Gelo in arrivo: come proteggere i più piccoli? | Io e il mio bambino

Gelo in arrivo: come proteggere i più piccoli?

Gelo in arrivo: come proteggere i più piccoli?

L’ondata di freddo siberiano annunciata dalle previsioni ha colpito l’Italia. Al nord si gela e la neve ha imbiancato anche diverse città del centro sud. Tanto freddo aumenta per i bimbi il rischio di contrarre infezioni?  Come fare per proteggerli?

Il parere di un grande pediatra

“Il freddo di per sé non fa ammalare”, spiega Nicola Principi, direttore della cattedra di Clinica Pediatrica I dell’Università di Milano. “L’aria fredda, però, altera le difese naturali delle vie respiratorie e le rende più vulnerabili all’attacco di virus e batteri. È importante dunque proteggere i lattanti e i bimbi più piccoli, fino a due o tre anni d’età, tenendoli il più possibile a casa o comunque in un ambiente chiuso e riscaldato finché durano queste giornate di gelo. Se proprio occorre uscire, conviene usare una sciarpetta per coprire bocca e naso del bimbo, in modo tale che l’aria si scaldi prima di arrivare alle vie respiratorie”.

Perché negare ai più grandicelli l’incanto del gioco nella neve?

Via libera, invece, ai giochi sulla neve per i più grandicelli che lo desiderano. “A partire dai tre o quattro anni d’età, i bambini corrono quando giocano all’aria aperta”, dice il pediatra. “Dunque si scaldano da soli con il movimento. Possono uscire liberamente, a patto che siano adeguatamente coperti. Poiché il freddo rallenta tutte le funzioni fisiologiche, compresa la digestione, consiglio di non portarli fuori subito dopo pranzo, se il pasto è stato abbondante, per evitare fastidi allo stomaco”.

Sì a sciarpa, guanti e creme emollienti

È importante, oltre alla sciarpa, proteggere con un paio di guantini le mani dei piccoli dal freddo, che può irritare e screpolare la loro pelle delicata, soprattutto se c’è neve e i bambini giustamente vogliono toccarla, e le loro labbra con po’ di burro di cacao. “Basta attenersi a poche regole di buon senso, senza preoccuparsi eccessivamente”, conclude l’esperto.

Articolo di Maria Cristina Valsecchi

Commenti