Inserimento al nido: quali permessi? | Io e il mio bambino

15 settembre 2011

Inserimento al nido: quali permessi?

Inserimento al nido: quali permessi?

Gradualità e tranquillità: sono queste le parole d’ordine per l’inserimento al nido. Molti asili chiedono ai genitori fino a due settimane di accompagnamento prima di lasciare i figli per il turno completo. Dal punto di vista del bambino è sicuramente l’approccio migliore, ma anche per la mamma è rassicurante, anche se ci vuole una buona organizzazione per riuscire a gestire nido, bambino e lavoro.

Non esistono, infatti, permessi specifici per seguire l’inserimento all’asilo dei figli (tranne qualche ora concessa in alcuni tipi di contratti), ma i genitori possono usufruire del congedo parentale facoltativo, utilizzabile fino agli 8 anni del bambino. Si tratta di dieci mesi complessivi di permesso per entrambi i genitori (che diventano 11 se il padre si astiene per almeno 3 mesi dal lavoro): massimo 6 per la mamma, 7 per il papà. “L’aggettivo facoltivo”, spiega Claudia Loro della Cgil Trentino, “non è relativo al datore di lavoro che, al contrario, è obbligato a concedere queste giornate di permesso, ma si riferisce alla libertà dei genitori di usufruirne o meno. Il vero problema, infatti, è la retribuzione: non tutte le coppie possono permettersi di restare per tanto tempo con uno stipendio ridotto o addirittura senza”. Il congedo parentale è pagato al 30% per i primi 6 mesi e fino ai 3 anni del bambino, dopodiché non è prevista nessuna indennità, tranne per alcune situazioni particolari.

Non è obbligatorio spiegare al datore di lavoro perché si richiede il permesso, basta avvisare l’azienda e l’Inps almeno 15 giorni prima del periodo in cui si vuole usufruire del congedo che può essere continuativo o frazionato sugli 8 anni e che può essere utilizzato contemporaneamente da entrambi i genitori. La legge non prevede un periodo minimo, ma richiede che tra un permesso e l’altro ci sia la reale ripresa del lavoro, anche per un giorno soltanto. Dice la consigliera di parità della Regione Lombardia, Maria Teresa Coppo Gavazzi: “Fino ad ora non mi è mai capitato il caso di una mamma a cui sia stato rifiutato il congedo parentale, nemmeno nelle piccole realtà. Parlando di inserimento al nido è chiaro che è conveniente per un’azienda permettere alla donna di seguire i primi giorni d’asilo, in modo che poi si possa concentrare sul lavoro”. Resta il fatto che molte donne esauriscono i 6 mesi di congedo prima dell’inizio del nido: in questi casi l’unica soluzione è ricorrere alle ferie o ai normali permessi. Il consiglio, quindi, è di fare l’inserimento prima di rientrare al lavoro o di conservare un paio di settimane di congedo da utilizzare al momento dell’inserimento.

di Monica Gabrielli

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