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01 dicembre 2016

Fuori a giocare, anche col freddo

Meglio portare il bimbo al parco, almeno per qualche ora, che restare chiusi in casa tutto il giorno

Fuori a giocare, anche col freddo

Anche in questo periodo, quando l’influenza e le malattie delle vie respiratorie sono più frequenti, ai bambini fa bene stare all’aria aperta. Il freddo, infatti, non è la causa scatenante di questi disturbi. Anzi: all’aperto il rischio di contagio è inferiore.

 

Al chiuso i germi proliferano

“Non c’è nulla da temere: l’organismo dei bambini è in grado di mantenere costante la propria temperatura, grazie ai meccanismi di termoregolazione. Soltanto con i bebè, fino ai 30 giorni di vita, e i piccoli nati pretermine, a seconda del grado di prematurità, bisogna adottare qualche precauzione in più“, premette Antonino Reale, responsabile del Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Il freddo, di per sé, non fa male, tanto che nei Paesi nordici e in Russia non si osserva un’incidenza maggiore di infezioni respiratorie. Siamo noi mediterranei, più freddolosi, che sbagliamo a chiuderci in casa, dove la carica virale è molto più elevata“. Molto meglio coprirsi bene e uscire, piuttosto che rimanere dalla mattina alla sera in ambienti caldi, dove i germi proliferano e si trasmettono facilmente attraverso starnuti, colpi di tosse e contatti con oggetti manipolati da altre persone. Proprio per questo, d’inverno la casa va arieggiata ancora più spesso del solito. Obiettivo: ridurre la carica virale, ossia il numero di virus presenti per metro cubo d’aria.

Scegli un abbigliamento “a cipolla”

Il raffreddore non è certo causato dal freddo: è soltanto ‘associato’ alla stagione invernale, trascorsa in gran parte al chiuso, dove il contagio è massimo. Quando si esce, però, è importante coprirsi nel modo corretto. “No a bambini vestiti come se fossero in Siberia quando fuori ci sono 10 gradi. Il loro abbigliamento deve essere adeguato alla temperatura esterna e a strati, in modo che possano essere svestiti e rivestiti facilmente”, avverte l’esperto. “Più che il gelo, sono gli sbalzi di temperatura a essere dannosi. Il freddo provoca vasocostrizione, e nella cute circola meno sangue per risparmiare calore. Il caldo, invece, causa vasodilatazione, il fenomeno opposto. È questo ‘shock’ termico che favorisce le infiammazioni respiratorie”. Sì a cappello e guanti, perché coprire maggiormente le estremità evita un’importante dispersione termica. Ma bando alla pigrizia: entrando e uscendo dai negozi, vanno sempre tolti e rimessi.

Le precauzioni per non “raffreddarsi”

I bambini, come gli adulti, respirano prevalentemente con il naso. Così, l’aria si riscalda prima di arrivare alle basse vie aeree. “Soltanto i piccoli che soffrono di adenoidi tengono spesso la bocca aperta”, spiega l’esperto. Con loro, quindi, meglio insistere perché tengano una sciarpa davanti alla bocca. E, per tutti, ci vuole una dieta invernale. “Per mantenere la giusta temperatura corporea, fino a 37,3° ascellare e fino a 37,8° rettale, è necessario un adeguato ‘carburante’ che produca energia termica. Si consiglia, perciò, un maggior apporto calorico e un’adeguata assunzione di liquidi“, aggiunge l’esperto. Meglio, inoltre, non uscire di casa a stomaco vuoto. E, al ritorno, occorre sempre lavarsi bene le mani con acqua e sapone: è la più importante misura di prevenzione contro le malattie infettive.

di Chiara Sandrucci  

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