Lavaggi nasali, tutte le accortezze per eseguirli bene

04 giugno 2019

Lavaggi nasali, tutte le accortezze per eseguirli bene

Sono consigliati nei primi mesi di vita del bimbo per garantire una corretta igiene e favorire la respirazione

Lavaggi nasali, tutte le accortezze per eseguirli bene

I lavaggi nasali sono un’operazione che tutte le mamme si trovano ad affrontare. Si tratta di una pratica non sempre gradita ai piccoli, ma di grande efficacia. Parola di esperto: ne abbiamo parlato con la professoressa Elena Chiappini, pediatra e infettivologa dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Che cosa sono?

“I lavaggi nasali sono vere e proprie azioni di pulizia della cavità nasale del piccolo: servono per liberarla, con l’azione meccanica dell’acqua che scorre, dal muco che, aderendo alle mucose, ‘immobilizza’ le ciglia deputate a difendere il nostro organismo dagli agenti esterni”, spiega la professoressa. Se queste speciali ciglia vibratili non possono muoversi liberamente, non sono più in grado di espellere i patogeni e si crea quella tipica situazione di congestione che affligge i bambini, specie se piccolissimi, anche per tanti mesi all’anno.

Lattanti, sorvegliati speciali

Tenere le cavità nasali pulite e sgombre è più importante che mai con i più piccoli. “Per i bambini fino a 6-9 mesi è fondamentale una cura speciale, anche in assenza di muco biancastro o giallo”, raccomanda la pediatra. Questo perché l’anatomia dei bimbi di questa età è particolare: respirano sempre con il naso. “A differenza di quanto accade nei bambini più grandicelli e negli adulti, la via aerea e quella digestiva non comunicano. Ognuno dei due canali è deputato a una funzione: respirando però solo con il nasino, se questo è anche minimamente ostruito, la nutrizione diventa difficoltosa, perché è come se sperimentassero un senso di apnea mentre poppano”.

Anche senza raffreddore

La cura del nasino dei lattanti è, quindi, della massima importanza e sarebbe una buona abitudine ripetere i lavaggi nasali almeno 2-3 volte al giorno, anche in assenza di raffreddore, in modo da liberare il naso e favorire la respirazione durante questo prezioso momento. Una buona igiene nasale, però, è fondamentale anche crescendo: per il bambino, maturare questa sana abitudine sin da piccolissimo sarà utile anche da ragazzo e poi da adulto, soprattutto nei soggetti allergici o in caso di forte raffreddore.

Quale soluzione scegliere?

I lavaggi nasali si effettuano con soluzione fisiologica: si tratta di acqua e sale, fondamentalmente. “In condizioni di congestione nasale ‘normale’, quindi per raffreddori lievi o in caso di rinite allergica, si utilizza quella isotonica, che ha la stessa concentrazione di sale naturalmente presente nel nostro organismo”, spiega la professoressa Chiappini. I flaconi di soluzione fisiologica in vendita in farmacia possono rimanere aperti anche una settimana: “Non si richiede che la soluzione sia sterile, ma naturalmente è meglio usarla quando la confezione è aperta da non troppo tempo e, quindi, integra nella sua composizione”.

Esiste, però, anche la soluzione ipertonica: “Ha una concentrazione di sale maggiore ed è indicata in caso di sinusiti, otiti, riniti più persistenti”, spiega l’esperta. È un po’ meno delicata dell’isotonica con le mucose nasali e, per questo, l’utilizzo va limitato. “Meglio non superare le 2 settimane continuative e le 2 somministrazioni al giorno”, consiglia la pediatra. La soluzione ipertonica può essere un aiuto anche perché agisce, in piccola misura, sulla composizione del muco: “Aiuta l’organismo a ripristinarne le qualità di viscosità ed elasticità ottimale”, spiega la professoressa. “Così, il muco diventa meno compatto, e, quindi, svolge al meglio la propria funzione con le mucose del bambino”.

Gli strumenti per eseguire i lavaggi nasali

Le soluzioni si “spruzzano” nel naso utilizzando strumenti diversi. “Il più semplice è una siringa senz’ago, con la quale si prelevano 5-10 ml di liquido dal contenitore, per poi instillarlo nel naso del bambino”. Può essere consigliato riscaldare la siringa sotto l’acqua calda per 10-15 secondi prima del lavaggio, in modo che sia effettuato con soluzione tiepida. Il mercato offre, poi, una serie di variazioni sul tema, maneggevoli ma ovviamente più costose del “kit fai da te”: ci sono i flaconcini monouso di soluzione fisiologica sterile oppure, di ultima generazione, pompette che sfruttano la pressione per direzionare l’acqua nel naso.

Le soluzioni fisiologiche si trovano in commercio anche sotto forma di spray: “In questi casi, però, meglio chiedere consiglio al pediatra, perché il getto potrebbe essere un po’ troppo forte per i lattanti e la temperatura della soluzione troppo fredda”, precisa la professoressa. Altri dispositivi sono le docce nasali micronizzate, che si collegano all’aerosol e permettono di fare vere e proprie docce nasali: sono efficaci perché la soluzione fisiologica raggiunge direttamente la cavità nasale, ma hanno lo svantaggio di richiedere un po’ più di pazienza al bambino perché la somministrazione è più lenta e rumorosa.

Come si praticano?

L’operazione lavaggio segue una dinamica ben precisa: “Il piccolo viene sdraiato, a pancia in su, con la testa reclinata da una parte. L’acqua viene introdotta delicatamente nella narice che rimane più verso l’alto, inclinando la siringa a 90 gradi rispetto al volto del bimbo, diretta verso l’orecchio opposto. La stessa sequenza si ripete al contrario con l’altra narice. Questa è la posizione ideale per i bambini piccoli e per quelli che accettano serenamente i lavaggi anche una volta cresciuti. In seguito, questa operazione va fatta con il bambino in piedi: “Solitamente si utilizza il lavandino come appoggio. Il bambino sta con la testa inclinata da una parte e si procede con la prima narice, quella che rimane più in alto, per poi ripetere il tutto con l’altra”.

Come capire se sono stati fatti correttamente?

Il segno che l’operazione è stata ben eseguita è l’acqua che fuoriesce dalla narice opposta a quella in cui è stata instillata: questo significa che ha attraversato per intero la cavità nasale e la faringe e che ha fatto il suo “dovere” ripulendole. “Ma la mamma non deve preoccuparsi troppo se non ha eseguito il lavaggio perfettamente: potrà essere al massimo meno efficace, ma mai pericoloso”, rassicura l’esperta. “Noi pediatri raccomandiamo con forza i lavaggi nasali proprio perché non hanno controindicazioni”. Niente paura anche su un altro fronte: “Spesso le mamme si preoccupano di far soffrire il bambino con questa operazione che può essere un po’ fastidiosa: pensiamo, però, che su di loro provoca la stessa sensazione di un tuffo in piscina o al mare”.

Acqua di mare, che sollievo!

Proprio il mare, per lo stesso principio, è un ottimo rimedio contro i disturbi delle vie aeree: “I bambini, specialmente quelli che soffrono di ipertrofia adenoidea, traggono sempre giovamento dai bagni in mare”. Immergersi nell’acqua, purché pulita, è un toccasana perché consente ai bimbi di beneficiare dell’azione pulente dell’acqua salata.

Parola d’ordine: soffiare

Per finire, una consolazione: il problema del nasino ostruito, e quindi la necessità di lavaggi continui, non è eterno. “Quando il bambino impara a soffiarsi il naso, i problemi legati alla congestione nasale si riducono”, spiega la professoressa del Meyer. Un trucco per aiutarlo a imparare? “Possiamo dirgli di immaginare di soffiare delle candeline con il naso, oppure di far finta di gonfiare un palloncino nello stesso modo”. E quando avrà imparato, un’accortezza per rendere il gesto più “potente” – e quindi più efficace – è quella di soffiare una narice per volta, tappando l’altra: così aumenta la pressione e, dunque, la forza di espulsione del muco.

 

di Benedetta Strappi

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