Influenza, come affrontarla. Le indicazioni del pediatra

17 dicembre 2019

Influenza, come affrontarla

La circolazione dei virus influenzali si sta intensificando e già quasi un milione di persone, soprattutto bambini, sono state colpite. Ecco come alleviare i disturbi e favorire la convalescenza

Influenza, come affrontarla

Puntuale come ogni inverno, l’influenza stagionale ha raggiunto anche il nostro Paese, portando con sé febbre, malessere generale e infiammazioni delle vie respiratorie. Ma come affrontare questo fastidioso malanno di stagione se non si è provveduto per tempo alla vaccinazione? Quali cure sono necessarie e quali accorgimenti possono favorire la guarigione del bambino? Vediamo insieme come alleviare il disagio e ridurre il rischio di recidive e complicazioni.

Come riconoscere l’influenza?

Raffreddore, tosse e mal di gola sono problemi frequenti nei mesi invernali, soprattutto per i piccoli che frequentano l’asilo nido o la scuola dell’infanzia e sono quindi più esposti al rischio di contagio. Ma come distinguere queste forme parainfluenzali dall’influenza? “I sintomi sono sovrapponibili, ma l’influenza è un’epidemia stagionale: l’infezione si diffonde, in genere, tra dicembre e febbraio”, spiega Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. I segnali per riconoscere il disturbo sono: febbre, naso che cola, mal di gola, tosse, astenia, ovvero una sensazione di intensa stanchezza, e spesso dolori osteo-muscolari. In alcuni casi, sono presenti anche vomito e diarrea. Se non si verificano complicanze, l’influenza si risolve spontaneamente nell’arco di 5 giorni circa”.

Bisogna sempre contattare il pediatra?

“Una visita pediatrica può essere motivata principalmente da uno di questi tre fattori: se il bimbo ha meno di un anno, se i sintomi persistono oltre i 5-7 giorni o se sono presenti sintomi importanti, come pianto inconsolabile e prolungato oppure flebile, scarsa reattività, difficoltà respiratorie o comportamento significativamente diverso dal consueto”, risponde l’esperto. “In ogni caso, quando si manifestano i sintomi dell’influenza, un contatto telefonico con il pediatra è sempre consigliato”.

Occorre ricordare, quindi, che con i bambini più piccoli si dovrà prestare maggiore attenzione: sotto l’anno di vita, è necessaria la supervisione del pediatra, che vigila sull’evolversi del disturbo. Se il bebè ha un’età inferiore ai 3 mesi, in presenza di febbre si valuterà la necessità di un ricovero in ospedale.

Influenza, le cure per affrontare la fase acuta

Nelle forme di influenza senza complicazioni non sono necessarie terapie particolari, ad eccezione dell’antipiretico (i principi attivi indicati sono il paracetamolo e l’ibuprofene), da somministrare se la temperatura raggiunge o supera i 38,5°.

Se il bimbo ha anche il raffreddore, si dovranno effettuare lavaggi nasali con soluzione fisiologica. In caso di tosse molto intensa, il pediatra valuterà l’utilità di un’aerosolterapia, per alleviare l’infiammazione delle vie respiratorie.

In assenza di complicazioni non si deve ricorrere a terapie antibiotiche, la cui efficacia riguarda esclusivamente le infezioni di origine batterica. Quando il bimbo ha una patologia virale, ovvero causata da un virus, come nel caso dell’influenza stagionale, il suo sistema immunitario è in grado di debellare autonomamente gli agenti responsabili dell’infezione. Se però si verificano complicanze, ad esempio una polmonite, il pediatra prescriverà una terapia mirata.

Se il bimbo ha le convulsioni

Talvolta, con la febbre alta, può presentarsi anche una crisi convulsiva. Si tratta di un disturbo che causa grande spavento ai genitori perché si manifesta con sintomi come perdita di conoscenza, muscoli irrigiditi e contratti, gambe e braccia scosse da movimenti involontari. In realtà, le convulsioni febbrili semplici (ovvero non conseguenti a una patologia epilettica o neurologica) sono una condizione benigna, che non comporta rischi per la salute del piccolo e non richiede particolari trattamenti terapeutici o preventivi.

“Le convulsioni febbrili possono presentarsi in soggetti predisposti e non sono direttamente collegate all’influenza stagionale, ma al rialzo della temperatura corporea, cioè alla febbre”, spiega Alberto Villani. In pratica, il cervello del bambino risponde allo stimolo della febbre contraendo e irrigidendo i muscoli. Dato che questa reazione è legata all’immaturità del sistema nervoso, l’eventualità di una crisi convulsiva diminuisce progressivamente con la crescita, fino a scomparire del tutto dopo il sesto compleanno. “Se si tratta del primo episodio, è bene portare comunque il bambino al Pronto Soccorso, anche quando la crisi è passata, perché vengano eseguiti i controlli necessari. Le probabilità di recidive sono peraltro limitate e, nella quasi totalità dei casi, le convulsioni non sono il segnale di un problema di salute e si risolvono spontaneamente con la crescita”.

Vomito e diarrea: attenzione all’idratazione

Se il bambino con l’influenza presenta questi sintomi, l’indicazione fondamentale è di evitare che si disidrati. Per reintrodurre i liquidi persi, nei primi mesi di vita è sufficiente, in genere, allattare spesso: le poppate, anche brevi, dovranno essere più frequenti. Ai grandicelli, invece, è indispensabile offrire da bere molto spesso, a piccoli sorsi, eventualmente dati con il cucchiaino.

In ogni caso, è opportuno consultare il pediatra, che valuterà l’opportunità di somministrare al bimbo soluzioni reidratanti e che terrà sotto controllo l’evoluzione della malattia e il benessere del piccolo.

Riposo, frutta e verdura per guarire più in fretta

Quando il bimbo ha l’influenza, ci sono accorgimenti da seguire per favorire la guarigione ed evitare il rischio di recidive?

“Il bambino dovrà restare a casa a riposo”, spiega Alberto Villani. “Per il rientro all’asilo, è meglio attendere che la febbre sia scomparsa da un paio di giorni.

In genere, con l’influenza l’appetito diminuisce, ma è bene che il piccolo mangi qualcosa e soprattutto che assuma un’adeguata quantità di liquidi, per evitare il rischio di disidratazione. In presenza di febbre, è ancora più importante che beva, magari pochi sorsi, ma molto di frequente. Per quanto riguarda il cibo, non ci sono alimenti ‘proibiti’ e non è necessaria una dieta ‘in bianco’, come si suggeriva in passato. Frutta e verdura sono particolarmente indicate perché ricche di vitamine e facilmente digeribili”.

E come regolarsi perché il piccolo con la febbre non rischi di prendere freddo? Il bimbo deve essere coperto solo quanto basta perché non avverta i brividi, ma senza esagerare per evitare il rischio che sudi.

 

di Giorgia Cozza

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