Sicurezza del latte vaccino nel neonato

09 febbraio 2017

Latte vaccino? Per il neonato no!

Sicurezza del latte vaccino: gli esperti sono concordi nel dire che sotto l'anno di età non è adatto e può persino rappresentare un rischio. Poi la scelta va valutata in base al caso specifico

Latte vaccino? Per il neonato no!

È un vero e proprio alimento, e non una semplice bevanda. Contiene infatti molte sostanze utili, prime fra tutte le proteine, i “mattoni” che servono all’organismo per crescere e rinnovare i tessuti. Ma anche grassi, che forniscono energia, e calcio, il maggior costituente del nostro tessuto osseo e dei denti. Ma il rischio è che non sia equilibrato sotto il profilo nutrizionali nelle prime fasi di vita. E anche l’aspetto igienico va attentamente considerato quando si parla di latte crudo Ecco cosa sapere in tema di sicurezza del latte vaccino nei primi 1000 giorni di vita.

Sicurezza del latte vaccino: da che età?

“Il latte vaccino non va somministrato prima dei 12 mesi di vita”, risponde Giorgio Donegani, nutrizionista, presidente della Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare. “Il latte è un alimento specie-specifico, cioè ogni specie animale lo produce in base alle esigenze dei propri piccoli. Il latte vaccino è il miglior alimento per il vitello, ma contiene troppe proteine, grassi saturi e sali minerali per risultare adatto a un bimbo di pochi mesi.

E non è indicato almeno fino all’anno d’età, quando il suo intestino raggiungerà quella maturità che gli consente di assimilare senza problemi i diversi principi nutritivi. Nei più piccoli, l’ingestione abituale di latte vaccino può produrre addirittura micro-emorragie a livello della parete intestinale, arrivando ad accentuare eventuali carenze di ferro. Questo vale anche per i bimbi che sembrano gradire il latte, senza che in apparenza si manifestino problemi”.

E se invece il latte non piace? “Si può sostituire il latte vaccino con yogurt”, suggerisce il pediatra Andrea Vania. “Avendo un maggior potere saziante, può essere usato in dosi minori rispetto al latte: 125 g di yogurt saziano all’incirca come 250 ml di latte vaccino”.

Intero, scremato, alla spina: quale scegliere?

Il latte da utilizzare, in teoria, sarebbe quello intero, perché un bambino piccolo ha bisogno di maggiori quantità di grassi rispetto all’adulto. Però occorrerebbe diluirlo con acqua a causa dell’apporto di proteine comunque troppo elevato. “In realtà, il discorso è ben più complesso”, spiega Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma.
“Diluendo il latte, infatti, si scende anche a metà della quota calorica e di quella lipidica e dunque, dopo la diluizione, andrebbe reintegrato almeno con zucchero: 1 cucchiaino (5 g) ogni 100 ml del totale.

E anche i grassi andrebbero reintegrati usando, ad esempio, olio extravergine di oliva. Per tutte queste ragioni è preferibile l’uso di un latte di crescita, che è già idoneo avendo quote appropriate di carboidrati, lipidi e proteine”. Oggi, poi, sono sempre più diffusi i distributori di latte crudo alla spina. “Il sapore è  ‘naturale’ e il prezzo contenuto, ma occorre massima cautela: il ministero della Salute consiglia di sottoporlo a bollitura prima di consumarlo. Una misura addirittura indispensabile per i bimbi e in gravidanza”, avverte il nutrizionista Giorgio Donegani.

Quale latte in caso di allergia?

“Il latte di riso è sicuro sotto il profilo della tollerabilità, ma occorre orientare la scelta su formule specifiche per la prima infanzia, arricchite di aminoacidi essenziali”, spiega il nutrizionista Giorgio Donegani. “Il latte di riso normale non è un vero sostituto di quello vaccino, rispetto al quale ha una composizione più povera. Ottenuto da riso, acqua, olio e sale, il latte di riso contiene molti carboidrati facilmente assimilabili, ma poche proteine: neanche mezzo grammo in un etto di latte, contro i 3 grammi abbondanti del latte vaccino.

Anche il calcio scarseggia, benché il latte di riso sia spesso arricchito artificialmente di questo minerale. Gradevole nel gusto e rinfrescante, è un’ottima bevanda energetica, ma a colazione è bene cercare alternative diverse. Se il bambino soffre di un’intolleranza al lattosio, la soluzione sono i latti “delattosati”. Se invece i problemi riguardano la componente proteica, si possono provare, in alternativa, il latte di soia o quello di capra.

Latte e biscotti: un pasto completo?

Non sono pochi i bambini che, a un anno compiuto, accettano solo latte e biscotti, rifiutando le pappe. Cosa fare? “A quell’età un bimbo può crescere anche solo con latte e biscotti”, rassicura Andrea Vania. “Il pediatra dovrà naturalmente valutare il tipo di latte e di biscotti e la loro quantità. Per fare un esempio, se un bambino prende – al posto delle pappe – un litro di latte vaccino al giorno, avrà una carenza di ferro, ma assumerà più del doppio del suo fabbisogno giornaliero di sole proteine e, tra latte e biscotti, una quantità di calorie adeguata; se invece sta utilizzando un latte di crescita, sarà ‘coperto’ sia per quanto riguarda il ferro sia per le calorie, e assumerà una quantità ancora un po’ eccessiva, ma quasi adeguata, di proteine.

Occorre tenere presente, però, il vero significato dello svezzamento: educare il bambino alla dieta dell’adulto, portandolo con pazienza da un’alimentazione solo lattea a una variata. Si può quindi iniziare a ridurre le quantità di latte ed eliminare i biscotti, che non sono necessari. A pranzo e cena, poi, l’offerta dovrà indirizzarsi verso cibi più prossimi a quelli degli adulti, ovviamente senza sale aggiunto e con preparazioni adatte ai gusti in formazione del bimbo. Se l’offerta c’è, la scelta di mangiare o meno è tutta del bambino: se non mangia… mangerà! L’importante è non fornire alternative, perché educare a un’alimentazione corretta significa anche insegnare che, se la mamma mette qualcosa in tavola, oggi c’è solo quello. Forse sembrerà un atteggiamento un po’ duro, ma è l’unico che sortisca risultati reali”.

Biberon prima della nanna: è consentito?

“Non va vietato, perché per il bimbo ha un valore prima di tutto rituale ed emotivo in quanto coccola, ma non deve diventare un’abitudine”, dice Andrea Vania. “20-30 cc di latte non sono nutrizionalmente dannosi e possiamo concederli, se sono indispensabili a favorire l’addormentamento. Occorre, però, limitare le dosi, per non esagerare con l’introduzione di proteine, già fornite dagli altri pasti. E, progressivamente, il bambino andrà ‘svezzato’ anche dal biberon”.

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