Genitori allergici: lo sarà anche il bimbo? | Io e il mio bambino

Genitori allergici: lo sarà anche il bimbo?

Genitori allergici: lo sarà anche il bimbo?

Mamma e papà, o un fratellino maggiore, soffrono di allergie ad alcuni cibi. Si può fare qualcosa per difendere il bebè ed evitare che sviluppi il disturbo? E come procedere quando arriva il momento di introdurre le prime pappe?

Il latte di mamma lo protegge

“Un bimbo è a rischio di allergia se ha un parente di primo grado, cioè un genitore o un fratello, allergico, e addirittura ad alto rischio se lo sono entrambi i genitori”, dice Giuseppe Pingitore, pediatra allergologo della ASL Roma D. “Inoltre è considerato ad alto rischio, anche in assenza di familiarità, se fin dalle prime settimane di vita soffre di dermatite atopica, che è la prima manifestazione di malattia allergica, seguita spesso da allergia alimentare”.

Che cosa si può fare per arrestare la progressione dei disturbi e contrastare la predisposizione genetica del piccolo? “In primo luogo, se possibile, allattarlo al seno in maniera esclusiva per i primi sei mesi di vita”, risponde l’allergologo. “Il latte materno contiene fattori prebiotici che favoriscono lo sviluppo e il mantenimento di una sana flora batterica. Quest’ultima, modulando l’azione del sistema immunitario, ha un ruolo importante nell’insorgenza delle allergie. Non è invece di alcuna utilità che la neomamma che allatta si privi di alimenti ritenuti più frequentemente allergenici, come i crostacei o le noccioline. Non è dimostrato che una dieta di esclusione materna riduca il rischio di allergie alimentari nel lattante”.

 Svezzamento: come tutti gli altri bimbi…

Arriva poi l’età delle prime pappe. Spesso alle mamme dei bambini a rischio di allergia si raccomanda di attendere il compimento del primo anno di vita prima di proporre al piccolo il pesce o le uova. “In realtà, non è dimostrato che in questo modo si riduca il rischio di allergia”, osserva Pingitore. “Neppure anticipare o posticipare l’avvio dello svezzamento ha alcuna utilità. Il mio consiglio, dunque, è di svezzare il bimbo a rischio con le stesse modalità di qualunque altro bambino, facendo attenzione all’eventuale comparsa di disturbi”.

… ma occhio a sintomi sospetti

L’allergia alimentare può manifestarsi con una grande varietà di disturbi: diarrea, vomito, dolori addominali, ma anche rinite, asma e congiuntivite, fino allo shock anafilattico nei casi più gravi. “Se i genitori osservano delle reazioni all’assunzione di un alimento che possono far pensare a un’allergia, devono rivolgersi al pediatra di riferimento oppure a un pediatra specialista in allergologia, che sottoporrà il piccolo agli accertamenti necessari per una corretta diagnosi e, solo dopo, prescriverà eventualmente una dieta di esclusione”, raccomanda Roberto Bernardini, presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica.

 

di Maria Cristina Valsecchi  

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