L'importanza delle vaccinazioni per i nostri bambini | Io e il mio bambino

23 settembre 2010

L’importanza delle vaccinazioni per i nostri bambini

L'importanza delle vaccinazioni per i nostri bambini

Dare alla popolazione giovanile italiana, da 0 a 18 anni, le stesse possibilità di accesso alla più importante misura sanitaria in campo preventivo: la vaccinazione. Con questo obiettivo la Federazione Italiana Medici Pediatri ha formulato la proposta di un nuovo calendario vaccinale nazionale che prevede l’offerta gratuita sull’intero territorio nazionale di tutte le vaccinazioni raccomandate.

Oggi in Italia i vaccini somministrati gratuitamente sono quelli contro la difterite, la polio, il tetano e l’epatite B, che sono obbligatori; l’Haemophilus influenzae, la pertosse, il morbillo, la rosolia e la parotite, non obbligatori ma raccomandati dai pediatri. Le vaccinazioni contro varicella, pneumococco, meningococco C e, per le bambine più grandi, papillomavirus, sono raccomandate, ma la loro offerta gratuita è lasciata all’iniziativa delle singole regioni. Il risultato? Una copertura a macchia di leopardo: 21 regioni e 21 modi diversi di intendere questa opportunità.

Una proposta articolata

“L’unica soluzione per assicurare l’applicazione di queste fondamentali pratiche di prevenzione primaria è inserirle nei Livelli Essenziali di Assistenza, cioè tra gli interventi sanitari garantiti gratuitamente a tutta la popolazione a livello nazionale”, commenta Giuseppe Mele, presidente della FIMP.

Ma le richieste della FIMP al governo vanno oltre: il loro calendario vaccinale prevede la raccomandazione a tutti i bambini, e non solo a quelli appartenenti alle categorie a rischio, del vaccino contro il rotavirus e di quello, stagionale, contro l’influenza. “Le infezioni da rotavirus sono estremamente diffuse nella popolazione pediatrica e nei casi più seri possono comportare, per i più piccoli, la necessità di un ricovero ospedaliero. Il vaccino contro questa infezione esiste ed è sicuro, dunque perché non raccomandarlo a tutti?”, commenta Mele. Il calendario della FIMP prevede la vaccinazione anti-rotavirus entro il compimento dei sei mesi di vita, proprio per tutelare i più piccoli su cui la malattia ha un impatto più pesante.

“Lo stesso discorso vale per l’antinfluenzale, che noi raccomandiamo a tutti i bimbi dai sei mesi ai sei anni, con una considerazione aggiuntiva: ostacolare la diffusione dell’influenza tra i piccoli vuol dire ridurre la circolazione del virus nelle famiglie e dunque il rischio di contagio per gli anziani. Non a caso l’anno scorso, che sono stati vaccinati più bambini, si sono ammalati meno anziani”.

La Società Italiana di Pediatria si ritiene d’accordo con le proposte fatte della FIMP. “La priorità, ovviamente, va alle vaccinazioni più importanti, come quella per lo pneumococco e quella per il meningococco C, che devono essere raccomandate attivamente e dovrebbero essere garantite a tutti i bambini gratuitamente”, commenta Pasquale Di Pietro, presidente della SIP. “Offrire a tutti anche i vaccini per l’influenza e per il rotavirus sarebbe sicuramente un vantaggio per la popolazione, ma l’attuabilità di questa proposta dipende, come è ben facile immaginare, dalle risorse economiche a disposizione”.

  • La lotta al morbillo

I livelli di copertura delle vaccinazioni obbligatorie in Italia sono molto elevati e omogenei in tutto il Paese.
“Sono vicini al 90% in molte regioni”, spiega Stefania Salmaso, direttore del Centro di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità. “Anche i vaccini contro la pertosse e l’Haemophilus influenzae, che vengono somministrati in combinazione con i quattro obbligatori, raggiungono gli stessi livelli. Al momento i nostri sforzi sono concentrati sulla lotta al morbillo e alla rosolia congenita: l’obiettivo è di eradicare dall’Italia queste malattie potenzialmente molto pericolose, ma la proporzione di bambini vaccinati è ancora insufficiente per raggiungere lo scopo”.

La varicella è una malattia estremamente contagiosa, ma che raramente comporta conseguenze serie in età infantile. Può dare maggiori problemi se contratta in età adulta. “Prima di avviare una campagna nazionale contro la varicella, dobbiamo avere la certezza di poter raggiungere una grande proporzione di bambini, almeno l’80%, in tempi brevissimi”, spiega l’epidemiologa. “In caso contrario, anziché bloccare la diffusione del virus, otterremmo il risultato di spostare in avanti l’età del contagio, dall’infanzia all’adolescenza, quando il pericolo di complicazioni è maggiore. Il raggiungimento di elevate coperture vaccinali per il morbillo è un banco di prova per la varicella. In futuro si può pensare di introdurre un vaccino anti-varicella combinato con quelli per il morbillo, la rosolia e la parotite, sfruttando l’effetto traino per ottenere in tempi brevi una buona diffusione”.

Le vaccinazioni contro l’influenza e il rotavirus per i bambini italiani al momento non sono tra le priorità delle autorità sanitarie. “Il punto di vista dei pediatri è comprensibile e condivisibile”, dice Stefania Salmaso, “dal momento che i vaccini ci sono, perché non usarli? Tuttavia, quando si organizza la strategia vaccinale su scala nazionale bisogna tener conto anche delle risorse economiche e organizzative dispo-nibili ed è necessario stabilire delle precedenze”.

Anche quest’anno il Ministero della Salute raccomanda la vaccinazione contro il virus influenzale solo ad alcune categorie a rischio di bambini e di adulti, quelli affetti da malattie croniche che comporterebbero seri rischi in caso di influenza. Infatti attualmente la strategia di vaccinazione contro l’influenza è mirata a una riduzione del danno piuttosto che a una riduzione della circolazione virale. Per quanto riguarda il rotavirus, i vaccini approvati e disponibili sono due. “Si tratta di prodotti pensati soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, realtà in cui le infezioni gastroenteriche hanno spesso conseguenze gravi per i bambini”, dice l’epidemiologa.

  • Questione di punti di vista

“I vaccini registrati e disponibili in Italia sono tutti efficaci e sicuri. Dal punto di vista del pediatra che segue singoli pazienti, andrebbero fatti tutti, perché in cambio del fastidio di un’iniezione risparmiano al bambino una malattia, per quanto lieve e priva di conseguenze”, commenta Nicola Principi, ordinario di pediatria dell’Università di Milano. “Ma chi deve organizzare le strategie vaccinali per un’intera popolazione deve soppesare costi e benefici e stabilire una scala di precedenze, dal momento che le risorse economiche sono limitate. Quella da rotavirus è un’infezione estremamente diffusa, ma raramente ha conseguenze serie. I casi più gravi, pochissimi, necessitano di un ricovero in ospedale, ma dopo due o tre giorni il bambino è guarito e può tornare a casa. Ovvio che la vaccinazione contro il rotavirus abbia una priorità bassa per chi deve gestire le risorse sanitarie a livello nazionale”.

Anche la varicella è estremamente diffusa, perché molto contagiosa. Ogni anno ne vengono segnalati circa 500.000 casi in Italia. “È una malattia benigna, che ha complicanze serie solo in una minoranza di casi. In quest’eventualità, però, le conseguenze possono essere gravi: encefalite, disturbi neurologici, danni cutanei importanti. Complessivamente, quindi, è più pericolosa del rotavirus e i benefici della vaccinazione di massa sono maggiori”, spiega il pediatra.

L’influenza colpisce ogni anno dal 15 al 30% della popolazione pediatrica italiana. “Comporta conseguenze serie per una percentuale elevata di bimbi, soprattutto i più piccoli”, prosegue Principi. “Inoltre, attraverso i bambini il contagio si diffonde nelle famiglie e colpisce anche i parenti anziani e più vulnerabili alle complicazioni. Un’estensione della vaccinazione anti-influenzale a tutta la popolazione pediatrica e non solo ai bimbi a rischio sarebbe sicuramente vantaggiosa per l’intera società”. Infine, l’importanza dei vaccini contro lo pneumococco e il meningococco C è riconosciuta dagli esperti del Ministero della Salute. L’offerta gratuita, però, è limitata solo ad alcune regioni. “Circa la metà dei bambini è immunizzata contro queste due batteri”, dice il pediatra, “ma la loro distribuzione è disomogenea”.

Con i vaccini possiamo dire stop a…

  • Il meningococco C, o Neisseria meningitidis, è uno dei microrganismi responsabili della meningite batterica, un’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello. Nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta e può avere esito fatale. Esistono diversi ceppi di meningococco. Nel nostro Paese quelli più diffusi sono il meningococco B e il C. Attualmente è disponibile un vaccino solo per prevenire le infezioni da meningococco C.
  • Lo Pneumococco, o Streptococcus pneumoniae, è uno degli agenti responsabili della meningite batterica. Può causare anche polmonite e infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. In Italia sono disponibili due vaccini, uno attivo contro sette ceppi, l’altro contro 23 ceppi di pneumococco.
  • Il Rotavirus è la più comune causa di gastroenterite tra i bambini di età inferiore ai cinque anni. In Italia colpisce di solito nei mesi invernali, tra novembre e marzo. Provoca febbre, vomito e diarrea. Nei casi più gravi (in media uno su 40), se la diarrea è acuta e porta a disidratazione, è necessario il ricovero in ospedale. In Italia sono disponibili due vaccini che immunizzano contro i ceppi più diffusi di rotavirus. Si somministrano per via orale a partire dalla sesta settimana di vita. Uno dei due richiede due dosi, l’altro tre, a distanza di un mese l’una dall’altra.
  • La Varicella è una malattia esantematica che provoca febbre e la comparsa di vescicole, che di norma scompaiono entro 7-10 giorni. Le sue complicanze più temibili, l’encefalite e la polmonite, sono rare e si manifestano più spesso se a contrarre l’infezione è un adolescente o un adulto. Il vaccino si somministra per via intramuscolare in una singola dose nei bambini fino a 12 anni e in due dosi dai 12 anni in poi.

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