Le lodi che aiutano i bambini a crescere

30 novembre 2018

Le lodi che aiutano a crescere

Già nei primi mesi di vita e, in seguito, con i primi distacchi dai genitori, gli elogi per i progressi fatti e la percezione che mamma e papà si immedesimano nei suoi stati d’animo rafforzano l'autostima del piccolo

Le lodi che aiutano a crescere

Lo dice l’intuito del genitore, e lo confermano le ricerche: le lodi sono di fondamentale importanza fin dalla più tenera età. Elogiarli quando ottengono un risultato, ma anche incoraggiarli nelle loro prime ‘prove’ di autonomia, li aiutano a crescere: sia per quanto riguarda lo slancio verso l’apprendimento, sia per la costruzione dell’autostima.

Elogialo sempre per il suo impegno

Il bimbo deve percepire che mamma e papà comprendono e apprezzano il suo sforzo, e non sono solo interessati alla riuscita della ‘performance’. “La lode è premiante e rafforzativa: il genitore riconosce i meriti del figlio, cioè l’impegno speso per ottenere un risultato”, spiega Rosanna Schiralli, psicologa e psicoterapeuta. “Il bambino deve sentire che il genitore si immedesima nei suoi stati d’animo: così si rafforza l’autostima. Una lode al momento giusto è indizio di una relazione in cui c’è un’autentica condivisione”. Non bisogna limitarsi a un generico ‘ah, bravo’, ma insistere sulle energie profuse per cogliere un obiettivo. “Dirgli ‘bravissimo, come sei intelligente!” non è un messaggio efficace. Piuttosto, specialmente se si tratta di un’attività in cui il piccolo si è cimentato mettendo a frutto le sue risorse, privilegiamo le lodi del tipo ‘bravissimo, come ti sei impegnato!’”. Se il piccolo metabolizzerà il concetto di impegno, si abituerà presto anche al pensiero che, se fallisce una volta, può comunque riprovarci. E che nulla arriva per caso. “Così, il bambino si allenerà a sopportare anche la frustrazione, che prima o poi è naturale sperimentare, senza illudersi che sia possibile ottenere ‘tutto e subito’”.

Sono preziose durante i primi distacchi

“Gli elogi favoriscono la maturazione dell’autostima fin da subito: anche il neonato è in grado di percepire la modulazione della voce del genitore. Ma diventano imprescindibili verso i 3 anni, quando il bimbo entra nella fase delle prime amicizie”, chiarisce la psicologa. In questo periodo, il bimbo si trova a sperimentare anche i primi distacchi, come l’ingresso all’asilo. “Dicendogli ‘sei stato proprio bravo ad affrontare l’inizio di questa nuova avventura’ raggiungiamo un duplice obiettivo: gli comunichiamo che può farcela e lo rassicuriamo sul fatto che anche noi viviamo la separazione con serenità. Così, è come se gli dessimo il via libera a crescere”. In quest’ottica, mamma e papà devono essere i primi a dare il buon esempio, tenendo sotto controllo la loro ansia da distacco e stando attenti a non trasmetterla al piccolo.

Lodi sì, ma anche rimproveri

“Non è opportuno, però, nemmeno lodare eccessivamente il bambino: se inizia ad aspettarsi parole di elogio per ogni azione, anche quelle banali come mettere a posto i suoi giochi, mangiare e stare seduto a tavola ai pasti, il genitore rischia di perdere il suo ruolo di educatore, che dà un significato autentico alle varie tappe di crescita”, avverte l’esperta. “Il cervello del bambino, infatti, si sviluppa in un arco di tempo molto lungo, in cui è suscettibile di modificazioni anche rilevanti, in base agli esempi e agli stimoli proposti da mamma, papà e poi da altre figure adulte di riferimento, quali nonni, tate e insegnanti. I rimproveri non devono mancare: il bambino ha bisogno di regole e contenimento”. Certo, i richiami devono essere pacati e trasmettere l’immagine di un genitore risoluto, ma anche paziente e coerente: meglio evitare di farli in pubblico e a voce alta. “Bisogna motivargli il rimprovero, ma stare anche attenti a non iper-argomentarlo, a non spiegargli fin nel dettaglio perché secondo noi ha sbagliato. Altrimenti, c’è il rischio che il bambino percepisca un disagio del genitore nel dare conto del suo dissenso”. E, alla critica, occorre affiancare la proposta di un modello positivo cui ispirarsi.

Amore e regole plasmano la mente

Anche le neuroscienze confermano l’importanza di lodi e rimproveri. “Diverse ricerche hanno dimostrato che il cervello di un bambino che riceve accoglienza e regole è più plastico”, spiega l’esperta. Le risonanze magnetiche hanno evidenziato lobi parietali più attivi e dunque maggiormente in grado di regolare la serotonina, che aiuta a stabilizzare l’umore, e altre sostanze che producono benessere. Al contrario, il cervello dei bimbi che non ricevono regole attiva di più i lobi frontali, preposti alla produzione di cortisolo, sostanza coinvolta nello sviluppo di stati d’ansia e stress.

di Giulia Righi

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