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04 settembre 2018

La pertosse si sconfigge con il vaccino

Più il bimbo è piccolo, in particolare nel primo anno di vita, maggiore è il rischio che si verifichino serie complicanze. Ecco come proteggerlo dall'infezione in maniera efficace

La pertosse si sconfigge con il vaccino

È una di quelle malattie che fa ancora paura. La pertosse continua a circolare ed è molto pericolosa per i bambini più piccoli, nei primi mesi di vita. Eppure una soluzione c’è. Per evitare il rischio contagio, basterebbe che tutte le mamme si vaccinassero in gravidanza, come d’altronde è già raccomandato anche nel nostro Paese dal gennaio 2017. E che grandi e piccoli eseguissero i richiami previsti ogni 10 anni.

I rischi più gravi sotto l’anno d’età

Gli ultimi due casi nel bergamasco, questa estate: due neonate morte di pertosse, prima ancora dell’appuntamento vaccinale del 3° mese. Ma i casi di ricoveri per questa terribile malattia sono molti di più. All’ordine del giorno negli ospedali italiani. “I dati più recenti indicano più di 100 decessi all’anno in Europa nella fascia d’età 0-4 anni, ma di certo si sa che la mortalità per pertosse si concentra nel primo anno di vita”, sottolinea Susanna Esposito, professore ordinario di Pediatria presso l’Università degli Studi di Perugia e presidente della World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders (WAidid). “La protezione del vaccino inizia due settimane dopo la seconda dose, che si effettua intorno ai 5 mesi: fino a quell’età i bambini sono esposti al rischio di contrarre il batterio della pertosse, che purtroppo circola ancora a causa di una copertura vaccinale non ottimale”.

Perché vaccinarsi nei 9 mesi di gravidanza

Sono spesso le mamme a contagiare i loro bambini. Perciò è molto importante che siano loro a vaccinarsi in gravidanza, nel secondo o nel terzo trimestre. Un vaccino previsto dal calendario nazionale e offerto gratuitamente dal servizio sanitario, che si è dimostrato sicuro sia per la donna sia per il feto. “In questo modo gli anticorpi materni passano attraverso la placenta e, alla nascita, proteggono il neonato fino a quando non sarà sottoposto al ciclo vaccinale”, spiega Susanna Esposito. “Molti centri vaccinali e molti ginecologi non ne sono però informati e non lo propongono attivamente alle loro pazienti”. Secondo una recente ricerca italiana, solo il 35% delle mamme sa che i bambini sotto l’anno d’età sono quelli che corrono i rischi più gravi in caso di pertosse. E soltanto al 3,5% è stato suggerito il vaccino in gravidanza, che protegge i più piccoli anche contro il rischio di contagio da parte di altri familiari.

Ma l’immunità non è per sempre

Il “brutto” della pertosse è che l’immunità non dura per sempre, nemmeno in caso di malattia naturale. Quindi, non solo è necessario completare il ciclo vaccinale nel primo anno di vita con le 3 dosi dell’esavalente, che comprende l’anti-pertosse, ma è anche fondamentale che si eseguano i richiami a 5-6 anni e a 12-15 anni, con il vaccino tetravalente contro difterite-tetano-pertosse-polio, e che poi ognuno continui a effettuare i richiami previsti ogni 10 anni con il vaccino trivalente contro difterite-tetano-pertosse. Cosa che gli adulti e gli anziani non fanno. E il batterio continua a circolare. “La risposta anticorpale dura tra i 5 e i 10 anni, non di più”, precisa Susanna Esposito. “Tanto che la ricerca sta cercando di mettere a punto un vaccino con un’efficacia più persistente nel tempo, ma siamo ancora a livello sperimentale”.

Può essere scambiata per bronchiolite

La pertosse è una malattia infettiva di origine batterica contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis. Si trasmette come un comune raffreddore e nei bambini molto piccoli spesso viene scambiata per bronchiolite. “I sintomi possono essere sfumati e aspecifici. Spesso nei neonati e nei lattanti la pertosse si manifesta con crisi di apnea”, spiega Susanna Esposito. “In caso di sospetto è necessario il ricovero e la diagnosi si esegue tramite un esame di laboratorio su secrezioni respiratorie, in cui il batterio viene cercato con tecniche di biologia molecolare”. Per evitare un rischio simile, molto meglio prevenire la malattia con il vaccino materno.

 

di Chiara Sandrucci

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