Genitori italiani: meno severi, decisamente più sereni

07 ottobre 2019

Genitori italiani: meno severi, più sereni

I bimbi hanno bisogno di tenerezza e accoglienza. Ma anche di sentirsi contenuti e rassicurati. Ecco i consigli dell'esperta per crescere figli felici

Genitori italiani: meno severi, più sereni

Alle mamme e ai papà italiani la severità non piace. Questa la conclusione a cui è giunta una recente ricerca commissionata dall’azienda My Nametags che ha messo a confronto i metodi educativi di circa 1500 genitori di diverse nazioni europee con figli al di sotto dei sedici anni di età. Ma qual è lo stile educativo migliore? Ecco i suggerimenti per crescere dei bambini sereni e sicuri di sé.

Il giusto mix tra tenerezza e autorevolezza

Secondo l’indagine di My Nametags le mamme e i papà italiani che hanno un approccio autoritario nei confronti dei figli sono soltanto il 27%. Un risultato che testimonia una nuova consapevolezza da parte dei genitori che si sono lasciati alle spalle lo stile autoritario del passato. Per sperimentare un approccio più empatico e attento alle esigenze anche emotive dei bambini.

“Attenzione, però, i figli hanno bisogno di genitori che sappiano offrire loro tenerezza e accoglienza. Senza rinunciare al proprio ruolo di guida”, sottolinea Manuela Trinci, psicoterapeuta infantile. “No al genitore amico dei figli. Sì al genitore autorevole che non rinuncia a regole e divieti, indispensabili per far sentire il bambino contenuto e rassicurato. La mancanza di limiti ha, infatti, un effetto disorientante. Il bambino non è in grado di autoregolarsi da solo. Se non può contare sulla guida di un adulto si sente smarrito, insicuro. Un bambino che può fare o avere tutto, non sa più che cosa vuole, e il risultato di un’eccessiva libertà è una grande confusione”.

I bambini? Devono essere pensati con gioia

Il segreto per crescere bambini felici? “Farli sentire amati”, considera l’esperta. “I bambini non hanno bisogno di ricevere continui regali. Non hanno bisogno di possedere tanti oggetti, hanno bisogno di sentirsi accolti. Di sapere che c’è qualcuno che pensa a loro con affetto, che desidera la loro felicità”.

E quando sono molto piccoli? Spesso i neogenitori devono fare i conti con il timore di sbagliare, l’inesperienza, la stanchezza. “Il suggerimento è di avere fiducia nelle proprie competenze genitoriali e nelle competenze del bambino”, spiega Manuela Trinci. “I bambini hanno grandi potenzialità, sono resilienti e sono in grado di far capire quello di cui hanno bisogno. Non è necessario affannarsi e neppure cercare di anticipare le loro richieste. Il bimbo ha fame? È stanco? Lo manifesterà con il pianto. Sarebbe davvero importante riuscire a vivere anche i primi tempi con serenità. E con la consapevolezza che tutto andrà bene, che si impara giorno dopo giorno, e si cresce insieme ai propri bambini”.

Un’atmosfera emotiva all’insegna della serenità

Parola d’ordine nelle varie tappe della crescita: serenità. “I bambini percepiscono lo stato d’animo dei genitori sin da quando sono piccolissimi. Quando ancora non comprendono il significato delle parole di mamma e papà, avvertono chiaramente il clima emotivo della famiglia. Sanno interpretare le espressioni del volto, il tono della voce, la postura”, sottolinea l’esperta.

“Per questo è importante approcciarsi al bambino con serenità, senza ansie, con fiducia. È proprio la fiducia del genitore che incoraggia il piccolo a sperimentare e raggiungere nuovi traguardi. Facciamo un esempio: il bimbo che inizia a gattonare. Se la mamma a parole lo incoraggia, ma in realtà è tesa e ha un’espressione preoccupata, il bambino lo avverte e si sente minacciato, fa sua la preoccupazione materna e si blocca. Viceversa, se il genitore è tranquillo, anche il piccolo lo è e si muove alla scoperta del mondo con maggior sicurezza in se stesso”.

Genitori e figli imperfetti crescono…

Ma come gestire quei momenti della crescita un po’ più impegnativi, come il periodo dei no, delle crisi di pianto, della rabbia incontrollata che in genere si manifestano verso il secondo compleanno? “Il genitore deve rapportarsi al bambino usando empatia e autorevolezza”, spiega Manuela Trinci. “È chiamato ad accogliere le emozioni forti del piccolo, mantenendo la calma. E, a seconda della situazione, aspettare che il momento di crisi passi, oppure intervenire per aiutarlo, verbalizzando per lui quello che sta provando o contenendolo fisicamente con un abbraccio”.

Non esistono ricette pronte, uguali per tutti: la mamma conosce bene il suo bambino e impara pian piano come aiutarlo. E se non ci riesce? Se qualche volta anche lei perde la calma? “Ricordiamo che i genitori non sono perfetti e va bene così, neanche i bambini lo sono”, rassicura Manuela Trinci. “I primissimi anni dell’infanzia sono il periodo dell’accordaggio: come si accordano gli strumenti musicali prima di suonare, così genitori e figli imparano a conoscersi e relazionarsi. In una parola: si cresce insieme”.

Una crescita all’insegna della lentezza

Oggi siamo spesso di corsa, tra impegni lavorativi e incombenze quotidiane, i ritmi di vita si fanno serrati. Il suggerimento, quando possibile, è quello di rallentare. “Proviamo a vivere gli anni della crescita con più calma, godendoci l’attimo, trovando dei momenti da dedicare ai nostri bambini”, consiglia l’esperta. “Non è necessario organizzare chissà quali intrattenimenti, al contrario. È la filosofia delle piccole cose che regala più felicità: raccontiamo una fiaba, accendiamo delle candele, mettiamo una musica di sottofondo, usciamo a prendere un gelato, cantiamo insieme una canzone… Assaporiamo i momenti  trascorsi con i nostri bambini”.

E a proposito di lentezza, è bene ricordare che anche la noia è necessaria per crescere bene. “Il bambino deve avere l’opportunità di annoiarsi per poter attivare le sue risorse, la fantasia, la creatività, e riempire i momenti vuoti con idee nuove”, conclude Manuela Trinci. “La mente del bambino è come un campo: se coltivato a maggese, ovvero con dei periodi di riposo, resta produttivo, ma se sfruttato in maniera intensiva, non produce più”.

di Giorgia Cozza

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