi mesi di vita

In caso di patologie croniche, così come se la mamma soffre di un disturbo passeggero, non solo i principi attivi effettivamente controindicati sono davvero pochi, ma il periodo in cui è necessaria una particolare cautela è limitato ai primissimi mesi di vita. In questo periodo, infatti, è maggiore la quantità di latte assunta (rapportata al peso corporeo del neonato) e il metabolismo ancora immaturo del bebè determina tempi più lunghi per l’eliminazione di eventuali tracce del farmaco. “Superati i primi 2-3 mesi di vita, e ancor di più quando il bambino ha iniziato lo svezzamento, sono estremamente rari i principi attivi che presentano controindicazioni”, spiega il dottor Clavenna. “Parliamo di farmaci utilizzati per esami diagnostici particolari come la scintigrafia e di farmaci anti-tumorali”.

Malattie croniche e allattamento: qui trovi informazioni e consulenze

Il suggerimento per tutte le mamme che soffrono di una patologia cronica è quello di confrontarsi con il proprio medico per individuare un trattamento farmacologico compatibile con le poppate.

Se però la mamma sente di non aver risolto i suoi dubbi, può chiamare il numero verde 800.883.300 dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo: il servizio è attivo tutti i giorni, 24 ore su 24.

Un’altra possibilità è quella di consultare il sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco (www.farmaciegravidanza.gov.it), per verificare la compatibilità di un principio attivo durante l’allattamento.

È recente, infine, il servizio attivato dall’Istituto Mario Negri di Milano che risponde ai dubbi delle mamme relativi a farmaci e poppate tramite l’indirizzo e-mail mammaebambino@marionegri.it

 

di Giorgia Cozza

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